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Se i giovani protestano
camminiamo al loro fianco

Basilicata

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DIRETTRICE,
sabato ho partecipato, assieme ai giovani del mio partito e ai suoi rappresentanti istituzionali, alla manifestazione contro lo “Sblocca Trivelle”.
C'ero anche stamattina davanti al Consiglio regionale. Senza mettere il cappello su nulla.
I giovani, con i loro 18 anni, si oppongono alle estrazioni petrolifere. Ne hanno ben donde, nostalgici come sono del futuro, privati di qualsiasi prospettiva. I sedici anni di estrazioni hanno prodotto desertificazione economica e sociale. I giovani - e non solo loro, come certifica lo Svimez - sono costretti ad andar via. Hanno ragione di protestare? La risposta è fin troppo ovvia. E non sono affatto reazionari.
Le considerazioni di Macry riguardano un contesto peculiare e sono state, invece, sic et simpliciter riportate alla nostra situazione regionale che è affatto diversa. Già abbiamo ampiamente conosciuto questa forma di sviluppo al contrario e ci ha portato esattamente al punto disastroso in cui la nostra regione versa. Opporsi a questo disegno neocoloniale (che riduce i paesi dell'Africa nelle condizioni che sono sotto gli occhi di tutti e costringe i suoi figli a scappare attraverso il Mediterraneo) è un forma reazionaria?
Ma soprattutto che cosa c'entra Macry? Che, dal suo punto di vista - non certo condivisibile - traspone e confonde la attuale critica - di essere conservatori - a un parte del sindacato e della sinistra, con la straordinaria fase di emancipazione e progresso delle classi subalterne del Mezzogiorno d'Italia che ne ha contraddistinto la storia e il progresso, pur con alcuni punti di criticità?
La dotazione FSE-FESR (somma dei POR e della quota regionale all'interno dei PON) è pari, per la Basilicata, a 863,3 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 25% (dal Governo nazionale) varrebbe 431,65 milioni perdendo così altrettanti milioni (si veda l'articolo di Andrea Del Monaco Puglia e Basilicata a rischio 3 miliardi apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno).
Di recente, invece, come confermato da Speranza in conferenza stampa ieri, alle Regioni è stato preannunciato un taglio di ulteriori 4 miliardi di euro (da qui l'ira di Chiamparino). Il 70% circa di questi tagli riguarderanno proprio le regioni del Piano di Azione e Coesione (PAC) tra cui la Basilicata.
In sette anni la Basilicata perderà dunque 431 milioni oltre ai tagli del PAC. E negli stessi sette anni - per stare alle ipotesi di Speranza - ne riceverà 658 (l'IRES annuale eventualmente destinata alla Basilicata, 94 milioni, moltiplicata per sette). Senza considerare che, per fare questo, stiamo destinando interamente il nostro territorio alle estrazioni. In pratica finanziando il resto del Paese e politiche scellerate. Nella sostanza ci verrebbe concretamente dato meno di quello che ci verrebbe tolto. Il tutto mentre Junker annuncia altri 14 miliardi di tagli all'Italia.
E senza considerare ulteriormente che, per arrivare ai 250 milioni di cui favoleggia Pittella, (94 milioni essendo la quota IRES relativa a 88 mila barili al giorno a un prezzo medio di 80.6 euro a barile; dati Eni e Nomisma) bisognerebbe estrarre 233 mila barili al giorno (a prezzo del barile invariato). Altro che ordini del giorno e altre “amenità” varie.
Per fare che cosa?
Renzi aveva sfidato i suoi amici Governatori a tagliare manager e sanità. Il Governo regionale ha destinato 90 milioni l'anno alla spesa sanitaria senza risparmio sui ticket e senza benefici sensibili aggiuntivi, salvo il proliferare di incarichi di manager e primari, per l'appunto.
Probabilmente la attuale capacità di governo dei nostri gruppi dirigenti è talmente priva di prospettiva che risulta tutta ripiegata nella possibilità, assai miope, di conservare esclusivamente lo spazio di “agibilità” e di autoconservazione.
E' questo il destino progressivo della nostra terra?
Tra il nero del petrolio e il rosso sangue del Mediterraneo noi rifiutiamo entrambi. Come assessore mi sono battuto contro ogni forma di respingimento così come sono sempre stato contrario a una idea di sviluppo che presuppone lo sfruttamento di risorse fossili, esauribili e pericolose per ambiente e territorio.
Nemmeno comprendiamo perché si debba essere chiamati a scegliere. Per di più il nero non è un colore che ci si confà.
Il degrado dell'Italia e la sua fisionomia del presente, secondo Pasolini, risiedeva nella scelta di una strada che portava a uno sviluppo senza progresso. In Basilicata abbiamo assistito a un non sviluppo e a un non progresso. Riteniamo che altre siano le vocazioni del nostro territorio, a partire dalla valorizzazione delle sue peculiarità.
E se i giovani protestano, noi camminiamo al loro fianco.

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