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Il Pd rinvia ancora
le scelte difficili

Basilicata

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POTENZA - Altro che accordo raggiunto all’interno del Partito democratico: spostata ancora la data della riunione dell’assemblea regionale del Partito democratico. Quella riunione attesa da mesi e che deve mettere la parola fine alla fase post congressuale. Riunione che oramai viene in pratica rinviata di settimana in settimana.
Il resoconto cronologico: prima è circolata la data di domenica 9 novembre. Poi dal Pd hanno fatto sapere che non c’era stato nessun rinvio perchè la data non era stata ufficializzata. Ma con le solite rassicurazioni che la volta buona sarebbe stata domenica prossima (e cioè il 16 novembre). Poi di nuovo imbarazzo. E convocazione che continua a non arrivare ai 100 delegati eletti all’ultimo congresso e che aspettano di poter finalmente essere convocati per svolgere il proprio ruolo di dirigenti politici.
Ma il massimo che si ottiene cercando notizie “Non è stata fatta nessuna convocazione. Nessuna data è stata decisa”.
Ed è diventato in pratica il gioco delle previsione. Esponenti di spicco del partito ora parlano del 30 novembre. O comunque entro la fine del mese. Di certo prima o poi questa riunione dei vertici del partito si dovrà fare. Piaccia o non piaccia. Perchè i vertici del Partito democratico di Basilicata restano monchi: non è stato designato ancora il presidente regionale (si continua a parlare di Braia ma anche di Margiotta o Locantore) e non è stata composta la segreteria del partito. Insomma c’è Antonio Luongo come uomo solo al comando e poco più.
Chiaro che Luongo non è isolato e continua a tessere la tela insieme agli altri big del Pd. Lo fa informalmente evidentemente. E che questo sia il metodo preferito dell’ex parlamentare diessino non ci sono dubbi. Ma non c’è di certo accordo. Se ci fosse, la riunione sarebbe stata già svolta da un pezzo.
Due i punti delicati su cui il Pd riflette e su cui ancora non è stata trovata la quadratura. Il primo è la questione dell’impugnativa o no all’artioclo 38 dello Sblocca Italia. Marcello Pittella e Roberto Speranza sono usciti allo scoperto lunedì scorso e hanno detto a chiare lettere che le modifiche ottenute in sede di approvazione del decreto hanno soddisfatto le preoccupazioni e quindi eliminato i punti a sfavore della Basilicata. Con loro c’è la stragrande maggioranza del Pd. Tutti, in pratica, escluso Piero Lacorazza e i 17 delegati (su 100) eletti al congresso dal’area Paradiso. Loro erano già pronti a presentare una mozione a favore dell’impugnativa nell’assemblea del 16. Che però non si farà più. Immaginabile che questo possa alzare ancora più la febbre tra i civatiani di Paradiso e Lacorazza.
Ma questo è solo una parte del problema. E se non ci fossero anche le proteste in piazza di questi giorni sarebbe un nodo facile da risolvere: si vota in assemblea e decide la maggioranza. Punto.
C’è però anche tutta la partita sugli assetti politici interni ed esterni al Pd in materia di rimpasto di giunta regionale. Lo schema Folino è già stato anticipato: Pittella mette mano alla sua squadra di assessori nominando Vincenzo Santochirico e Luca Braia in giunta e consentendo così il via libera a Salvatore Adduce per la corsa alla poltrona bis del sindaco di Matera. Ma si tratta di uno schema. Non dell’accordo definitivo.
Intanto sono iniziati anche i colloqui tra i partiti minori del centrosinistra lucano. E si parla di due o tre assessori in quota Pd (magari con il terzo nominato a scelta tra Centro democratico e Realtà Italia) e il quarto socialista. Fosse così però, la riunione domenica non sarebbe stata rinviata.

s.santoro@luedi.it

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