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I diritti acquisiti

Basilicata

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MACHIAVELLI coi vitalizi non c’entra, ma se proprio vogliamo tirarlo nel discorso per la giacchetta - come fa Anna Maria Riviello per cercare di legittimare una protesta che ha come unica possibile argomentazione la salvaguardia di un privilegio – non possiamo esimerci dal dire che per il letterato e pensatore fiorentino la politica doveva essere a-morale (libera cioè dai vincoli di una morale religiosa assoluta), ma non immorale; vale a dire che il nostro Niccolò riconosceva alla politica un suo fine (quel famoso fine capace di giustificare ogni mezzo) che andava individuato nel bene dei Cittadini e dello Stato; ed era secondo lui proprio in rapporto al perseguimento di questo bene comune che l’azione politica doveva essere giudicata.
Perciò, con buona pace di tutti, la tirannide (quella che la Riviello paventa all’orizzonte del ventilato taglio dei vitalizi) arriva quando l’agire politico tende ad un fine “immorale” quale può essere , per l’appunto, la salvaguardia dei privilegi di pochi a danno di molti. Per quanto riguarda invece le accuse di populismo che gli agguerriti ex scagliano contro chi, in un momento difficile come questo, ha finalmente smesso di raggranellare gli spiccioli nelle tasche degli ultimi per accorgersi che esistono categorie di privilegiati che i benefici di cui godono se li sono “disegnati”, legalizzati e resi inviolabili da sé, forse è il caso di ricordare che il peggiore dei populismi è quello conservatore, espresso da coloro che, pur pronti a riconoscere e commiserare pietisticamente le sofferenze del popolo, desiderano in fondo che lo status quo non muti e sono convinti che ogni tentativo di farlo cambiare sia deprecabile e dannoso.
Non pare quindi ci sia nulla di più terribilmente populistico che piagnucolare sulla crisi, sul lavoro che non c’è, sulla povertà che avanza ( cosa che molti ex consiglieri continuano a fare e non di rado) e poi levare gli scudi, parlando addirittura di “vendetta postuma contro persone quasi tutte molto anziane” , e cucirsi le tasche agitando una Costituzione che oggi troppi vorrebbero utilizzare piuttosto come il libro dei morti degli antichi Egizi, che non come garanzia di un intero Paese. “Vendetta postuma”: queste parole sono addirittura grevi, offensive e indegne di una intellettuale che evidentemente vede se stessa e i suoi “colleghi ex” sui gradini superiori di un’arena in cui si muove una massa becera di persone assetate del sangue altrui; o che, ancora, dall’alto dell’onnipotenza giustificatoria di una età molto avanzata, non ha vista sufficiente per guardare a quanti, anziani/vecchi/vecchissimi, vivono da sempre con le briciole mentre alla mensa degli ex si banchetta ad ufo.
Ma se proprio vogliamo parlare di Costituzione e di diritti acquisiti, proviamo a pensare che il primo diritto Costituzionale è il lavoro che molti stanno perdendo, altri hanno già perso, moltissimi non hanno mai avuto; proviamo a pensare al diritto allo studio dei portatori di handicap, violato ogni giorno dai tagli drammatici fatti alle scuole; o, perché no, ricordiamoci degli esodati o dei diritti dell’infanzia che la crescente povertà tende ad annullare del tutto. E così si potrebbe continuare all’infinito, enumerando quanti diritti violati ci sono in certe riforme pensionistiche, quanti in quelle leggi elettorali che non hanno consentito agli italiani di scegliere realmente i propri rappresentanti, quanti in quella malattia politica che il mondo lo ha cambiato sì, ma certamente non in meglio.
E dunque, respingendo con sdegno ai mittenti qualsiasi rappresentazione di una cittadinanza rancorosa ed idiota, affamata di sacrilegio contro sedicenti numi e pronta ad abboccare all’amo della demagogia, va detto che la proposta di legge trasversalmente sottoscritta da Lacorazza, Mollica, Galante, Polese e Castelluccio va apprezzata per quello che è, e cioè un tentativo di svolta, una risposta data non alla pancia, ma alla legittima richiesta di equità che i tempi reclamano.
“Senza i fessi – recita un proverbio napoletano – i dritti non campano”.
Ma i cittadini non sono fessi e loro a questi “dritti” acquisiti vorrebbero rinunciare volentieri.

 

 

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