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Un gioco dell’oca e nuova maggioranza
Dario De Luca ritira le dimissioni

Basilicata

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POTENZA - Le firme in calce sono quelle di quasi tutto il centrosinistra - entrambi i “pezzi”, quello che ha sostenuto Luigi Petrone e quello di Roberto Falotico - più una delle sigle che avevano sostenuto De Luca fin dal primo turno.

L’accordo trasversale, un po’ politico, un po’ d’emergenza, ratifica quello che da ore era stato chiaro: intesa non ce n’è, non in un consiglio comunale così distante, in scacco di lacerazioni interne tra partiti. Sullo sfondo la città in dissesto e una decisione che arriva sullo scadere del termine di legge. Una condivisione così larga convince Dario De Luca a ritirare le dimissioni, depositate lo scorso 26 gennaio. La legislatura va avanti.

Il documento di sintesi firmato dai democratici (renziani compresi), dagli alleati “minori” del Pd, dal centro moderato e da Potenza condivisa di Falotico dice che meglio di così non si poteva fare. La politica cittadina «si è incartata», per dirla con le parole di qualche giorno fa di De Luca.

Nulla cambi allora, questa la richiesta. Meglio così, con la giunta in carica dai primi giorni, sfiduciata nei fatti da alcune settimane, quando a Palazzo di Città si è cominciato a parlare di larghe intese e rimpasto. Richiamata adesso a proseguire perché - attestano i consiglieri nel documento congiunto - l’amministrazione sta lavorando bene e la città ha bisogno di proseguire lungo questa via.
Diversi mesi e nessun equilibrio. Urla, strappi, divisioni, avvii e ripartenze. Dall’appello al governo di salute pubblica di settembre, le trattative sono andate avanti per drammi e scossoni, incomprensioni e conferenze stampa. Bisognava superare lo stallo dell’anatra zoppa: consiglio a maggioranza di centrosinistra, governo di centrodestra.

A dominare il percorso di mediazione c’erano, però, la frattura interna al Pd - mai così profondo lo scontro tra l’area di Speranza-Santarsiero e il governatore Marcello Pittella - e l’allontanemento di Fratelli d’Italia da quel sindaco che il partito aveva lanciato, con un’operazione vittoriosa unica in Italia, nella regione rossa, casa madre dell’armata Pd. «Ma no, Fratelli d’Italia e la civica garantiscono il sostegno». Le firme delle due sigle sul documento congiunto mancano per una questione di forma, spiegheranno in conferenza stampa sia il sindaco, sia l’assessore Bellettieri, che di FdI è il coordinatore provinciale. Del resto, perchè certificare un sostegno che c’è sempre stato, fin dal primo turno? «Non abbiamo messo noi in discussione l’attuale governo». Popolari per l’Italia (che pure era nella coalizione originaria del sindaco De Luca con la civica e FdI), invece, decide di firmare. «Solo per sottolineare il ruolo di mediazione svolto», spiegano.
Fuori dall’impegno anche la coalizione di Michele Cannizzaro (Forza Italia e Liberiamo la città).

Tutto il resto è custodito nelle parole - centellinate, limate e cambiate mille volte - del testo siglato dai consiglieri Franco Morlino (PPI), Gianluca Meccariello, Bianca Andretta, Donato Nolè e Alessandra Sagarese (Insieme si cambia), Luigi Petrone, Giampiero Iudicello, Vincenzo Telesca, Lucia Sileo, Nicola Lovallo, Giampaolo Carretta, Carmen Celi e Gerardo Nardiello (Pd), Rocco Pergola (Socialisti Uniti), Sergio Potenza (PU), Donato Pace e Donatella Cutro (S&D), Fernando Picerno e Pietro Campagna (CD), Roberto Falotico, Vincenzo Lofrano, Felice Scarano (Potenza condivisa), Rocco Summa (Realtà Italia), Antonio Pesarini (misto).

Prendono atto della mancanza dei presupposti per un accordo politico, ma visto «il grave stato di disagio in cui versa la città», hanno chiesto al sindaco di fare un passo indietro sulle dimissioni. Lo sosterranno «con senso di responsabilità e rinnovato spirito di coesione, nell’azione di rilancio della città».

Tra le righe un giudizio positivo sull’operato del sindaco De Luca e la certificazione che il dissesto non è stata una scelta, ma una contingenza. Due passaggi che emergono appena in un testo tarato col bilancino. Ma sono questi i punti che hanno permesso di agganciare anche il gruppo di Falotico, restio ad aderire in una prima versione dell’intesa.
Ancora una limatura poche ore prima aveva toccato la versione zero della stesura: via il giudizio forte sul passato, così da permettere anche agli amministratori vicini all’ex sindaco Santarsiero e alla precedente legislatura di aderire.

A fare da mediatore tra i due fronti della dirigenza dem, Aurelio Pace. Per tutta la mattinata ha fatto spola tra la segreteria di Antonio Luongo e gli uomini del governatore Pittella, in una triangolazione che puntava dritto anche a De Luca. Il consigliere regionale dei Popolari per l’Italia incassa il risultato, per tornare subito all’impegno economico verso la città. È lui a guidare i rapporti con Roma, alla ricerca di fondi per il capoluogo in dissesto. Da domani, allora, tutti a lavoro, per affermare «il ruolo strategico della città capoluogo». Il Pd, nel frattempo, potrà organizzare il congresso cittadino e riequilibrare in quello spazio le forze interne.

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