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Tutti sul carro di Matera
pensiamo a Potenza 2019

Basilicata

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CARA Lucia,
leggo con tristezza le cronache sul marasma politico, finanziario e amministrativo nel quale è precipitato il Comune di Potenza (ho anche appena letto il tuo editoriale). Il mio vecchio capoluogo sta vivendo ore difficili, e la cosa che mi rattrista è che nessuno è disposto a dire "abbiamo sbagliato" oppure a mettere in pratica atti di concreta generosità, dismettendo l'orgoglio, tra le più gravi patologie di qualsiasi organismo sociale complesso. Sono francamente indignato che il centro politico, burocratico e identitario della Basilicata - i lucani si riconoscono molto più di quel che si pensi nell'operosità non levantina di Potenza - stia soccombendo senza che nessuno ponga il problema in maniera forte, tanto da diventare questione regionale di prim'ordine.
Tutti stanno salendo sul carro del vincitore, ovvero sul carro trionfante di Matera capitale culturale europea del 2019. Io invece dico che i lucani più generosi e coraggiosi dovrebbero impegnarsi fino in fondo per Potenza 2019, affinché il capoluogo di regione possa ridiventare centro propulsore di buona economia e di buona politica e non il cascame fallimentare del vecchio clientelismo partitico che ha portato una benestante bellissima città (sì, Potenza è bellissima, anche se bisogna avere molta maturità di sguardo per riconoscerla) a diventare un rottame politico e mediatico.
Credo fermamente che il futuro della Basilicata passi attraverso una rigorosa analisi e una volenterosa risoluzione della "questione potentina".
Certo, non è facile invertire la rotta, visto il declassamento degli intellettuali lucani e amici dei lucani al rango di tour-operator o di guide turistiche. Ma puntare su Matera è facile, facilissimo: difficile, in questo frangente, è puntare su Potenza, sulla sua perduta serietà, operosità e rigorosità. Io, nel mio piccolo, ci punto. E mi piacerebbe che si aprisse una vera e grande battaglia per Potenza capoluogo di Regione 2019.
Un ruolo da riscoprire facendo convergere su Potenza tutte le migliori energie politiche, economiche, sociali e culturali non abbagliate dai lustrini di Matera, non inacidite dal clientelismo più o meno tradito e dal solito e troppo diffuso cupio dissolvi del "tanto peggio tanto meglio" (la crisi identitaria di Potenza non incomincia forse quando la politica potentina ha accettato senza battere ciglio - per viltà - che venisse raccontata come un nido di vipere massoniche e assassine?).
Ma chi vuole davvero bene a Potenza al di là degli "interessi" particolari?

 

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