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Sblocca Italia
Articolo 38, Margiotta ci prova con un odg

Basilicata

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PER dirla con le parole del presidente del Consiglio, Piero Lacorazza, al Senato - dove ieri è approdato lo Sblocca Italia (all’analisi delle commissioni congiunte Ambiente e Lavori pubblici) - «the show must go on». A essere protagonista di questa nuova fase dell’iter legislativo del decreto che sta per essere convertito in legge, ci sta provando il senatore del Pd, Salvatore Margiotta. Peccato, però, che lo spazio di manovra sia molto limitato. Sono tre gli emendamenti che il senatore aveva presentato ieri mattina. Di cui, il più rilevante, quello relativo all’articolo 38 e, quindi, alla procedure per la Valutazione di impatto ambientale. La modifica proposta dal vice presidente della Commissione vigilanza Rai rappresenta una sorta di mediazione tra la volontà del Governo di centralizzarne la competenza e le ragioni dei territori che chiedono di poter decidere in casa propria. L’emendamento prevede: 150 giorni di tempo alle Regioni per esprimersi sulle richieste di Via; trascorso inutilmente questo termine le “pratiche” vengono trasferite a Roma. La proposta c’era, ma il senatore è stato costretto a ritirare il testo. Il Pd a Palazzo Madama ha chiesto ai suoi di procedere dritti, per approvare il testo così com’è, entro mercoledì, con la fiducia. Margiotta era stato l’unico dei senatori del suo partito a derogare alla linea decisa del partito. Ma in serata ha dovuto fare un passo indietro. Di emendamenti in tutto ce ne sarebbero più di 900 e non c’è tempo per l’analisi e il voto. Anche perché, in questo caso, il testo dovrebbe tornare alla Camera. L’unica via rimane allora quella di un ordine del giorno che adesso Margiottaspera di far approvare in aula, così come hanno fatto i colleghi lucani dell’altro ramo del Parlamento. Nel frattempo, a premere per nuove modifiche, o quantomeno per atti di impegno politico, è il presidente Lacorazza. Da facebook insiste: «Al Senato è ancora possibile dare maggiore peso alla regione per evitare che sia estromessa, a titolo V della Costituzione». Questione di ore e sarà più chiaro se la Basilicata riuscirà a spuntare un altro piccolo punto a suo favore. «Ma per carità non chiamatelo successo»: non lo dicono i nostri, chiaramente, ma altre due regioni interessate dalle estrazioni, e quindi dalle nuove previsioni dello Sblocca Italia, come Puglia e Sardegna. A differenza dell’ottimismo della classe politica lucana, sono a tutti gli effetti sul piede di guerra. Il segretario del Pd di Puglia e consigliere regionale, Sergio Blasi, dalle colonne del Quotidiano di Puglia chiama tutto il consiglio («che ha già detto no alle trivelle») alla battaglia. «Di fronte alle aberrazioni che si prospettano nel prossimo futuro abbiamo il dovere di difenderci». In Sardegna la Giunta di Pigliaru si oppone in maniera frontale al governo Renzi, e ai contenuti dello Sblocca Italia, soprattutto per la parte che riguarda la materia energetica, e si mette alla guida della protesta delle Regioni. In Basilicata gli unici a protestare saranno ambientalisti e forze di minoranza. Le istituzioni, invece, rimangono del loro parere.

m.labanca@luedi.it

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