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In guerra per le royalty
Intanto 128 Comuni italiani vanno all’incasso

Basilicata

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POTENZA - Mentre in Consiglio regionale va in onda l’ennesima parata di chiacchiere su petrolio e patto di stabilità, altrove, in contemporanea, qualcun altro fa i fatti. Da ieri è realtà il principio per il quale certe spese possono essere sottratte ai vincoli del patto in ben 128 comuni italiani. E’ stato emanato il decreto delegato del Governo Renzi, che, in attuazione dello Sblocca Italia, consentirà il finanziamento e l’esecuzione di 269 opere ritenute prioritarie dalle amministrazioni comunali. In tutto circa 250 milioni di euro che potranno essere spesi subito. In questa lista, però non c’è traccia dei comuni lucani. Il presidente Renzi, già a giugno scorso, aveva scritto ai sindaci italiani chiedendo loro di segnalare le varie opere. Dalla Basilicata non ha risposto nessuno. Le amministrazioni comunali si sono fatte sfuggire l’occasione. Dal canto suo, la Regione Basilicata, ha deciso di puntare tutto sulle royalty. Dallo Sblocco Italia ha ottenuto la possibilità di poter spendere 50 milioni di euro per il 2014. E una somma che verrà stabilità dal Governo di anno in anno e individuata nella legge di Stabilità. Un risultato che da molti, a partire dal presidente Pittella (ieri non ha partecipato ai lavori dell’aula), è stato salutato come una vera e propria svolta. Eppure ieri in Consiglio si è tornato a parlare di royalty e patto di stabilità. E alla fine si è deciso di impugnare l’articolo del decreto (il 36) che sancisce il principio dell’esclusione delle compensazioni economiche che derivano dalle estrazioni, dal patto interno. Una strategia quantomeno contraddittoria. Almeno a primo acchito. La decisione sarebbe una logica conseguenza dalla linea che si intende percorrere. L’assemblea di viale Verrastro ha infatti deciso di difendere davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale approvata lo scorso giugno, con la quale si sanciva l’esclusione di tutte le royalty (e non solo una parte, come previsto dallo Sblocca Italia) dal patto di stabilità interno. La legge, con profili incostituzionali che in molti avevano previsto (tanto che lo stesso Pittella aveva parlato di provocazione), è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri. Nella seduta di ieri, in Consiglio regionale è stata votata la resistenza nel giudizio di incostituzionalità. In pratica, la Regione si difenderà davanti alla Corte Costituzionale, sostenendo la legittimità del proprio deliberato. Per dirla in parole semplici, adesso si prova a puntare all’intero bottino. Ma per farlo, è necessario impugnare davanti alla Consulta la parte dello Sblocca Italia che ci riconosce solo una parte di esso. La resistenza in giudizio davanti alla Corte è stata approvata a maggioranza, ma non senza polemiche. Molte polemiche. A esprimere parere favorevole i consiglieri Pd, Fi, Udc, Gm, Psi. Con quattro voti contrari: quelli dei due consiglieri di M5S, Sel, Lb-Fdi. Un dibattito a toni duri quello che ha preceduto il voto. Il dubbio - soprattutto quello di Rosa e Romaniello - è sulla opportunità di sostenere una spesa legale per una causa «evidentemente persa già in partenza». Soprattutto se a promuoverla è un esecutivo che fino a qualche giorno fa «ha cantato vittoria rispetto a come si è chiusa la trattativa con il Governo, formalizzata nello Sblocca Italia».
«Semplicemente grottesco. Pittella cancella il suo fallimento ed esulta per le briciole previste dallo Sblocca Italia - affondano i consiglieri di M5S Perrino e Leggieri, che si sono presentati in aula con i dati dell’Istituto superiore di sanità relativi all’incidenza dei tumori - Avremmo voluto discutere anche dei “controlli a tappeto” da lui annunciati in una intervista al Il Quotidiano, ma il presidente era assente».
A difendere la necessità di andare avanti con la legge regionale dello scorso giugno, ci ha pensato, al posto del presidente, l’assessore all’Ambiente Berlinguer. Mentre la collega della Sanità, Flavia Franconi, ha invitato a non fare allarmismo rispetto a letture sulla connessione tra estrazioni e tumori «che non hanno base scientifica di riferimento».
Ma a parte le derive della discussione rispetto al punto all’ordine del giorno, la linea della maggioranza, a meno di scenari politici ufficiosi e ancora a noi non conosciuti, risulta quanto meno tortuosa. Nel frattempo più di 120 comuni italiani vanno all’incasso. E, a fine giornata, un tweet di Lacorazza sembra restituire il senso di partita che a questo punto sono in pochi a considerare vinta. «Con l'Odg sostieni che il problema c'è? - scrive il presidente al senatore Margiotta - Cosa ne pensi del conflitto con governo su legge regionale 'royalties fuori dal patto'?». Insomma, tra questioni ambientali e compensazioni da barattare, molto è ancora da conquistare.

m.labanca@luedi.it

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