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«Il tema è cominciare a ricostruire
con rigore e spiegando alla città»

Basilicata

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«NO che non ce lo saremmo aspettati. Sapevamo di andare incontro a una situazione difficile, ma non era chiaro quanto».
Ora stanno lì, a discutere, cercare, provare, capire soprattutto. Dove traghettare la città?
Bianca Andretta, consigliere della lista Insieme si cambia, centrosinistra pieno, storia democratica, mamma, lavoratrice, alla prese da cittadino e amministratore con la città in sofferenza. «E ci sono giorni in cui qui, davvero, molti di noi non fanno che pensarci: qual è la soluzione migliore?».
La cosa più complicata, spiega, è affrontare questa fase che sa di «limbo». Con il rischio dissesto sulla testa della città, certificato da revisori dei conti e commissario prefettizio, in attesa di sapere se la strada del finanziamento regionale sarà davvero applicabile.
Nel frattempo, proposte, idee, progetti, ma spesa bloccata, niente risorse e mille problemi di quotidianità che la comunità affronta.
«C’è una difficoltà di partenza, e sta nella stra-ordinarietà del percorso in cui ci stiamo trovando. Non si era mai verificata una situazione simile, anche a livello burocratico ci sono state incertezze profonde».
Essere amministratori a Potenza oggi significa «sentire un peso politico e morale: qualunque scelta avrà ricadute dirette sulla comunità. Ma, sia chiaro, è una responsabilità che abbiamo voluto, il nostro ruolo è questo, è giusto così».
La strada intrapresa, quella del tentativo di evitare il dissesto, «va percorsa fino in fondo comunque», dice convinta. Le speranze che la soluzioni arrivi, però, sono deboli: il finanziamento promesso dalla Regione Basilicata per coprire il disavanzo dovrebbe essere assegnato attraverso una legge. I tempi non sembrano esserci. Senza contare le difficoltà legate alla cifra (25 milioni di euro necessarie per chiudere in pareggio il bilancio): troppi soldi anche per la Regione.
Il punto vero, aggiunge Andretta, è «capire che cosa bisogna fare dopo». Distante «dalla caccia alle streghe sul chi è stato e chi no: non credo che sia questo il tema, non in questo momento almeno».
In questa fase, spiega, gli amministratori sono chiamati a capire, dissesto o non dissesto, che cosa fare a partire da domani. «Bisogna non solo applicare una politica di rigore, ma saperla spiegare ai cittadini».
Non è vero, racconta, che Potenza sia una città indolente. «Non è vero sempre. Vedo in giro tante persone con voglia di rimboccarsi le maniche, sento desiderio di risorgere. C’è un senso di responsabilità nella cittadinanza molto forte, a questi cittadini va detta tutta la verità».
E questo è il tempo adatto. «Questo consiglio comunale è pieno di risorse, sia in termini di esperienze, sia di idee. Dobbiamo superare questa fase di attesa, scollinare, e poi attivare un percorso doloroso, certo, di sacrifici, ma che non sarà solo di buio».
La premessa per camminare su questa strada è la «collaborazione». Il sindaco Dario De Luca settimane fa ne chiese una buona dose a tutti i partiti, dicendosi disponibile a larghe intese, pur di superare l’ingovernabilità. Difficile, del resto, gestire Palazzo di Città con il consiglio comunale al centrosinistra e governo sostenuto dal segno opposto.
L’emergenza del rischio dissesto e la necessità di ripartire hanno messo insieme partiti e sigle distanti. Per tutti l’invito ad abbassare i toni dello scontro. «Davvero, chi alza i toni oggi credo cerchi un riposizionamento politico. È un atteggiamento inutile. Ribadisco, il tema oggi è un altro».
Non è sul tavolo neanche il rimpasto di giunta. «Qualcuno ne parla, discute di governo di salute pubblica, postazioni. Ma non è il tempo, non ne ha bisogno la città».
Nel Pd, nel frattempo, emerge una continua corsa allo scontro tra gruppi dirigenti. «Il Pd, se vuole uscire da questa fase, deve riprendere quel rinnovamento che aveva voluto, costruito e messo in pratica già nelle liste per il consiglio comunale. Non è un fatto generazionale, ma politico.
Il Pd deve dimostrare di credere nei nuovi amministratori, metterli in condizione di lavorare». Anche per dimostrare ai cittadini che il ruolo assegnato non viene tradito, e in fondo non è ininfluente.

sa.lo.

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