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Calabria isolata, nel decreto Milleproroghe saltano
norme per Oliverio commissario e per la Campanella

Calabria

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COSENZA - Non c'è spazio né per il “Salva Oliverio” e né per il “Salva Campanella” nel decreto Milleproroghe approvato nella notte alla Camera. Mentre hanno ottenuto decreti ad hoc altri territori come Veneto, Lazio, Emilia e Abruzzo, regioni dove la politica probabilmente conta e sa farsi ascoltare, in Calabria arriva una conferma: siamo all'isolamento, alla inadeguatezza della rappresentanza in parlamento e servono a poco le (a questo punto presunte) rassicurazioni del premier Matteo Renzi, del ministro Lorenzin e della segreteria nazionale e regionale del Pd. Anzi sul partito calabrese siamo alla farsa, abbondano le note «di sostegno» ad Oliverio come è accaduto anche ieri, sono assenti le iniziative politiche. 

Nel servizio pubblicato sull'edizione cartacea del "Quotidiano" è stato ricostruito quelle che è accaduto nelle ultime ore nei palazzi romani. L'iter dei due emendamenti al Milleproroghe è stato accidentato. Per la fondazione Campanella, dopo un incontro tecnico al ministero della Salute, erano stati preparati due testi: uno portava la firma del ministro Lorenzin, l'altro del relatore, il capogruppo del Pd in commissione bilancio Manio Marchi. 

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In entrambi i casi si prevedeva lo stanziamento di un milione di euro per la Cigs. L'impegno era che se ci fossero stati problemi, agli atti dei lavori doveva risultare quello di Marchi per preservare il ministro della figuraccia davanti al parlamento. Se, invece, fosse arrivato il “via libera” tutto il merito doveva essere della Lorenzin. A bloccare tutto è stato in commissione istituzionale Ettore Rosato con l'obiezione che era irricevibile un provvedimento che non era una proroga di Cigs e non si poteva esporre la maggioranza alle invettive della Lega e del M5S che avevano iniziato a sollevare questioni. Più cauta, invece, Forza Italia: Paolo Sisto aveva fatto sapere di chiudere un occhio e se era necessario anche tutti e due. Ma alla fine il testo è stato accantonato. 

Sulla vicenda della nomina del commissario per il piano di rientro la situazione è ancora più complessa. Mario Oliverio è sempre convinto di avere le carte in regola per essere nominato commissario, ha inviato al governo anche un parere dell'Avvocatura distrettuale di Stato a supporto della sua convinzione (LEGGI L'APPELLO DI OLIVERIO AL MINISTRO). Ma le cose sono cambiate. Una manina “interessata?” ha cambiato il testo del Patto della Salute concordato nella Conferenza Stato-Regioni l'11 luglio 2014 con quello approvato con la legge di Stabilità il 29 dicembre. 

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