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Fondi a Potenza. Sì, ma come?
Una proposta di legge per cedere risorse ai capoluoghi

Basilicata

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POTENZA - Quello che non è stato chiarito - e non lo sarà forse nelle prossime ore - è la prospettiva da cui si vuole affrontare il tema del finanziamento alla città di Potenza, se con lo sguardo dell’emergenza o di una cornice generale che affronti il rapporto tra popolazione e servizi.
La proposta di legge di Gianni Rosa (Fdi) e Aurelio Pace (Popolari per l’Italia) è all’inizio del cammino burocratico a viale Verrastro. Ieri, una riunione congiunta di prima e seconda commissione (Affari istituzionali e Bilancio) ha fatto emergere chiara proprio la necessità di stabilire la strada su cui affrontare la “questione Potenza città in dissesto”.
In audizione c’era il sindaco Dario De Luca che ha confermato le cifre drammatiche del bilancio: 70 milioni di euro di entrata, 94 di uscite. «Ho potuto spiegare ai consiglieri regionali le nostre difficoltà, e mi fa piacere aver trovato un clima di grande ascolto e sostegno. Noi non ci stiamo risparmiando».
In queste ore, anche in vista dell’arrivo della commissione liquidatrice che dovrà gestire la massa debitoria degli anni pre-dissesto, il municipio di Potenza è alle prese con nuovi conti. Sotto la lente soprattutto i contratti di forniture e servizi: si taglia il possibile. Con qualche entrata aggiuntiva sul versante tributario, De Luca conta di poter abbattere la cifra negativa a 12 milioni di euro. L’emergenza della città di Potenza è in quel deficit, e nella tempistica: il bilancio 2015 in pareggio va depositato entro l’8 maggio.
De Luca ha rimarcato lo sforzo fatto dalla città, erogatrice di servizi per una comunità regionale. Condizione comune anche all’altro capoluogo.
È da qui che parte la proposta di legge. Ed è su questo tema che il dibattito dei consiglieri ha trovato spazio. L’assenza del presidente Marcello Pittella ha poi forse contribuito ad affrontare il tema da una prospettiva più generale. Impossibile in quella sede ricevere una risposta univoca sulla posizione (e la possibilità economica) della Regione sul singolo caso Potenza. Come fare?
È stato Mario Polese (Pd) a esplicitare una delle possibilità: «Non me ne vogliano gli amici di Matera, che sono stati bravissimi a fare della loro città un gioiello, ma il tema è uno solo e si chiama Potenza». Anche perché, dice il consigliere, altri territori potrebbero avanzare legittime richieste sul ruolo sovracomunale.
«Il punto, però - spiega Rosa, proponente della legge e presidente della commissione Bilancio - è individuare la strategia. Sono tutte legittime richieste, ma per ognuna servono volontà politica, sede giusta di discussione. Qui il nodo è quello dei due capoluoghi». Come sarà affrontato?
L’argomento, allora, può essere declinato su tre fronti, suggerisce Santarsiero, ex sindaco di Potenza e presidente della prima commissione.
«Il primo livello è quello dei servizi sovracomunali, che coinvolge Potenza e Matera»: ciascuna raggiunta ogni giorno da migliaia di pendolari del lavoro, del turismo o dello studio». C’è poi da dibattere sul «ruolo che spetta a ciascun capoluogo, ma è un’altra discussione». Il terzo livello è quello che riguarda esclusivamente Potenza e le sue esigenze economiche: «La città chiede aiuto alla Regione che, come fatto in passato, è giusto lo offra».
Questo non significa chiudere lo sguardo sulle altre mille emergenze del territorio, dalla viabilità provinciale, ai piccoli Comuni.
«Il dibattito in commissione mi ha dato la speranza che si possa costruire il clima politico giusto attorno alla situazione di Potenza», dice De Luca. Da tempo ha fatto appello alle forze politiche regionali per prendere in carico il bisogno del capoluogo, «che alla comunità lucana comunque garantisce servizi». Il tempo a disposizione per salvare la città da una nuova bancarotta non è molto. «Noi, nel frattempo, stringiamo i denti».

s.lorusso@luedi.it

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