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Delrio, più fondi al Sud
Progetti mirati su ricerca, innovazione e lotta alla povertà

Basilicata

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Il ministro Graziano Delrio

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In una giornata scandita dalla bagarre al Senato seguita alla fiducia posta dal governo sul decreto Sblocca Italia, dall’incontro Renzi-Berlusconi, e con il presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker che è tornato sulla polemica con il presidente del Consiglio italiano, la Commissione delle politiche dell’Unione europea di Palazzo Madama ha sentito il sottosegretario Graziano Delrio spiegare le strategie del governo sull’impiego dei fondi strutturali 2014-2020. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha illustrato i termini dell’accordo di partenariato siglato con Bruxelles che su 44 miliardi di euro di investimenti, ai quali se ne aggiungono 20 di cofinanziamento, ne prevede 22,2 destinati alle regioni del Sud. “Nonostante i tempi brevi che abbiamo avuto a disposizione - è stata la premessa di Delrio- abbiamo risolto tutte le questioni sollevate e siamo in linea con gli obiettivi che l’accordo ci pone. Abbiamo messo più soldi al Sud -ha aggiunto Delrio- su ricerca, innovazione e lotta alla povertà”. Una attenzione particolare dell’audizione è stata riservata all’andamento della spesa relativa ai fondi strutturali 2007-2013. Delrio ha condiviso le preoccupazuini sui dati che a livello nazionale attestano al 62% di spesa dei fondi europei, frutto della media tra il 71,9% delle regioni del Centro Nord e il 57,8% delle regioni del Mezzogiorno: “Il Mezzogiorno -ha detto Delrio- è indubbiamente indietro ma dobbiamo arrivare al 70%, che è l’obiettivo comunitario da centrare entro dicembre di quest’anno”. Lo scatto di reni dovrebbe arrivare dunque dalle regioni del Sud, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Le ultime due hanno rispettivamente a disposizione risorse per 600 e 305 milioni da spendere entro la fine dell’anno ma anche la Basilicata e la Campania non hanno raggiunto gli obiettivi su Fesr e Fes. Il rischio è quello del disimpegno automatico di fondi non spesi per centinaia di milioni. Sulla nuova programmazione, Delrio ha ribadito: “Chi non spende bene i fondi Ue, viene sostituito, noi contiamo di sostituire quelli che non agiscono in maniera corretta”. A monitorare le regioni, sarà la neonata Agenzia per la Coesione territoriale guidata da Maria Ludovica Agrò”.
Quindi, Delrio ha allargato lo sguardo al futuro: “Ci sono duecento miliardi da spendere tra il 2015 e il 2020 tra tutti i fondi, più quelli non spesi. Anche solo spendendo un pezzo di questa cifra -ha sottolineato il sottosegretario- potremmo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi: arrivare a venti mila imprese, dare sostegno a due mila progetti di ricerca, assumere ricercatori, fare nuovi investimenti per sostenere almeno quindici mila start up e diminuire del 10 per cento il rischio idrogeologico”. Nel corso dell’audizione, Delrio è tornato anche sulla polemica aperta dal suo collega di partito, Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio, secondo il quale il governo avrebbe prelevato tre miliardi dai fondi Pac, destinati alle regioni, per trasferirli a copertura della legge di stabilità. “Sono fondi -ha spiegato- che fanno parte della programmazione 2007-2013, non impiegati al 30 settembre del 2014 e quindi sono otto anni che non sono stati spesi. Quindi non si può dire che il governo toglie fondi al Sud, li toglie a chi non li spende nei tempi giusti e con le giuste modalità. Esistono regole -ha concluso sul punto Delrio- secondo cui se non ci sono obbligazioni giuridicamente vincolanti, i fondi sono riprogrammabili. In questo caso, siamo alla settima deroga. Questo non è spostare risorse, è fare riprogrammazione e rispettare le regole”.

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