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Il rischio commissario
e ipotesi di nuove elezioni

Basilicata

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POTENZA - Sabato scorso il presidente della commissione Bilancio del Comune di Potenza, Felice Scarano, lo ha detto in modo chiaro: «Possiamo anche trovare l’accordo politico, ma non basta più».
Ormai il terreno su cui si gioca per la salvezza della città di Potenza è quello economico.
Certo, hanno fatto notare un po’ tutti, con un gruppo coeso e trasversale sarebbe più facile chiedere conto ai livelli amministrativi superiori - Regione e Stato - e far valere le ragioni di un comune capoluogo, piegato dal dissesto, dai debiti e senza soldi per chiudere il bilancio di previsione.
Ma, anche in questo caso, potrà bastare? Del resto a viale Verrastro le casse non sono floride e le vertenze in corso tanto ampie da far poco sperare.
Con una politica di rigore, tagli ad alcuni servizi e qualche nuova entrata dai tributi, il sindaco Dario De Luca ha ipotizzato che la cifra ancora «scoperta» potrebbe fermarsi a circa 12 milioni di euro.
Serve reperirli entro novanta giorni dalla ratifica del dissesto da parte del Capo dello Stato. Il conto alla rovescia non è ancora cominciato, così nel tempo a disposizione magari sarà più facile esaminare le pieghe del bilancio regionale e trovare qualche risorsa da poter spostare sul capoluogo, con un impegno di spesa da concretizzare poi in sede di assestamento di bilancio in estate.
Senza una posta finanziaria capace di portare il Comune di Potenza al pareggio del bilancio di previsione 2015, nei prossimi mesi, il prefetto dichiarerebbe lo scioglimento del consiglio comunale. Circostanza possibile anche qualora il sindaco De Luca non ritirasse nei prossimi venti giorni le dimissioni rassegnate lunedì scorso.
In questo ultimo caso la città si avvierebbe alle elezioni di maggio. Nel frattempo spetterebbe a un commissario dare vita alle risoluzioni necessarie per ripianare i conti dell’ente. Un’eventualità da tutti scongiurata: «Un commissario non guarderebbe in faccia nessuno, licenzierebbe senza pensare a welfare, crisi sociale, storie della comunità». È proprio questa condizione che lascia ipotizzare quanto poco “conveniente” sia dal punto di vista politico procedere con l’amministrazione: la responsabilità di chiudere servizi, licenziare lavoratori, alzare tariffe non è certo di poco conto.
Anche questo entra nel ragionamento delle forze politiche stanno cercando, lungo tutto l’arco consiliare, di immaginare «un governo di rinascita cittadina». O tutti, o nessuno, ha ribadito De Luca: la responsabilità deve essere condivisa.
Meglio andare a votare? Il centrosinistra non sembra averne molta voglia, titubante rispetto all’esito elettorale in caso di urne in primavera. Nel centrodestra molte sigle sarebbero comunque pronte a ricompattarsi attorno a Dario De Luca, che avrebbe dalla sua anche una fetta importante di civismo. E forse senza neanche la divisione che ha caratterizzato lo schieramento nella corsa del maggio scorso, con due candidati a puntare al Municipio.
C’è in generale molta confusione, le posizioni cambiano di ora in ora, nemici e alleati litigano, si chiariscono e poi decidono. Nel frattempo la città chiede almeno un po’ di certezza. Tanto, risalire la china della crisi sociale ed economica, al momento, sembra un’impresa impossibile.

s.lorusso@luedi.it

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