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L’antagonismo lucano
che scardina la politica

Basilicata

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Si è capito dall’inizio il tono della giornata. La politica lucana ha avuto un assaggio del cosiddetto “Paese reale” tanto sbandierato a suon di hashtag su Twitter. Una popolazione per certi versi esasperata, che spinge con forza a partire dai più giovani per rivendicare un concetto: la politica deve fare politica, non può tergiversare o rappresentare qualcosa di intangibile, inarrivabile e arroccata dentro un palazzo regionale.
Piero Lacorazza molto probabilmente non aveva previsto l’ondata di fischi e lanci di uova, tappi di bottiglia e secchiate d’acqua. Ma c’è anche da dire che lì davanti ai cancelli, i “facinorosi” erano per la maggior parte ragazzi forse a malapena maggiorenni. Proprio quella fetta di “lucanità” che esce fuori da schemi e statistiche. Non è stata, insomma, una situazione come quella di Bagnoli, con i centri sociali a fare da fronte compatto, o Cosenza, quando sono volati manganelli e pugni tra manifestanti dell’area autonoma e polizia.
Certo è strano vedere esponenti e giovani dichiaratamente di destra tirare fuori davanti le macchine fotografiche della Digos slogan e gesti della vecchia Autonomia Operaia, con mano ad imitare il gesto della pistola, anzi, a P38.
Ma la manifestazione di ieri è soprattutto questo. Strati sociali dei più disparati, non una maggioranza studentesca.

v.panettieri@luedi.it

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