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Margiotta non fa sconti a nessuno
Il senatore, ancora autosospeso, rompe il silenzio

Basilicata

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POTENZA - Lascia poco al “non detto”. Margiotta preferisce la “clava” al fioretto nell’intervista al nostro giornale. Va diretto sulle questioni “calde” che investono per lo più il “suo” Pd. Il senatore torna a parlare di Luongo, Pittella, Speranza, Folino e Renzi naturalmente. Ne ha per tutti. Amici e avversari.

Senatore, ma lei è ancora autosospeso dal Pd?

«Sì, sono autosospeso. Dolorosamente autosospeso. Mi sono sospeso da tutti gli organi di cui facevo parte - ogni riunione dei quali rinnova il dolore: la direzione nazionale di ieri, ad esempio- , dal gruppo del Senato, dagli incarichi istituzionali. Certo che non solo a Berlino, ma anche a Roma, ci sia un Giudice, attendo le motivazioni della sentenza, che spero siano depositate nei termini di legge, per fare ricorso. Nel frattempo, anche se non partecipo alle riunioni di partito - peraltro in Basilicata molto rare.. .- se mi invitano a dare una mano, un consiglio, un’idea o un contributo, lo faccio volentieri. In particolare se me lo chiede la mia area politica, che ha in Renzi a Roma e in Pittella in Basilicata, i leader di riferimento».

Insomma non riesce a starne fuori...

«La passione per la politica travalica la sospensione dal partito; la politica buona soprattutto. Ho letto di recente, in un libro di Borgese, queste parole, su cui mi piacerebbe riflettessero molti protagonisti della vita politica, lucana e non: “Prima che tecnica, la politica é genio, ed é genio residente nelle più alte qualità dello spirito, e non nelle mediocri o basse, come sono l'astuzia e l'aridità di cuore. Fare politica significa avere rispetto degli uomini a seconda dell'individuale valore”. Proviamoci, almeno, no?

Intanto come giudica questa fase del Pd?

«Sul piano nazionale, molto buona. Ho avuto modo di scrivere a Renzi, dal quale ho ricevuto una mail personale emozionante e toccante, che mai come in questo periodo mi sentivo mio agio nel Pd, e nel sostegno al Governo. In politica economica, sui valori, nell'approccio partitico e comunicativo, mi pare che il Pd inizi ad essere un progetto compiuto. Veltroni parlava di vocazione maggioritaria, Renzi di partito della nazione: parole diverse per un medesimo concetto, quello di un partito che esca dall'angusto spazio di una sinistra antistorica e vetusta, e guardi, e parli, all'intera società italiana, sempre più complessa, ricca di sfumature, e di eterogeneità, che non può essere letta con le lenti di Fassina, giusto per fare un esempio. Si pensi che era il responsabile economico del partito con Bersani. Anche così si spiega perché, nel momento di declino della destra, eravamo al 25 per cento, mentre ora sfioriamo nei sondaggi il 40 e, alle elezioni europee, lo abbiamo persino superato».

E in Basilicata?

«Sul piano lucano, al netto del mio giudizio sulla segreteria regionale, mi pare che la situazione sia molto negativa: naturalmente, nessuno si senta escluso da questa valutazione, nemmeno io che sono sospeso, dunque "esterno", ma ognuno si faccia un esame serio di coscienza. Abbiamo perso le elezioni a Potenza, corriamo seri rischi a Matera, la vicenda amministrativa potentina sarebbe da film comico, o da film dell'orrore, a seconda dei punti di vista».

Perchè così critico?

«Non abbiamo costituito gli organi: la segreteria, la vicesegreteria, la presidenza, la direzione. E siamo a 8 mesi dal Congresso. Avevamo deliberato di svolgere i congressi provinciali, scomparsi dalla road map. Sento teorizzare che non si debbano più fare, come se la Basilicata potesse darsi regole proprie, avulse dallo Statuto nazionale. Non sono d'accordo, ma va bene pure questo, se così si decide. Purché si decida: mi chiedo però a quel punto come possano continuare a svolgere funzioni i segretari provinciali eletti anni fa! Insomma, un pò di coerenza e consequenzialità, non guasterebbe. Non parliamo poi del congresso cittadino di Potenza: ho sentito fissare almeno dieci date per svolgerlo, ma non ho ancora mai visto la lettera di convocazione. E, intendiamoci, non ne dò la responsabilità a Iudicello, ma a chi gli blocca la mano quando sta per scrivere la lettera di indizione del congresso

E si arriva alla vicenda attuali. Al Comune di Potenza cosa è accaduto realmente?

«Una farsa, o una tragedia, appunto. E il sindaco De Luca non ne ha responsabilità. Provo a immaginare le difficoltà di un bravo professionista potentino, peraltro mio collega, a capire le contorsioni del Pd. Stiamo ai fatti: il Pd chiede al sindaco di andare avanti e di comporre la Giunta secondo i propri desiderata. Lo fa, scegliendo nel consiglio a mio parere molto bene: giovani e donne di valore, e qualche persona esperta, sempre utile a dare una mano. Insorge il Pd, e, dopo avere detto che non avrebbe imposto veti, chiede che gli assessori siano tutti esterni. Un capriccio, un capriccio infantile dettato da ragioni poco nobili, fortemente contrastanti con il passo di Borgese: ho provato a chiedere a qualcuno di motivare politicamente perché si possa appoggiare una giunta di esterni e non una di interni. Nessuna risposta, perché non si può motivare l'immotivabile. La verità? La cosiddetta area di maggioranza non approvava la distribuzione numerica di assessorati tra le aree del Pd e si opponeva all'ingresso dei primi dei non eletti, considerati non organici. In più, aveva fatto troppe promesse a settori della cosiddetta società civile: quegli stessi che casualmente hanno cannoneggiato contro Pittella nei giorni scorsi, su stampa nazionale e locale. Risultato? Iudicello and company ora appoggiano una giunta di cui avevano detto tutto il male possibile all'atto di insediamento, pur di non dare il via ad una compagine con molte persone del Pd o vicine al Pd. Folino, esperto in massime, proverbi e brocardi dialettali, commenterebbe il tutto facendo riferimento al noto e colorito dispetto della moglie...».

Ma cosa sarebbe stato più utile?

«Molto semplice: consentire davvero al sindaco di comporre la giunta secondo le sue volontà. Possibile che in una situazione così deteriorata della politica cittadina ci si possa attardare in guerre di posizione? E al di fuori di ogni regola: i diktat di partito, sempre irragionevoli, hanno almeno un senso se sono deliberati da un organismo legittimato. Non già se sono frutto di autonome idee di protagonisti nella sostanza decaduti. O, peggio, di quelle dei loro danti causa. Proprio una Giunta autonomamente nominata dal sindaco, secondo le sue prerogative, tra interni ed esterni a suo piacimento, avrebbe consentito al Pd di avere le mani libere e di valutare azione per azione il proprio sostegno al governo cittadino. E non già la foglia di fico degli esperti esterni, sussurrati nell'orecchio, o magari scritti su pizzini, dai capi bastone del Pd. Così come, per affrontare un tema molto delicato, io reputo un grave errore un cambio di maggioranza al comune, che faccia trovare i perdenti dalla parte del vincitore e viceversa. E farei di tutto per evitarlo».

Ma in definitiva chi ha vinto e chi ha perso?

«Bah, non mi appassiona questa discussione. Ma sto al gioco: la Sagarese in un articolo di qualche giorno fa é stata la prima a prospettare la soluzione cui si é pervenuti; inoltre, i diktat del Pd, o meglio della maggioranza congressuale non sono passati. In tal senso si potrebbe dire che ha vinto l'area Renzi. Poi, per stare alla metafora calcistica del suo articolo di ieri, se parlassi di me, osservatore-giocatore, dovrei dire che se é stato un pareggio, considerate le forze in campo, é un pareggio dell'ultima in classifica della Bundesliga contro il Bayern di Monaco... fuori casa, per giunta. Scherzi a parte: ha drammaticamente perso il Pd, che ha dato la plastica idea dell'orchestrina che continua a suonare mentre il Titanic affonda».

De Luca in cosa ha sbagliato?

«Una sola cosa: doveva tirare dritto fino in fondo con la Giunta nominata, lasciando liberi gli spazi alla parte del Pd ostile, pronto ad accettare, da parte loro, qualsiasi nome, esterno o interno che fosse. Pochi mesi, o giorni, e le caselle sarebbero state riempite. E il film comico avrebbe avuto l'happy end».

Ma a chi giova questo continuo rinviare le questioni nel Pd?

«A nessuno. Né al partito, né alla Basilicata. E so che Luongo é d'accordo e finalmente si muoverà».

A proposito, Luongo, segretario regionale, si può ancora dire sia stata la scelta migliore?

«Ho molto stima di Antonio, della sua intelligenza e abilità politica. Lo apprezzo e gli voglio anche bene per tanti motivi, antichissimi, antichi, recenti. Gli do un consiglio: nel Pd lucano, mediare all'infinito determina immobilismo. Soprattutto in una situazione così confusa, nella quale non é ancora delimitata una maggioranza interna e, di conseguenza, una minoranza. Un partito si guida così. Si ispiri un pò di più a Renzi. Utilizzi l'autorevolezza che ha, e che gli riconosciamo anche noi che non lo abbiamo votato. Quando l'ha fatto, vedi vicenda Province, ha ottenuto risultati, e le persone di buon senso lo hanno aiutato. Esca dalla palude, costituisca gli organi, si alleggerisca di responsabilità. O, al contrario, accentri su di sè ogni cosa: ma allora doveva essere lui a gestire in prima persona la vicenda potentina...».

Braia sarebbe la scelta giunta per la nuova giunta regionale?

«Luca é stato un protagonista vero delle primarie vinte da Marcello; per un deliberato, a maggioranza del Pd lucano, e la successiva mediazione - imposizione di Epifani, non é stato candidato, come altri nella sua situazione, alle elezioni regionali, altrimenti oggi sarebbe consigliere regionale. Ha tutte le carte in regola, quindi, per entrare in Giunta, in un clima di concordia che Pittella e Luongo devono costruire».

Come giudica il governo regionale del suo “amico” Marcello Pittella in questi 14 mesi di consiliatura?

«Lo giudico molto bene; ha impresso velocità e ritmo all’azione di governo regionale sconosciuti da molti anni. Ha messo mano ad importantissime riforme della macchina, alcune delle quali già andate in porto, altre in via di definizione, penso ad Al e a Sviluppo Basilicata, presto destinate a svolgere finalmente al meglio la loro funzione. Ha un’ottima proiezione nazionale, che gli consente, grazie a rapporti personali ed istituzionali, di ottenere grandi risultati dal Governo. Ha grinta, onestá, capacitá amministrativa. E, tempo alcuni mesi, sarà in grado di mobilitare risorse pubbliche in grado di cambiare il volto, il verso dovrei dire, a questa fase di stanca e di stagnazione dell'economia lucana. Un esempio è la rimodulazione della card carburanti in social card e quel tanto discusso reddito minimo d’inserimento. Sono pronto a scommettere: il giudizio, già ad oggi molto positivo, migliorerà ancor di più e, al termine della consiliatura, il rendiconto finale sarà eccellente. Se poi alcuni uomini del Pd anziché considerarlo una sorta di usurpatore della loro "roba" verghiana, dessero davvero una mano, le cose andrebbero ancora meglio.

Si è passati dal duopolio De Filippo – Folino a quello Pittella – Speranza. Rimpiange il primo o meglio il secondo?

«Del primo non parlo, soprattutto per rispetto del collega autosospeso Folino - fortunato lui, per decisione autonoma. Scherzi a parte, il primo era naturale: due protagonisti della vita regionale, uno Presidente, l'altro dalla forte personalità politica, entrambi in Consiglio, anche fisicamente vicini. L'altro, sarebbe innaturale: il presidente dei deputati del Pd il duopolio dovrebbe averlo con Renzi, non già con il presidente della sua regione, col quale dovrebbe solo collaborare, come bene ha fatto nella vicenda dello sbloccaitalia. E non parlo delle macro regioni, ordinaria amministrazione abilmente fatta passare per grande operazione politica. Se potessi dare un consiglio a Roberto, gli direi di mantenere quel profilo, e di non immiserirsi nelle piccole questioni lucane, ed ancor meno potentine. Chi, da Roma, vuole occuparsi del segretario dell'ultimo circolo lucano, sbaglia sempre. A maggior ragione se ha un ruolo così importante e prestigioso. Si parva licet componere magnis, si chieda al mio amico Peppino Molinari se Emilio Colombo gli ha mai telefonato per un congresso di sezione, o se lui e Tonio Boccia sentivano lui prima di comporre una giunta comunale!».

Ma ce la fará il centrosinistra lucano a tornare a vincere come accadeva fino a poco tempo fa decidere sulle questioni con abbastanza semplicità?

«Ce la farà se e solo se si supera questa asfittica logica di muro contro muro, di confusione interna, e se tutti aiutano Pittella a dare il meglio di sé. E, parafrasando Hemingway, bisogna porre fine a questa prassi per cui a volte “una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno…” Ecco, io punto ancora sulla coppia Pittella - Luongo. E, da osservatore esterno, e qualche volta da giocatore, proverò a dar loro una mano».

Il miglior candidato possibile a Matera?

«Terreno minato: il candidato che riesce ad unificare il partito. Adduce, che stimo, e che ha un oggettivo diritto di prelazione conquistato sul campo, diventa il candidato migliore solo se ci sono le condizioni per unificare il Pd, ed andare oltre il Pd, aggregando pezzi della società civile oggi apparentemente ostili. Altrimenti, se la sua candidatura riguarda solo un pezzo del Pd, meglio le primarie. A Potenza si é perso anche per non averle fatte, e lo dico da protagonista di quella scelta, che si é rivelata infausta e sbagliata... Ecco, a Borgese avrei detto che buona politica é anche sapere riconoscere i propri errori...».

s.santoro@luedi.it

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