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Rimborsopoli, ecco come le modifiche della Severino
possono aiutare i consiglieri regionali

Basilicata

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POTENZA - Sarà la Corte costituzionale a dover decidere sulla legge Severino. O il Parlamento, ma senza il sostegno del Governo.
Lo ha precisato il ministro della Giustizia Andrea Orlando dopo le polemiche scatenate dalla proposta di modifica del testo sull’incandidabilità alle cariche elettive approvato all’unanimità all’indomani dello scandalo per le inchieste sulle spese pazze dei Consigli regionali di mezza Italia. Una proposta, “sussurrata” anche da Palazzo Chigi, che ha alimentato non poche speranze tra chi vede l’incombere delle prime decisioni nei processi in cui figurano sul banco degli imputati diversi politici di primo piano. Non ultimo il presidente della giunta regionale lucana Marcello Pittella.
Paradossalmente, a offrire un salvagente a chi teme la decadenza dei consiglieri regionali condannati in primo grado, è stata la sentenza del Tar della Campania che ha reintegrato Luigi De Magistris come primo cittadino di Napoli. Proprio l’ex pm che da Catanzaro aveva lanciato l’assalto alla classe politica lucana con l’inchiesta Toghe lucane.
Alla base della decisione dei giudici amministrativi la «discrasia» tra amministratori locali, consiglieri regionali e parlamentari, per cui se il consigliere di amministrazione di un’azienda speciale viene condannato in primo grado a 14 mesi scatta subito la sospensione. Ma se è consigliere regionale no. Scatta invece se un consigliere viene condannato in primo grado a una pena superiore ai due anni di reclusione. Mentre per i parlamentari si profila soltanto la decadenza all’esito di un giudizio definitivo.
Perché un trattamento così diverso? Verrebbe da pensare perché il componente di una comunità montana conta più del membro di un parlamentino regionale, o di un viceministro. Ma è evidente il contrario. Vale quindi il classico principio dell’inversione all’italiana.
Ecco perché eliminare la «discrasia» livellando le garanzie a quelle dei parlamentari vorrebbe dire allontanare lo spettro della sospensione per i consiglieri regionali a processo per la gestione dei loro rimborsi relegandolo nei corridoi della Cassazione. Cosa che coi tempi della giustizia potrebbe voler dire anche tra 10 anni.
Lunedì a sollecitare il Parlamento a intervenire sulla legge Severino era stato il presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro.
Ma ieri dopo lo stop di Orlando solo Forza Italia si è impuntata, Berlusconi in primis, che sperava di poter rimettere in discussione anche la norma che lo esclude dalla vita parlamentare.
In ambienti di Fi, si ragiona sull’ipotesi che la questione abbia riflessi sul confronto tra Renzi e il Cav a proposito di Riforme e Legge elettorale.
Intanto bisognerà attendere il 20 novembre quando il Consiglio di Stato esaminerà il ricorso del Movimento Difesa del Cittadino contro la decisione del Tar della Campania che ha reintegrato De Magistris. Una decisione che comunque non bloccherà l’altro atto del Tar ossia il rinvio alla Consulta della legge Severino per dubbio di costituzionalità.
«Dissenso» sui dubbi dei giudici campani è stato espresso da Piergiorgio Morosini, membro del Csm, ed ex Gip al Tribunale di Palermo.
Di tutt’altra opinione il senatore forzista Vincenzo Gibilino che anche ieri ha definito Silvio Berlusconi «un perseguitato politico» ed ha chiesto che le Camere affrontino «subito con spirito critico» la legge Severino, «rivedendo un provvedimento mal concepito».
Per gli «azzurri» la legge Severino sarebbe incostituzionale in quanto retroattiva.
Ma una doccia fredda è arrivata anche del capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Valter Verini, per cui cambiare la Severino «sarebbe un segnale sbagliato». Specie dopo scandali come quello di Expo e Mose.

l.amato@luedi.it

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