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Come è facile
aprire guerre di campanile

Basilicata

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NON me ne vogliano gli amici di Matera ma il tema è uno solo e si chiama Potenza».
E’ da questa dichiarazione del consigliere regionale Mario Polese che rischia di innescarsi, «ancor più in un momento come questo un equivoco dai risvolti “campanilistici”. Una dichiarazione che ci limitiamo a definire poco felice perchè esprime una chiara necessità-priorità cioè affrontare la situazione di Potenza ritenendo però che si possa includere nell’ambito dei servizi sovracomunali senza considerare tutto il resto della regione e delle sue realtà.
La discussione sul tema ha vissuto anche negli anni passati di evidenti spunti polemici ed oggi si rischia di incorrere nel medesimo errore, di scivolare sulla classica buccia molto più pericolosa a pochi mesi dall’avvio di una campagna elettorale a Matera.
Forse sarebbe il caso di fare chiarezza, di distinguere quelle che sono le leggi da introdurre per i servizi sovracomunali da quelli che sono gli interventi diretti a sostenere una difficoltà evidente come quella della città di Potenza. Definendo modi, tempi e cifre. Già perchè la sensazione è che di emergenze ce ne sia più di una a vario titolo ed in diverse modalità. Ma questa ovviamente è una valutazione che vale tanto quanto quella del consigliere Polese.
Di certo l’approccio politico e metodologico alla questione Potenza non ci pare quello migliore. Si potrebbero ribattere tante cose, si rischia facilmente di entrare nella guerra di campanile.
Si rischia di escludere una necessità di intervento per Potenza che va riconosciuta ma non secondo il principio che c’è una sola emergenza ed una sola priorità. Altrimenti si potrebbe anche dire “chi è causa del suo mal...”, ma non sarebbe giusto perchè la Basilicata è una e le priorità sono tante. Potenza è una di queste. Non l’unica.

p.quarto@luedi.it

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