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Renzi rilancia il salva-consiglieri
Il premier smentisce lo stop da parte del Pd

Basilicata

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POTENZA - Lo stop era arrivato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal capogruppo Pd della commissione giustizia della Camera. Mica due qualunque. Ma nel giro di qualche ora è arrivata la replica di Renzi, che a Ballarò ha ribadito di essere favorevole a una revisione garantista della legge Severino. Così i sindaci e gli amministratori locali, assieme ai consiglieri regionali a processo per lo scandalo dei rimborsi, possono tornare a sperare.
Verrà illustrato oggi pomeriggio il primo disegno di legge di modifica delle norme sull’incandidabilità alle cariche elettive, incrinate dalla decisione del Tar Campania sul caso De Magistris.
I firmatari sono 10 deputati del Psi che intendono cambiare l’articolo del testo dedicato alla sospensione e la decadenza di diritto degli amministratori locali. Ma dato che è identico a quello che riguarda i consiglieri regionali il passo è breve, persino obbligato. Se serve eliminare la «discrasia» tra il regime a cui sono sottoposti sindaci e consiglieri di aziende speciali rispetto ai parlamentari, è impensabile lasciare fuori i membri dei parlamentini colpiti dallo scandalo per la gestione dei rimborsi.
Di fatto oggi chi siede tra Camera e Senato rischia solo la decadenza, e solo in caso di condanna definitiva (a parte la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici che è comunque riservata al giudice). Mentre per il membro di una comunità montana basta una condanna di primo grado per abuso d’ufficio e scatta subito la sospensione.
Questa è la «discrasia» denunciata dai giudici che hanno reintegrato De Magistris come primo cittadino di Napoli, sollevando la questione davanti alla Corte costituzionale. E questo è il motivo per cui il presidente della Consulta ha invitato il Parlamento a intervenire prima della loro decisione, lasciando intendere anche un certo orientamento “critico” a riguardo.
La levata di scudi da parte di Orlando e del capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Valter Verini, era arrivata dopo le prime indiscrezioni trapelate da Palazzo Chigi. Stando a queste il Governo non avrebbe assunto l’iniziativa, ma guardava in maniera favorevole a un ripensamento della legge per garantire la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva degli amministratori locali condannati in primo grado.
Di diverso avviso Verini per cui si tratterebbe di un «un segnale sbagliato». Specie dopo scandali come quelli di Expo e Mose. «La legge Severino - ha osservato - è stata fatta per contrastare la corruzione, anzi è il primo provvedimento organico in questa materia. Si è voluto stabilire una serie di requisiti per poter ricoprire cariche istituzionali ed elettive. Metterci mano ora sarebbe un segnale sbagliato».
Mentre Orlando ha ribadito che «non c’è alcun disegno di legge o intervento sulla legge Severino». Salvo lasciare la porta aperta subito dopo precisando che all’attenzione del Ministero non c’è nulla. Ma per quanto avviene in Parlamento e alla Consulta va fatta «una valutazione di altra natura».
Poi sono arrivate le dichiarazioni del premier Matteo Renzi, per cui «la Severino non si tocca nella sua impostazione, ma non mi torna che si possa essere sospesi dopo una condanna in primo grado come avvenuto a De Magistris perché per la Costituzione si è innocente fino alla sentenza in giudicato».
Se parlasse da capo del Governo o da segretario del Pd fa poca differenza. Una volta arrivata in Parlamento una proposta di modifica della legge è difficile che Renzi possa tirarsi indietro.
Livellare le garanzie per amministratori locali e consiglieri regionali a quelle dei parlamentari vorrebbe dire allontanare lo spettro della sospensione nei corridoi della Cassazione. E per i consiglieri regionali a processo, non ultimo il presidente della giunta regionale lucana Marcello Pittella, non è mica cosa da poco.

l.amato@luedi.it

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