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Potenza, oggi scade l'ultimatum
E regna ancora la confusione

Basilicata

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POTENZA - Al giro di boa del mese - scadenza ideale del tempo a disposizione per tentare un governo di larghe intese - dovrebbe essere in programma l’incontro tra il sindaco Dario De Luca e il Pd. L’appuntamento è quello che dovrebbe chiudere se non l’intera partita sul «governo di rinascita cittadina», almeno il primo passaggio. È davvero fattibile una condivisione trasversale?
Ormai sono passati diversi mesi dall’appello del sindaco di Potenza. Troppo difficile andare avanti con il dissesto finanziario e senza governabilità. Impossibile costruire anche il più semplice dei provvedimenti con un consiglio a maggioranza di centrosinistra e il governo sostenuto dal centrodestra. Così De Luca, già a settembre, quando era emersa forte la difficoltà di chiudere il bilancio (il dissesto sarebbe stato votato due mesi dopo) aveva fatto appello «al senso di responsabilità» di tutte le sigle presenti in consiglio comunale.
Si è avviato così un difficile dialogo trasversale, fatto di consultazioni ufficiali, incontri informali e messaggi indiretti.
I punti fermi emersi finora in questa complessa trattativa sono pochi. Il sindaco difficilmente rinuncerà in giunta alla rappresentanza delle liste che lo hanno sostenuto fin dal primo turno. Il Pd - impegnato da tempo in una movimenta dialettica interna e alle prese con un congresso cittadino atteso da tempo - sembra aver raggiunto almeno la consapevolezza che una giunta di esterni potrebbe essere l’unica soluzione capace di tenere l’equilibrio interno. Terza cosa evidente, però, è che le altre sigle del centrosinistra non sono d’accordo. Il gruppo guidato dall’ex candidato sindaco Roberto Falotico chiede una giunta di consiglieri. Ipotesi sostenuta anche da Centro Democratico. Nelle ultime ore anche da I Socialisti sono arrivate perplessità rispetto allo schema indicato in casa dem.
Nonostante al centro della discussione, a detta di tutti, ci siano temi e programmi, è la tipologia di esecutivo a creare le maggiori distanze. Perché a seconda di chi entrerà in Giunta a Palazzo di Città, potrebbe cambiare anche l’equilibrio in consiglio. A questo si aggiunge la richiesta esplicita di De Luca sui profili che i partiti dovranno indicare: esperienza e indubbia moralità.
Comporre il mosaico non è semplice, mentre il calendario scorre, con la scadenza odierna legata all’ultimatum di De Luca. O un accordo, o dimissioni e dunque al voto. Certo, anche in caso di dimissioni ci sarebbero almeno venti giorni di tempo per cercare di tornare indietro.
In generale è una via che nessuno dei partiti vuole praticare.
Era stato proprio il sindaco martedì sera a tentare la via di una soluzione “straordinaria”, proponendo di persona agli altri ex candidati sindaco, durante un colloquio, di dare vita insieme alla giunta. L’unico disposto ad accettare il percorso sembra sia stato Michele Cannizzaro (Liberiamo la città). Luigi Petrone, ex sfidante al ballottaggio e oggi presidente del consiglio, non si è detto disponibile, soprattutto alla luce delle risoluzioni inseguite in ambito democratico. Per nulla convinto anche Falotico, deciso a rifiutare una via che comunque non avrebbe trovato accoglimento generale.
E adesso? Tocca al Pd convincere De Luca che le condizioni per un governo di salute pubblica ci sono, nonostante le divergenze interne allo schieramento. Magari, però, almeno si può cominciare ad amministrare la città.

s.lorusso@luedi.it

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