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Talarico si difende: «Sul rinvio nessuna dietrologia»
e ribadisce: «Accolta la richiesta di Morrone»

Calabria

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CATANZARO – La decisione sul rinvio del Consiglio Regionale (LEGGI) e le conseguenti polemiche sulla vera causa che ha portato il presidente del consesso, Francesco Talarico, a spostare la data della prima seduta (LEGGI) non accennano a rientrare, anzi animano anche gli ultimi scampoli del 2014. 

A cercare di sgomberare il campo da possibili dubbi è lo stesso Talarico che ha inviatoal Quotidiano una lettera aperta: «Leggendo l’articolo apparso oggi su ‘Il Quotidiano’ sento di precisare di aver agito nel pieno rispetto delle norme ed anche del garbo istituzionale. Nessuna altra motivazione, pertanto, è alla base del rinvio della prima seduta della decima legislatura, se non quella legata all’impossibilità da parte di diversi consiglieri di poter essere presenti nei giorni lunedì 29 e martedì 30 dicembre. Sentito il presidente Mario Oliverio, si è convenuto di posticipare la prima riunione della massima assemblea legislativa calabrese per venire incontro alla legittima richiesta rappresentata dal consigliere Morrone di poter presenziare insieme ad altri colleghi di minoranza, convocando, nei primi due giorni utili, una seduta di Consiglio per l’elezione del nuovo Ufficio di Presidenza. D’altra parte, a chi avrei dovuto chiedere il permesso? Alla Santelli? A Fitto o magari a Berlusconi in persona? E allora, non perdiamoci in cose futili. Nella certezza che alcuni giorni di rinvio non potranno cambiare le sorti della Calabria e dei calabresi, l’augurio che sento di rivolgere, per la nuova legislatura, è che si mettano da parte contraddizioni, inutili speculazioni e dietrologie, come in quest’ultima legislatura, che hanno avuto l’unico risultato di fare il male della nostra terra, ostacolandone la crescita economico-sociale e la ricerca del bene comune». 

Ebbene sorvoliamo sulla circostanza che sono passati dieci mesi da quando l’ex governatore Scopelliti ha annunciato le sue dimissioni. Sorvoliamo anche sul fatto che la IX legislatura si sia chiusa accumulando una serie di bocciature da parte del governo nazionale e di altri istituti sovrani su leggi e norme licenziate dal Consiglio regionale della Calabria. Veniamo al dunque. Ricordiamo i fatti. Un presidente uscente, in carica per l’ordinaria amministrazione, riceve - testuale - «richiesta formale, pervenuta alla Presidenza del Consiglio, del consigliere regionale di Forza Italia Ennio Morrone (già capogruppo dello stesso partito) che non può prendere parte alla seduta del 29 dicembre. Nella stessa richiesta, è fatto riferimento, inoltre, anche all’impossibilità per altri consiglieri regionali di opposizione di essere presenti alla seduta del 29 in quanto fuori sede». Morrone parla per sé e per altri. Questi ultimi imprecisati di numero e di nome. Morrone è ex presidente del gruppo di Forza Italia, ma questo titolo, sino a prova contraria, non gli attribuisce nessuna corsia preferenziale. Siccome Talarico è persona educata ascolta la sua richiesta. Il richiedente è malato? Verrebbe da dire: si mandi il medico fiscale a casa. Una sola assenza, per quanto prestigiosa, può impedire lo spostamento della seduta inaugurale? Mah! Morrone aggiunge: «ci sono altri che non possono venire». Chi? Silenzio. Non sono malati (e già sarebbe stata una giustificazione plausibile) ma “fuori sede”. Fuori sede? Ma questi non sapevano che si apriva la legislatura? O la funzione di consigliere è attività marginale e secondaria? Cosa c’era di più importante? Passi. Il presidente pro-tempore riceve una richiesta general generica, che accoglie. Non sarebbe stato più ordinato fare una verifica di cosa stesse accadendo nella casa degli azzurri? Anche perché la nota della presidenza è delle prime ore del pomeriggio di sabato, ma due ore dopo sei consiglieri (Fi + Cdl) su otto si smarcano dallo stesso Morrone smentendolo. Di fronte a una palese contraddizione a chi chiedere lumi se non alla coordinatrice regionale di Forza Italia. Certo, si poteva fare una istruttoria supplementare presso Brunetta, Capezzone, Toti. Oppure la persona più indicata era l’on. Jole Santelli. Certo dieci giorni non cambiano le sorti della Calabria e dei calabresi. Ma l’autoassoluzione non sembra una buona medicina.

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