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Ecco cosa succede
in caso di dissesto

Basilicata

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E’ UNA sorta di fantasma. Una spada di Damocle invisibile che pende sulle teste di tutti. La parola “dissesto” negli ultimi giorni è diventata di uso comune per i potentini, anche se pochi ne hanno inteso il significato profondo soprattutto per gli effetti che avrà per l’amministrazione del Comune. Non si parla solo di futuro, ma anche di presente e passato. La materia è regolata dall’articolo 244 del Tuel. Testualmente si legge: «si ha stato di dissesto finanziario se l'ente non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte». Per farla semplice e per seguire un filo logico, il dissesto lo si può dividere in tre tempi differenti: la dichiarazione, le conseguenze e il risanamento dell’Ente.

LA DICHIARAZIONE

E’ adottata, tramite apposita deliberazione, dal Consiglio Comunale e deve valutare le cause che hanno determinato il dissesto. Essa non è revocabile e deve essere accompagnata da una dettagliata relazione dell'organo di revisione economico finanziaria che analizzi le cause che hanno provocato il dissesto. E’ poi trasmessa, entro 5 giorni dalla data di esecutività, al Ministero dell'interno ed alla Procura regionale presso la Corte dei Conti competente per territorio. Infine è pubblicata per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana a cura del Ministero dell'interno, unitamente al decreto del Presidente della Repubblica di nomina dell'organo straordinario di liquidazione

LE CONSEGUENZE

Il crac produce come primo effetto una sorta di paralisi della vita dell’ente, soprattutto in ambito economico-finanziario e sociale. In primis si pone fine alle gestioni economiche “dissennate” e si obbliga l’ente ad applicare i princìpi di buona amministrazione, al fine di non aggravare la posizione debitoria . Sul piano finanziario alla data della dichiarazione e sino all'approvazione del rendiconto non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione. Tra l’altro i pignoramenti eventualmente eseguiti dopo la deliberazione dello stato di dissesto non vincolano l'ente ed il tesoriere, i quali possono disporre delle somme per i fini dell'ente e le finalità di legge. Altro particolare sono i debiti. Quelli insoluti e le somme dovute per anticipazioni di cassa già erogate non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria. Il Comune che va in dissesto non può contrarre mutui e non può impegnare per ciascun intervento somme complessivamente superiori a quelle definitivamente previste nell'ultimo bilancio approvato, comunque nei limiti delle entrate accertate. Tra le conseguenze che andranno a ricadere direttamente sulle tasche dei cittadini, ovviamente, c’è l’aspetto fiscale. Per le imposte e le tasse locali, infatti, le aliquote e le tariffe di base vengono innalzate nella misura massima consentita: la delibera non è revocabile ed ha efficacia per cinque anni. Per la tassa smaltimento rifiuti solidi urbani, gli enti che hanno dichiarato il dissesto devono applicare misure tariffarie che assicurino complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio. Altro particolare che riguarda molto da vicino i potentini qualora venisse dichiarato il dissesto sono i servizi a domanda individuale in cui rientrano le mense scolastiche, il costo di gestione deve essere coperto con proventi tariffari e con contributi finalizzati almeno nella misura prevista dalle norme vigenti. Ma oltre alle conseguenze di carattere finanziario ed economico, ci sono anche quelle sul piano politico. Gli amministratori che la Corte dei Conti riconosce responsabili, anche in primo grado, di danni cagionati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l'amministratore è stato riconosciuto responsabile. I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Sul piano prettamente sociale l’ente locale dissestato è obbligato a rideterminare la dotazione organica, dichiarando eccedente il personale comunque in servizio e in sovrannumero rispetto ai rapporti medi dipendenti-popolazione (definiti in base al decreto emanato con cadenza triennale dal Ministero dell’Interno), fermo restando l'obbligo di accertare le compatibilità di bilancio. I dipendenti dichiarati in eccedenza sono collocati in disponibilità. Il personale a tempo determinato deve essere ridotto a non oltre il 50 per cento della spesa media sostenuta a tale titolo per l'ultimo triennio antecedente l'anno cui l'ipotesi si riferisce.

IL RISANAMENTO

La procedura viene affidata all'organo straordinario di liquidazione ed agli organi istituzionali dell'ente (sindaco, giunta, Consiglio comunale). Il primo provvede al ripiano dell'indebitamento pregresso con i mezzi consentiti dalla legge ed i secondi assicurano condizioni stabili di equilibrio della gestione finanziaria rimuovendo le cause strutturali che hanno determinato il dissesto. Per i comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, l'organo straordinario di liquidazione è composto da una commissione di tre membri, nominati fra magistrati a riposo della Corte dei Conti, della magistratura ordinaria, del Consiglio di Stato, fra funzionari dotati di un'idonea esperienza nel campo finanziario e contabile in servizio o in quiescenza degli uffici centrali o periferici del Ministero dell'Interno, del Ministero del Tesoro del Bilancio e della programmazione economica, del Ministero delle Finanze e di altre amministrazioni dello Stato, fra i segretari ed i ragionieri comunali e provinciali particolarmente esperti, anche in quiescenza, fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili, gli iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e gli iscritti nell'albo dei ragionieri.

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