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Sblocca Italia e articolo 38
Lacorazza: «La partita non è chiusa»

Basilicata

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POTENZA - «La partita sul petrolio non è chiusa»: il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, all’indomani della seduta di Consiglio regionale che ha bocciato l’emendamento con cui si chiedeva di impugnare gli articoli 35, 36, 37, 38 dello Sblocca Italia, torna a intervenire sui temi ambientali legati alle estrazioni. E soprattutto a ritagliarsi una posizione del tutto personale sulla questione.
Innanzitutto, spiega le motivazioni del voto di astensione in aula che lui stesso definisce «sbrigativa». «Non si può ridurre un confronto di mesi in una mozione, sicuramente legittima, sostenuta da pochi minuti di dibattito. Un argomento così importante, liquidato in poco tempo, ha più il sapore di esprimere una posizione che non di condizionare il corso degli eventi. Chi si candida a determinare cambiamenti sceglie questa secondo opzione». Non solo questioni di “forma” politica, ma anche di contenuti, visto che Lacorazza ammette: «Sulle modifiche che riguardano il comma 1 bis articolo 38 della sbloccaitalia ci sono miglioramenti consistenti». Ma i dubbi del presidente rimangono. Perché - sembra emergere dal suo ragionamento - rimane da chiarire il riferimento alla legge 239/2004. Che prevede che, in caso di mancata intesa, a decidere sia il governo. Solo in caso di inerzia (cioè di mancata risposta da parte della Regione) o anche di diniego all'intesa? E’ questo il punto sostanziale che secondo Lacorazza bisogna chiarire. Insomma, quella del presidente non è posizione di chi chiede di impugnare lo Sbocca Italia, ma nemmeno quella del governatore Pittella per il quale le modifiche introdotte dalla legge di Stabilità sono garanzia del diritto di veto della Regione. «Il tema resta e credo che insieme alle altre regioni va affrontato. Senza ideologismi».
Ma al di là del famigerato articolo 38, per Lacorazza ora l’attenzione si deve spostare su quella riforma del Titolo V della Costituzione che presto approderà alla Camera per il voto in seconda lettura. «Le regioni, e in particolare la nostra - dice il presidente - devono sapere affrontare la questione in maniera più incisiva nel rapporto con lo Stato, sapendo che la leale collaborazione non può essere sopruso da una parte e neanche veto dall'altra. Ma secondo Lacorazza, a difesa delle ragioni della Basilicata, c’è anche quell’ordine del giorno che prevede che non si vada oltre i 154 mila barili giorno già autorizzati. «Alcuni dicono, anche a ragione, che un odg è debole - continua - È vero anche questo ma qualsiasi altra scelta non può che non passare per un nuovo Consiglio Regionale che sarebbe oggetto di molta attenzione così come è stato il 4 dicembre. È un elemento ti di chiarezza non da poco rispetto ad un memorandum che avrebbe portato la produzione di barili giorno a 180 mila, mentre l'attuale estrazione è di 80 mila barili giorno.
Con chiarezza: qualunque cosa dovesse accadere dovrà passare per il Consiglio Regionale che certamente non passerà sotto silenzio».
Un richiamo, poi, alle novità introdotte dalla Finanziaria: il tavolo della trasparenza sul petrolio, partecipazione dei comuni su materie di intese stato regione, istituzione del centro medicina ambientale presso ospedale di villa d'Agri con avvio indagine epidemiologica (investimento di circa 2 ml di euro), più chiari obbiettivi e funzionalità all'osservatorio ambientale. Compresa la riforma e la riorganizzazione dell’Arpab.
Ma soprattutto, per Lacorazza, cè una questione politica: «Sul piano costituzionale chi può negare che anche grazie alle posizioni assunte (penso di aver fatto e di fare la mia parte) l'artico 38 è cambiato? Sul piano politico e istituzionale mai come in questi mesi si è tornati a parlare di petrolio, di futuro della regione. Questo è un fatto positivo anche quando le posizioni non sono perfettamente allineate e in alcuni casi opposte».

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