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Quattro proposte di legge
contro lo scippo di Renzi

Basilicata

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L’OBIETTIVO è raggiungere le 2.000 firme. Non sarà facile ma è “una battaglia di civiltà” per rispondere al «saccheggio del territorio», «diretta conseguenza di 16 anni di estrazioni petrolifere».
Ne sono convinti gli esponenti lucani di Sinistra ecologia e libertà, che per rispondere a quello che considerano un «esproprio» hanno proposto quattro leggi di iniziativa popolare, presentate nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina alla presenza dei parlamentari Antonio Placido e Giovanni Barozzino, della coordinatrice regionale del partito Maria Murante, il numero uno della Fiom di Basilicata Emanuele De Nicola, Giambattista Mele di “Laboratorio per Viggiano” e Antonino Califano del coordinamento regionale della lista Tsipras.
Durante la conferenza sono state elencate quelle che, secondo i promotori, dovrebbero dare “il potere delle decisioni ai cittadini” in materia di salute e ambiente.
La prima proposta riguarda l’introduzione dei limiti alle emissioni. Secondo Giambattista Mele «un piano di campionamento continuo e della “Valutazione del danno sanitario” che presuppone la “valutazione dell’impatto sanitario” sono strumenti che possono giungere fino alla sospensione delle attività in caso di superamento di tali limiti che minano la salute delle persone».
Con la seconda proposta, i promotori chiedono senza mezzi termini l'approvazione di una legge “che imponga – è stato spiegato durante la conferenza stampa – vincoli precisi ai fini dell'intesa con lo Stato, tutelando e valorizzando il territorio”. Non riguarda solo lo “Sblocca Italia” - che secondo Placido dovrebbe essere impugnato dalla Regione – ma riguarda in particolare la valorizzazione delle zone Sic, Zps e il piano paesaggistico.
La terza legge riguarda il registro tumori. Troppo poco si è fatto, secondo Sel, per rendere sistematico e organico lo strumento di monitoraggio.
«Chiediamo – ha aggiunto Mele – l’istituzione anche di un registro sui tumori infantili». La quarta proposta introduce il reddito minimo garantito “quale reddito di cittadinanza che svincoli gli inoccupati e i disoccupati dal vincolo di riconoscenza e dal ricatto clientelare. Una proposta che prevede una sperimentazione nell'immediato di tale misura per la platea degli ammortizzati in deroga e Copes”. Queste proposte secondo i promotori servono “per uscire dal medioevo” e per “condurre la battaglia contro la neocolonizzazione di questa regione partendo dal merito delle questioni poste». La raccolta firme comincerà da subito è stato detto. Dalla prossima settimana i promotori saranno nelle piazze della regione per convincere i lucani a riappropriarsi «di un potere di scelta scippato dal nuovo corso renziano e del suo rappresentante al governo della Basilicata».

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