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Parola a Mara Carfagna
«L’identità di un popolo non si cancella con una legge»

Basilicata

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«SONO favorevole al progetto delle macroregioni». Mara Carfagna, già ministro per le Pari Opportunità del governo Berlusconi e attualmente portavoce del gruppo Popolo della libertà alla Camera dei deputati ha chiara della pubblica amministrazione e anche del sud, lo tiene a ribadire che è salernitana, sa quali sono i punti dolenti del meridione, di chi è costretto a scappare per trovare lavoro, conosce il progetto di legge di Mourassat e Ranucci, i due parlamentari del Pd che puntano ad unire il sud o quasi, perché in realtà vogliono prendere un pezzo della provincia di Potenza e unirlo a Cosenza, impastano insieme Calabria e Campania o Puglia e perimetrano un’area che è poi quella di Roma capitale, oltre a dividere il nord di due parti. In un tempo di guerre terroristiche, di attentati, di attacchi all’Occidente è chiaro che il Mediterraneo ha un ruolo chiave. E il sud affaccia in quel bacino. In realtà la proposta di legge di Ranucci e Mourassat non è stata incardinata. Significa che è ancora al vaglio della commissione costituzionale e a giorni potrebbe essere presentata o meno dalla Boldrini. Dipende se viene ritenuta legittima. Il punto però è che ad una parte del Pd e anche di una come la Carfagna che è una berlusconiana doc la proposta di unire piace. Insomma le riforme appaiono necessarie, anche per le regioni, non solo per le Provincie così come è accaduto. L’idea dell’ex ministro è chiara e forse rivoluzionaria.

Onorevole Carfagna quindi lei crede che le Regioni così come sono prospettate siano inutili?

«Guardi diciamocelo francamente io ritengo che così come sono state disegnate siano piccoli Stati quelli che abbiamo oggi, all’interno dello Stato centrale con duplicazioni di funzioni e spreco di danaro pubblico che non possiamo più permetterci. Lo dimostra inoltre la storia di questi ultimi mesi. Troppi soldi al vento»

E l’identità non rischia di essere cancellata?

«Ma no. Quella appartiene a un popolo, alla sua gente, alla terra. Io parlo di pubblica amministrazione di orpelli di cui bisogna liberarsi, bisogna avere il coraggio di fare le riforme. Come si fa a cancellare poi la storia di un popolo, penso a Napoli, alla Calabria, ai luoghi d’incanto della Basilicata, come Matera, ma non solo. Quello non si butta via con una legge. Io parlo di pubblica amministrazione».

Insomma spazzate via così come è accaduto per le Province. Ma le nuove macroregioni che ruolo dovrebbero avere, visto che lei non ritiene si debbano cancellare, ma accorpare?

«Ritengo debbano avere funzione di programmazione e pianificazione all’interno di un’area vasta. Per esempio in previsione anche della programmazione dei fondi europei, fondamentale per un sud che non trova un vero e proprio trampolino di rilancio. Le pare poco? A me no. Cerchiamo di lavorare appunto insieme, ma senza sprecare soldi, senza inutili carrozzoni. Serve clientele. E’ utile una pubblica amministrazione più leggera. E’ questa la svolta».

La proposta dei due deputati? Se arriva in aula, se insomma viene presentata dalla Boldrini, lei la vota?

«Aspettiamo l’incardinamento della legge e poi approfondiamo. Ma noi non diciamo no ad una riforma. Le Regioni così come sono, mi creda, non hanno alcun senso».

 

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