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Ministero per il Sud
Falotico: «Non sia solo propaganda»

Basilicata

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LA proposta di un ministero per il Mezzogiorno che il premier Renzi ha tirato fuori dal cilindro, subito dopo aver archiviato la parentesi dell’elezione del presidente della Repubblica, scalda gli animi e e alimenta il dibattito. Solo strategia politica o una rinnovata attenzione al Sud? La cosa certa è che il Presidente del Consiglio, seppure stia ancora valutando l’ipotesi, intenderebbe procedere subito. E siccome sta cercando una sostituta per il ministro Lanzetta che si è dimessa, l’occasione potrebbe essere proprio questa: nuova nomina con nuovo ministero, non più Affari regionali ma del Mezzogiorno, appunto. Il primo a commentare è stato Romani Prodi: «Se è un ministero che non ha potere di coordinamento diventa di serie B perché deve chiedere l’elemosina agli altri. Se invece ha un potere forte può essere estremamente utile».
Ma ora il dibattito appassiona anche i lucani. Ed è così che il segretario regionale della Cisl, Nino Falotico, seguendo le orme del collega pugliese, si esprime e prende posizione. Augurandosi, innanzitutto, che non si tratti della solita boutade propagandistica. Ma piuttosto «la concreta presa d’atto della necessità di sanare una lunga latitanza nazionale sul tema del Mezzogiorno». Falotico valuta comunque positivamente la proposta, sempre che si traduca in fatti.
«È positivo - rimarca - che dopo anni di oblio la questione meridionale torni ad affacciarsi, seppur timidamente, nell’agenda politica nazionale. Sulla scia di una vulgata tornata in auge nei primi anni del XXI secolo, il Mezzogiorno, con il suo carico di problemi e contraddizioni, ma anche di risorse e opportunità, è stato colpevolmente espunto dal dibattito economico e sociale e archiviato nello scaffale polveroso delle idee démodé. L’élite che ha governato il paese negli ultimi tre lustri, condizionata dalla martellante propaganda anti-meridionale della Lega, che oggi si atteggia a forza nazionale con molto folclore e poca credibilità, ha decretato la fine della questione meridionale come questione nazionale, soffocando nella culla quel poco di convergenza che dalla seconda metà degli anni ’90 aveva ridotto parzialmente lo storico divario tra Nord e Sud».
Per il leader della Cisl lucana siamo di fronte alla maturata consapevolezza di una ripresa internazionale difficile da agganciare anche a causa della debolezza del Mezzogiorno, dalla scarsa dinamicità della sua domanda interna, dal processo di desertificazione industriale che ha colpito molti suoi territori, dalla riduzione dei trasferimenti nazionali per gli investimenti infrastrutturali e produttivi.
Ecco allora che un ministero per il Sud - secondo il segretario - potrebbe essere una valida risposta istituzionale. A patto, però, che venga concepito come cabina di regia per rendere più spedita, efficace ed efficiente la spesa delle ingenti risorse comunitarie. Da accompagnare necessariamente con istituzioni locali maggiormente responsabili dentro un percorso che, rifuggendo sia da nuove tentazioni centralistiche sia da perniciosi richiami localistici. Insomma, con le sue parole, «un nuovo modello di governance che guardi al Sud come area ottimale di politiche economiche e sociali e non come semplice sommatoria centrifuga di territori e di politiche».
“Il problema del Sud - aggiunge ancora Falotico - non è solo il divario che lo divide dal resto del paese, ma il debole livello di integrazione tra la sua dorsale Est e la sua dorsale Ovest, come ha opportunamente osservato Massimo Lo Cicero». L’ipotesi di un ministero per il Sud potrà avere successo - avverte il segretario della Cisl lucana - solo se sarà messa al servizio di una strategia di alto profilo politico tesa al superamento delle spinte centrifughe, che indeboliscono e svuotano come un tarlo paziente il Mezzogiorno delle sue risorse migliori, e delle contraddizioni tra aree forti e aree deboli, tra aree soggette a impetuoso e disordinato inurbamento e aree in via di spopolamento, tra l’osso e la polpa.
Ed è qui che la Basilicata potrebbe giocare il suo ruolo «cruciale», «come regione cerniera tra Est e Ovest». «Una sfida non banale - continua Falotico - che va sostenuta con la risolutezza e la lungimiranza di chi crede che i grandi cambiamenti non sono il risultato della felice intuizione del singolo o di una oligarchia illuminata, ma sono sempre l’espressione di grandi movimenti sociali. Senza una rivoluzione delle coscienze non ci sarà panacea tecnocratica o ministeriale in grado di risollevare il Sud dal suo torpore».

 

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