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Che regione sarebbe
senza capoluogo?

Basilicata

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FORTE è la tentazione per molti di esprimere le proprie considerazioni, condivisibili o meno, sulle questioni finanziarie che in questi giorni affliggono la Città Capoluogo. Il rischio di alimentare ulteriori confusioni è rischio grande. Sono convinto che il sindaco, le forze politiche, le istituzioni favoriranno la giusta soluzione nell’interesse esclusivo e sacrosanto della città.
Esiste però un argomento e una questione che non può lasciarmi indifferente né tantomeno essere sottovalutato. E’ il rischio di un ritorno anacronistico a considerazioni che hanno animato il dibattito politico negli anni 70 e che sembrano, con argomentazioni diverse, riproporsi, non certo per caso, in queste ultime settimane. Furono all’epoca giudizi esasperati, severi non sempre veritieri, a volte strumentali che tanto e per circa venti anni hanno voluto definire la Città : un malinconico capoluogo di provincia addormentato, incapace di esprimere tensioni morali e culturali; città che fagocita, assorbe il suo territorio regionale; città egoista che accentra tutto il potere politico e istituzionale a discapito di una più ampia rappresentatività; città disarticolata che offre poco o niente ai suoi stessi cittadini e a quanti la frequentano per diversi interessi; furono gli anni in cui si assistette ad un confronto aspro fra la città capoluogo e Matera per la scelta della sede in cui ubicare un’eventuale Università; furono gli anni in cui si riacutizzò lo scontro tra Potenza e i Comuni della Val D’Agri a causa dell’approvvigionamento idrico del Capoluogo e dei suoi paesi limitrofi; Si favorì, in quel periodo, la nascita di un “ qualunquismo zonale” che si evidenziò nella richiesta strumentale di nuove province e nuovi circondari.
Lo scontro politico e l’esasperazione della conflittualità tra Potenza e in particolare la sua Provincia fu di tale portata che non permise a nessuno di considerare che mai come in quel periodo e nei decenni precedenti la Città svolse a pieno titolo il suo ruolo di Capoluogo di Regione. La Città ebbe, infatti, la capacità di intercettare e trattenere una parte dell’emigrazione lucana e riuscì ad impedire che la regione subisse un più disastroso collasso demografico. Potenza fu chiamata ad assolvere un importante ruolo di presidio demografico che sacrificò il suo territorio e il suo assetto urbanistico nonché la qualità della vita dei suoi stessi cittadini. Quei giudizi e quei mancati riconoscimenti molto hanno nuociuto alla Città, alla sua crescita, al suo rapporto con l’intera Regione. La mia preoccupazione è che si voglia oggi, approfittando di una situazione di precarietà non solo finanziaria del Capoluogo, riproporre una conflittualità tra la Città e la sua Provincia che risulterebbe anacronistica e senza senso e che mostrerebbe il limite delle capacità di una classe dirigente. Se così fosse, e non sono portato a crederlo, la Città, più che la sua classe dirigente, non sarà disposta a subire una nuova aggressione. Quella che sembrava essere nei decenni passati una comunità dispersa, dissociata senza memoria storica ( i potentini rappresentavano solo un sesto della popolazione cittadina) ha recuperato il senso di appartenenza ad una nuova e più convinta identità che lascia ben sperare. Nessuna preoccupazione per un inutile e anacronistico campanilismo; al contrario le nuove generazioni sanno di essere cittadini di un Capoluogo che impone loro l’obbligo di farsi carico di una comunità che va oltre le mura della loro Città. Potenza sarà capace di contrapporsi a quanti guardano alla Città con diffidenza e che a volte sperano sia ridotto il più possibile il suo peso nella vita pubblica e istituzionale. Ma le nuove generazioni sono convinte pure che il Capoluogo può essere riconosciuto tale per la capacità della sua classe dirigente e per la buona e trasparente amministrazione della cosa pubblica. Oggi alle comunità della nostra Provincia la Città chiede di partecipare ad un confronto che ridefinisca, alla luce delle vecchie e nuove emergenze, il nuovo ruolo del Capoluogo. Tutto si potrà fare nella convinzione più assoluta che una Regione senza capoluogo è una Regione senza anima e dal futuro incerto.

*componente Assemblea Regionale Pd di Basilicata

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