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L’emendamento nascosto e i tagli ai vitalizi
Lacorazza sotto attacco dei grillini

Basilicata

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PIERO Lacorazza se l’aspettava l’ondata di commenti alla proposta di riduzione dei vitalizi degli ex consiglieri regionali. Se l’aspettava soprattutto dai 5 stelle ma, molto probabilmente, non dai cittadini. Partiamo dalla “difesa” lanciata tra i commenti di Facebook. «Tanti di noi - scrive Lacorazza - per anni hanno fatto attività politica senza nessun riconoscimento economico. Oggi rivesto una responsabilità maggiore. Questa responsabilità viene anche utilizzata per ridurre del 30% i costi. Poi se vuol dire che un consigliere regionale che svolge una funzione di rappresentanza su 131 comuni non deve avere nessun indennizzo e rimborso mi dispiace ma non concordo». E ancora, riferendosi alle esternazioni di una utente: «Penso che se lei fosse al mio posto forse potrebbe fare di più e meglio ma non credo rinuncerebbe ad un'autonomia ed una attività istituzionale e politica che se fatta bene sul territorio comporta impegno e spesa».
Il problema è che il presidente del Consiglio regionale attualmente si trova accerchiato. Perché questa proposta di riduzione dei vitalizi, già aboliti nel 2013 e applicabili soltanto a chi ha partecipato alle scorse legislature, è uscita fuori proprio in concomitanza con la polemica sull’emendamento “fantasma” votato alle 2:30 della notte tra sabato e domenica scorsa in consiglio regionale. In questo emendamento, presentato da Cifarelli e poi ritirato dopo il voto constatata la mancanza del documento negli atti della minoranza, ma solo dopo le proteste del consigliere Perrino, avrebbe aggiunto un nuovo dirigente nella presidenza del consiglio. Una scelta che Cifarelli ha motivato chiaramente: «Bisognava equiparare il personale in dotazione dell’ufficio di presidenza del Consiglio con quello della Giunta». E al capogruppo Pd è capitata la stessa sorte di Lacorazza, tant’è che ieri ha specificato meglio, sempre su Facebook, il suo stato d’animo in relazione a quell’emendamento: «Il più incazzato per l'accaduto sono proprio io, perché farmi passare per quello che fa le furbate non mi va proprio. E il ritiro dell'emendamento l'ho fatto io, non altri, perché era giusto che lo avessero tutti i consiglieri prima di votarlo».
Insomma, polemica finita? No. Si parla soltanto di raccomandazioni. Il resto è un susseguirsi di analisi, più o meno legittime, sulla situazione economica dei lucani in rapporto agli stipendi percepiti dai consiglieri regionali. Si ritorna, quindi, al vecchio refrain degli stipendi, considerati troppo alti.
Lacorazza insiste e non ci tiene a farsi rappresentare come membro di una “casta”. «La riduzione del 30% non è una chiacchiera. È un fatto. Sono figlio di insegnante e da ragazzo orfano di padre. Ho già spiegato che ognuno di noi viene dalla gavetta e dai sacrifici. La macchina c'è e non mi viene a prendere in nessun posto se non per ragioni di rappresentanza. In ufficio mi reco con la mia macchina. Non ci sono palestre, piscine e tutte le cose inesatte dette. Infine si possono ancora ridurre i costi, ma anche nel rispetto delle diverse responsabilità che ognuno assume e riveste». E così una proposta legittima del presidente Lacorazza si trasforma in una contraddizione. C’è però un aspetto sul quale è necessario riflettere: Lacorazza parla di un risparmio di circa 600mila euro, soldi che potrebbero essere ivnestiti secondo lui anche per la creazione di una rivista che riapra il dibattito sul Mezzogiorno. Ci sarebbero investimenti ben più necessari da mettere in campo rispetto ad una nuova rivista nella galassia dell’editoria lucana, magari con vita brevissima.

v.panettieri@luedi.it

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