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Un dibattimento a tappe forzate
Per le spese pazze in Regione udienze ogni due settimane

Basilicata

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POTENZA - Udienza rinviata al 6 febbraio per un difetto di notifica. Di lì in poi, però, appuntamento ogni due settimane fino a luglio. E’ quasi certo che non basterà per chiudere il dibattimento prima della pausa estiva, ma con la marcia impressa dal Tribunale il processo per le spese pazze del Consiglio regionale rischia di chiudersi molto prima di quanto ci si aspettasse.
E’ ripreso ieri mattina il processo per i 32 consiglieri regionali, ex consiglieri più un ex assessore esterno rinviati a giudizio a maggio con l’accusa di falso e peculato nella gestione dei rimborsi per le spese di rappresentanza e l’attività politica dei gruppi tra il 2010 e il 2011.
La prima udienza davanti ai giudici del collegio presieduto da Lucio Setola si è conclusa con l’acquisizione delle liste dei testimoni indicati da accusa e difesa, e la convocazione dei primi 4. Ma perché sfilino nel Palazzo di giustizia tutti e 400, 100 quelli del pm Francesco Basentini, più una decina a testa in media per ciascun imputato, potrebbero volerci anni. Per questo è stato già deciso un calendario di udienze a cadenza bisettimanale. Una marcia a tappe forzate come quella che di solito viene imposta ai processi a rischio prescrizione.
Nell’ambito dell’inchiesta condotta da finanza, carabinieri e polizia coordinati dai pm Francesco Basentini e Sergio Marotta, di recente sostituito da Valentina Santoro, ad aprile dell’anno scorso erano finiti due assessori in carica come Rosa Mastrosimone (Idv) e Vincenzo Viti (Pd), dimessisi subito dopo, e l’allora capogruppo Pdl Nicola Pagliuca, per cui il gip in un secondo momento avrebbe optato per un più blando obbligo di dimora lontano dal capoluogo di regione. La stessa misura è stata adottata anche nei confronti di Antonio Autilio (Idv), Paolo Castelluccio (Pdl), Agatino Mancusi (Udc), Alessandro Singetta (Misto), Mario Pici (Pdl) - il solo per cui lo stesso Spina avrebbe avuto un ripensamento sull’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza - , Mario Venezia (FdI) e Rocco Vita (Psi), più un ex come Vincenzo Ruggiero (Udc). Mentre per Franco Mollica (Udc) e altri quattro consiglieri della scorsa legislatura, Antonio Flovilla (Udc), Innocenzo Loguercio (Psi), Antonio Potenza (Pu) e Antonio Tisci (Pdl) è stato disposto il sequestro sui conti corrente delle somme contestate.
Oltre ai 16 destinatari dell’ordinanza di misure cautelari, chieste soltanto per chi è accusato di di essersi intascato in maniera indebita oltre 5mila euro, ci sono quelli a cui vengono contestate somme inferiori come Vito De Filippo (Pd), ex presidente della Giunta regionale e attuale sottosegretario alla salute, e il governatore Marcello Pittella. Alcuni consiglieri ancora in carica come Mollica, ossia Nicola Benedetto (Cd) e Michele Napoli (FI). Più una sfilza di ex: Luca Braia (Pd), Roberto Falotico (Udc), Giuseppe Dalessandro (Pd), Antonio Di Sanza (Pd), Franco Mattia (Pdl), Pasquale Robortella (Pd), Luigi Scaglione (Pu), Gennaro Straziuso (Pd), Pasquale Di Lorenzo (Fli), Innocenzo Loguercio (Psi), Vilma Mazzocco (Cd), Giacomo Nardiello (Pdci), e Donato Salvatore (Psi).
Tra gli esempi di malcostume presi di mira dagli investigatori di carabinieri, finanza e polizia c’è una varietà di spese personali rimborsate come spese per attività politica: dall’orsetto di peluche ai cd musicali acquistati in autogrill, passando per il singolo caffè, le caramelle e prodotti da forno di ogni tipo, il noleggio di un auto in Costa Smeralda in altissima stagione, soggiorni a Ponza, settimane bianche, pernottamenti in albergo con accompagnatrici imprecisate, pranzi in Costa Azzurra o in occasione di ricorrenze familiari tipo il compleanno del coniuge, la finitura e la levigatura del parquet in alcuni locali privati, i mignon di domenica, il cenone di capodanno e il pranzo di ferragosto. Poi ci sono i collaboratori “fantasma” che hanno smentito di aver ricevuto le somme dichiarate nei contratti depositati, o di aver mai lavorato per il consigliere in questione, oppure - in un caso - hanno ammesso di averlo fatto ma all’insaputa del marito che di quel dubbio rapporto di lavoro non sapeva nulla, né avrebbe dovuto saperlo. Quindi una montagna di fatture e scontrini ritoccati con l’aggiunta di un numero a penna a destra o a sinistra dell’importo originale: a volte aggiungendo 300 euro, e a volte soltanto 2. Schede benzina “gonfiate”, fatture fotocopiate e rimborsate più volte, altre per spese già rimborsate con le indennità di missione, altre per spuntini in varie parti d’Italia allo stesso momento e altre ancora per francobolli disconosciute da chi dovrebbe averle emesse.
Oltre al processo appena approdato a dibattimento, restano di fronte al gup le accuse nei confronti del presidente di Acquedotto lucano Rosa Gentile. Mentre sono ancora in corso le verifiche sui rimborsi erogati nel 2009, da cui sarebbero già emersi casi molto simili a quelli scoperti negli anni successivi.

l.amato@luedi.it

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