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Il Partito democratico implode
(apparentemente) sul petrolio

Basilicata

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IL PD imploderà sul petrolio? No. Il Pd imploderà su se stesso. Anzi. E' già imploso. C'è molto di inevitabile in quello che sta succedendo in queste settimane. Le mazzate (politiche) per l'articolo 38 sono solo l'ultimo anello di una frattura iniziata da anni e oggi diventata voragine perchè scollato è il rapporto tra i partiti e la società. Quella lucana non fa eccezione.
Vincono i leader dalla battuta facile (Renzi, tra l'altro in calo di popolarità), i vaffanculisti di Grillo (finchè l'autoritarismo non li autofagocita) e, ahinoi, la destra lepenista e xenofoba di Salvini che attecchisce, grazie anche all'abbraccio con Fratelli d'Italia, persino al Sud, quel Sud di lazzari e ribelli capace di stare col re e contro il re, col papa e contro il papa. Se l'articolo 38 non avesse riguardato il petrolio ma – tanto per dire - la sanità, ci saremmo trovati in analoga situazione di conflittualità spinta. Il conflitto è dunque a scalare. Parte da dentro il partito che ha responsabilità di governo e che oggi vomita sul piatto dove ha mangiato il frullato evidentemente indigesto del moderno compromesso storico. Prendete le battute che fa il senatore Margiotta, ad esempio. Scherza ma non troppo. Ma soprattutto l'atteggiamento del governatore Pittella che non cede di un millimetro sulla sua posizione di supremazia di gestione, non cerca la mediazione rispetto alle proteste (De Filippo propose la moratoria ) ma non riesce neppure a fare passare – almeno nella piazza pubblica della comunicazione connessa – il suo messaggio. Da questa debolezza parte l'attacco degli avversari che scavalcano il segretario Luongo e pongono una questione, come si può leggere nella lettera di Folino. Al netto cioè, dei siluramenti politici reciproci, la cronaca di questi giorni (foro all'oleodotto, i reflui di Eni spostati per un mese da Tecnoparco, l'impugnantiva che faranno altre regioni e che potrebbero rendere nulle eventuali affrettate mosse autorizzative pro energy company) ci dice che mettendo insieme questioni irrisolte di qua e di là si arriva a un tessuto spezzettato al governo del quale bisogna dedicare molta energia. E' il caso di dire. Quando parte il tam tam della protesta non la fermi più, coma la frangia manzoniana. Siamo al punto di svolta. E come sempre quando le situazioni si estremizzano, tra chi ci capisce davvero, chi non ci capisce affatto e chi dice di capirci per convenienza, si attende, con desiderata suspance da sfida permanente, l'appuntamento del prossimo consiglio regionale.
Le questioni poi si disarticolano sul territorio. A Matera, ad esempio, Adduce ha avuto una posizione conseguenziale rispetto alle decisioni dell'assemblea regionale del Pd. Non è certo amico di Pittella ma rinfacciargli una posizione tiepida sul petrolio come contropartita della vittoria di Matera2019 è una follia, una canagliata solo a pensarci.
A Pd fratturato è evidente che il dialogo con la società svilisce. Pittella, in quest'anno, ha giocato da solitario. Cercando e cucendo sponde istituzionali, alcune importanti, come quella con Speranza. Saprà dimostrare che va fino in fondo con le sue convinzioni? L'analisi di Folino è che il presidente Pittella ha già cambiato posizione, per come ha parlato all'assemblea del Pd e a quella socialista, valutando la cosa positivamente per riprendere il dialogo con chi per esperienza e funzione conosce la complessità dei problemi. (Chi secondo voi? vecchia volpe Folino).
In un clima da perenne tattica si lascia terreno di conquista ai veri avversari, la destra. Prendiamo Potenza, ad esempio. Non è solo un questione di governo della città perso (che poi l'alternanza è sempre auspicabile) ma di spinta all'aggregazione che oggi esprimono in maniera prevalente se non esclusiva ormai i movimenti di quell'area politica e culturale. Buccico a Matera non resse. La situazione di Potenza sembra essere diversa. Anche in un eventuale ponte col Pd, il contesto culturale non cambierà. Giovani e meno giovani, capicorrente e militanti, uomini e donne, tutti quelli di destra sono usciti con orgoglio dal letargo e hanno una sola missione: diventare di più, sempre di più.

l.serino@luedi.it

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