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La manifestazione: qualcosa si muove

Basilicata

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LA manifestazione di giovedì 4 dicembre a Potenza, “contro la legge Sblocca Italia e non solo”, segna probabilmente un punto di svolta rispetto alle logiche del potere dominante (non solo quello locale) che sta opprimendo questa terra di Basilicata da qualche decennio, soffocando ogni tentativo di opposizione, e che negli ultimi anni ha acquisito ancor più vigore e permeabilità, stringendo alleanze inestricabili con le multinazionali dell’energia e dei rifiuti.
Una classe politica e dirigente, quella lucana, che, nell’incapacità (forse anche voluta) di pensare a un futuro sostenibile per questa nostra terra, centrato su un sistema economico che valorizzasse le suscettività locali e preservasse la biodiversità e la vita, ha scelto la facile strada di un’economia malata, dipendente dalla carità di grandi gruppi industriali e multinazionali senza scrupoli, che hanno invaso questa terra cercando di rapinare e depredare ogni bene e patrimonio (le chiamano risorse, cioè qualcosa di mercificabile), massimizzando i profitti e lasciando i costi e i danni a Madre Natura e a tutti noi.
All’interno di questa cornice degradante e mortificante, la manifestazione di giovedì rappresenta un segnale di grande risveglio e di luminosa partecipazione democratica, che i tentativi di qualche gruppo politico e di qualche pseudo-movimento populista non sono riusciti a monopolizzare.
Il fiume inarrestabile di persone, bandiere, striscioni e trattori, che ha inondato le strade di una città solitamente grigia e ormai spenta, ha illuminato questa giornata di un momento di grande partecipazione popolare, che non finisce qui.
Qualcosa sta accadendo in Basilicata: si respira nell’aria, si legge negli occhi arrabbiati ma consapevoli degli studenti, si sente nei discorsi, non solo degli attivisti ma dei cittadini comuni, che cominciano a desiderare un’altra Basilicata e a pretendere un altro governo dei territori e un’altra politica, al servizio del bene comune e non degli affari e del malaffare delle multinazionali e delle mafie.
La convergenza tra il grave momento di crisi e di attacco alla democrazia con i percorsi di alcuni movimenti e di alcuni infaticabili attivisti, che hanno saputo pazientemente spargere semi di dissenso e di cambiamento, può finalmente ricondurre a sintesi tutte le vertenze e le lotte territoriali.
La manifestazione del 4 dicembre - caratterizzata principalmente dal Movimento No Triv, dai coordinamenti studenteschi e dalle associazioni e comitati locali che stanno lottando sui territori, non solo per affermare il proprio NO alla depredazione del proprio futuro e delle proprie vite, ma anche, “finalmente”, per rivendicare un altro modello di società, di democrazia e di economia e lavoro - questa manifestazione ha probabilmente scritto la pagina di una nuova storia.
Il teatrino funereo che la seduta del Consiglio Regionale del 4 dicembre - nell’alternarsi di interventi pilotati e senza senso – ha mostrato la nullità delle proposte e delle prospettive che questa classe politica è capace di prefigurare, anche quando si sforza, con mediocre argomentare, di rappresentare le istanze di avanguardia dei movimenti, dei comitati e dei cittadini liberi.
All’interno del susseguirsi dei discorsi retorici, in particolare dei consiglieri di maggioranza, particolarmente contestati sono stati quelli del presidente Pittella, che crede fermamente nelle potenzialità delle royalties del petrolio e di questo modello di sviluppo; Santarsiero, che, non appare per nulla credibile, nella sua pur equivoca difesa della tutela dei territori da ulteriori perforazioni, dopo dieci anni di gestione autoritaria della città.
La deliberazione Pilatesca del Consiglio Regionale, rispetto all’impugnazione dello Sblocca Italia è stata del tutto prevedibile e coerente con la mediocrità e la nullità di questa classe politica.
D’altra parte il percorso politico della rete dei movimenti lucani e del NO TRIV non si limita a contrapporsi a una Legge anticostituzionale, che si configura come una sorta di colpo di stato parlamentare, ma si pone come un percorso culturale e politico (perché è questa la politica vera), “insorgente”, di cambiamento di questo modello di democrazia, di sviluppo e di società.
Per tale ragione i percorsi di resistenza, di lotta e di proposta acquisteranno sempre maggiore ampiezza, determinazione e compiutezza, e la Basilicata, in questo divenire, può rappresentare il contrappunto della Val di Susa, quale modello di pratiche di altra democrazia, altra civiltà e altra economia.

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