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Annunciata la chiusura della materna di via Torraca
I costi di nido e mensa aumentano, ma i servizi no

Basilicata

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POTENZA - Comincia a diventare - se non fosse tragico - una barzelletta. Non ci sono soldi, si chiude. Non ci sono soldi per le scale mobili e si chiude, non ci sono soldi per gli asili e si chiude. A questo punto, verrebbe da dire, i cittadini non hanno soldi per pagare le tasse e non le pagano. E sarebbe anche la logica conseguenza in una città che i servizi li taglia al cento per cento.
Ieri mattina l’annuncio dell’ennesimo taglio: quello della scuola dell’Infanzia di via Torraca. Una scuola storica, sempre pienissima di bimbi, non tutte le domande potevano essere soddisfatte, tale era la richiesta del quartiere. Una scuola che funziona ma che ha una pecca: è comunale.
E allora? E’ un ramo secco forse una scuola che offre un servizio così essenziale ai cittadini? E’ un ramo secco la scuola di via Roma, altrettanto di alto livello e che ha accolto diverse generazioni di potentini?
Ma è così che si fanno le scelte in questa città? Evidentemente si è deciso che è la scuola il ramo secco da tagliare.
«La dichiarazione dello stato di dissesto finanziario - si legge in una nota del Comune - crea forti limiti alla spesa per il personale. A partire dal prossimo anno scolastico altre unità di personale docente attualmente in servizio nelle Scuole comunali dell’Infanzia acquisiranno il requisito della pensione. Per mantenere in funzione le attuali sezioni, occorrerebbe integrare in maniera massiccia il personale del Comune con nuovo personale docente a partire dall’anno scolastico 2015/2016».
Non un cenno al disservizio enorme che si crea alla cittadinzanza, solo un freddo invito ai genitori «a provvedere all’iscrizione dei propri figli presso altre strutture scolastiche presenti a Potenza». L’importante è che non siano comunali.
Allora un attimo. Da cittadini capiamo che ci sono delle difficoltà, impossibile non accorgersene. Ma qui la situazione sta diventando davvero insostenibile per due ordini di motivi: il primo è relativo al rapporto “qualità-prestazioni”. In corso d’opera, dal primo gennaio, sono aumentate tutte le tariffe, dalla mense agli asili nido. Il prezzo del dissesto, non c’è dubbio. Ma a fronte di questi aumenti, i servizi continueranno a scemare, perché il prossimo anno - è prevedibile - i genitori dovranno far ricorso a strutture private, i posti a disposizione in questa città erano già pochi rispetto alle richieste. E poi c’è la questione lavoro: in una città già allo stremo si creerà nuova disoccupazione. Tante professionalità che in questi anni hanno lavorato con i bambini spesso aspettando mesi prima di essere retribuiti. Ma che dall’anno prossimo dovranno seriamente temere per il loro futuro. E non saranno i soli, perchè se la logica è tagliare tutto, possiamo facilmente immaginare che dal prossimo anno scolastico salteranno anche le mense, con relativi posti di lavoro.
La risposta - anche questa sta diventando monotona - è che si è troppo sperperato in passato, questo è il conto di politiche scellerate ecc. ecc. Come già scritto tante volte - e anche qui rischiamo di essere ripetitivi - i predecessori dicevano e scrivevano le stesse cose. E gli amministratori attuali allora si scagliavano con tutta la loro forza contro tagli indiscriminati «perchè a pagare non dovevano essere i cittadini», non è difficile provarlo. I soldi in questa città - chiariamolo - non ci sono mai stati. E se ci sono stati sono stati gestiti talmente male che non ci siamo accorti della ricchezza.
La nuova giunta prometteva di fare chiarezza, tagliando gli sprechi. Ma una scuola è uno spreco?

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