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Accordo trovato e disfatto più volte in giornata
Larghe intese lontane, poco tempo ancora

Basilicata

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POTENZA - Accordo fatto, il quadro è chiaro, solo un dettaglio, forse due, anzi no, aspetta, c’è scontro, ma quale unità, tutto da rifare. E daccapo. Quando finirà?
Il tempo, come ha detto lo stesso sindaco, «non è una variabile». Non lo è per trovare la quadra politica al governo di salute pubblica: sabato la scadenza del termine entro cui ritirare le dimissioni. Non lo è per il Comune che, dopo aver approvato il dissesto a novembre, deve presentare un bilancio di previsione 2015 in pareggio nei prossimi 90 giorni. Impresa non da poco viste le cifre del deficit comunale.
Da settembre De Luca chiede sostegno e condivisione, uno sforzo per costruire un governo trasversale, capace di tenere dentro tutte le sigle dell’arco consiliare. L’obiettivo, superare l’ingovernabilità: centrosinistra maggioranza in aula, centrodestra al governo.
Nei mesi scorsi le trattative sono andate avanti con accelerate e ripartenze. Poi la stretta di domenica scorsa. Con la proposta di giunta di interni varata da De Luca la crisi si è acuita.
Lo strappo con alcune delle forze che hanno sostenuto il sindaco dal primo turno sembra irrecuperabile: troppo schiacciato sul centrosinistra e sul Pd, che ha «condotto la città al dissesto».
Sul fronte opposto le cose non vanno meglio. Ed è il Pd lo spazio in cui si consuma la lacerazione più difficile da sanare. La partita si sta giocando (consumando) sulla “tipologia” di giunta. Tutti esterni, è la posizione ferma di un pezzo del Pd che fa capo al capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. Una scelta che permetterebbe di non spostare gli equilibri di forza tra le aree, anche rispetto a nuovi ingressi in consiglio comunale.
Ma chi lo ha deciso? Perché il veto sugli interni? I renziani, che sulla città fanno capo al consigliere regionale Mario Polese e al senatore Salvatore Margiotta, fanno notare da tempo che nessuna decisione è stata assunta sul tema “città” in sedi di partito. Non se ne è discusso e gli organismi sono scaduti. Nè il governatore Pittella, fanno sapere, ha messo voce in questa partita. Non accettano in particolare che il veto riguardi le due renziane (Sagarese e Cutro) scelte da De Luca nella prima ipotesi di giunta interna: ne fanno una questione di principio. Sul caso non faranno un passo indietro.
C’è poi la sensazione diffusa che i gruppi consiliari dem vivano in modo più doloroso la vicenda, rispetto allo scontro della dirigenza. Per molti amministratori dem basterebbe lasciare a ogni area la possibilità di esprimere un proprio rappresentante, secondo caratteristiche che ogni gruppo ritiene più giuste. Poi gli equilibri di partito si discuteranno in altre sedi.
De Luca al centro, incastrato nella scelta da fare: con quale parte far saltare il banco?
È facile immaginare che il sindaco cerchi di evitare lo scontro anche solo con un pezzo di dirigenza del Pd, nel timore che poi un governo di coalizione possa essere messo a dura prova. Del resto, non ha senso - dice da sempre - costruire un’intesa tanto per galleggiare un altro po’.
Ma il banco deve proprio saltare? La città sullo sfondo aspetta di sapere se tornerà al voto. Nel frattempo osserva questo scontro per la leadership sulla città. Che forse ai leader neanche presta più attenzione, presa com’è a sopravvivere.

s.lorusso@luedi.it

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