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Regione, un esercito di precari aumentato senza criteri
e intanto la politica pensava a stabilizzare se stessa

Calabria

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CATANZARO - Prosegue l'inchiesta avviata da Il Quotidiano del Sud e pubblicata sull'edizione odierna del giornale sul mondo dei precari, dopo aver messo in luce l'assenza per 40 anni di concorsi pubblici (LEGGI) nella seconda puntata dell'indagine giornalistica si mette in evidenza come i precari in Calabria siano oltre 6.000 creati in seguito alla legge 1/2014 che doveva recepire la legge 125/2013 (norma nazionale sulla stabilizzazione dei precari storici).

Si tratta di una situazione esplosiva che ora dovrà essere gestita dal nuovo consiglio regionale e dagli enti locali (molti dei quali in una situazione di predissesto), uno stato di cose derivante da una gestione non troppo chiara in cui spesso la politica ha alimentato e continua alimentare aspettative oltre che consenso, ma tutte queste persone difficilmente entreranno alla Regione a pieno titolo nel medio termine per mancanze di risorse. 

Ora, senza una accurata valutazione di merito, si cambia lo status giuridico dei lavoratori (tutti hanno diritto al lavoro ma non si possono violare le leggi dello Stato) e si finisce con il dirottare su altre tipologie di precari fondi che invece erano finalizzati ad un solo tipo di precari storici (Lsu ed Lpu).

Intanto mentre i precari crescevano il mondo della politica pensava a stabilizzare se stesso. Tra i paradossi della gestione dei precari della Regione, infatti, ci sono anche le stabilizzazioni dei politici e dei parenti dei politici. Una vicenda che destò molte polemiche il cui epilogo è tutto ancora da scrivere perché pende un ricorso in Cassazione. Tutto è accaduto quando i consiglieri regionali approvarono una norma per non consentire la stabilizzazione di chi era rimasto fuori facendo una netta separazione tra “figli e figliastri”. Tra gli stabilizzati illustri il consigliere regionale Carlo Guccione e il deputato Ferdinando Aiello, entrambi del Pd a quei tempi portaborse nel gruppo del Ds e di Rifondazione Comunista, il figlio di Mario Pirillo, il fratello del presidente del consiglio del tempo Luigi Fedele, l’ex consigliere regionale dei Ds Nicola Gargano, la sorella del consigliere Pezzimenti. La vicenda risale al 2001, in una fumosa seduta serale, datata 19 settembre e tra ricorsi, delibere e nuove leggi si trascina fino ad oggi in attesa della decisione finale della Cassazione

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