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Il presidente della Fondazione Zetema
e il volto di Matera nei prossimi anni

Basilicata

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MATERA - E’ attendista solo quando gli si chiede se sarà il candidato sindaco del listone del Comitato 2020 voluto da Angelo Tosto. Raffaello De Ruggieri, però, non nasconde il suo impegno, emerso in particolare nelle ultime settimane dopo la convention del Comitato che sceglierà il suo candidato con le primarie del 15 marzo. «Il mio impegno è nato dalla necessità di coagulare le migliori energie della città». Parla di nuovo dei 50 uomini d’acciaio (parafrasando Guido Dorso) che servono a Matera per traghettarla nella storia, dopo la vittoria del 17 ottobre e il riconoscimento di Capitale europea della Cultura. Il sindaco, per De Ruggieri, non sarà una figura solitaria, ma supportata da una squadra all’altezza della situazione. La critica all’amministrazione uscente non riguarda Salvatore Adduce, che ha portato la città al risultato, ma ai «Tecnocrati che vogliono insegnare tutto ai materani». La parola chiave è ancora una volta Matera 2019, ma l’attenzione di Raffaello De Ruggieri si sposta presto su temi sempre attuali e non ancora giunti a compimento: dagli strumenti di pianificazione della città, bracci operativi necessari per i prossimi anni, fino agli eventi culturali, all’Università, al Centro di Geodesia Spaziale, alla Scuola di Restauro. E’ un fiume in piena e all’aspetto anagrafico dedica solo una frase di sfuggita, tanto per tenere contenti coloro che pensano che la sua età, 80 anni, sia un impedimento nella corsa elettorale. A Joseph Grima e Paolo Verri non ha perdonato la supponenza con cui hanno liquidato la mancanza di rapporto con la comunità. E la protesta è stata così forte che un paio di settimane fa ha consegnato le sue dimissioni al Comitato scientifico Matera 2019 («Una sterzata che ho voluto dare perchè questo organismo non può pestare acqua nel dossier, ma verificarne la concretezza e progettare una strategia per il futuro»). «Si insegue la fumisteria del dossier - spiega - e non si governa la vittoria. C’è stata un’operazione evaporante di presenze e poi non si è avuta la consapevolezza del potere contrattuale che la città ha acquisito». Ecco il segreto: Matera può dettare le regole alla Regione, al Governo e all’Europa per ottenere ciò che finora ha solo potuto tentare di chiedere, sostiene De Ruggieri. «Non si riesce ancora a cucine il vestito del futuro di Matera. Chi ha redatto il dossier è chiuso in una camicia di Nesso che per me è solo un girotondo ludico che non apre prospettive di stabilizzazione, sviluppo e occupazione, anzi nei loro scritti si dice che Matera 2019 non deve tener conto delle infrastrutture, dei servizi, dell’occupazione. Il rapporto Svimez ci ha definiti arretrati perchè non abbiamo infrastrutture nè appetibilità per investimenti. La città ha bisogno di ritagliarsi un ruolo mentre la Basilicata si sta muovendo verso nuove geoformazioni, una spada di Damocle sempre più vicina, in cui non possiamo essere un’appendice. Dobbiamo diventare produttori di cultura: scuola di Restauro, Accademia, il caso mistificato e sempre ignorato del centro di Geodesia spaziale o il Consorzio di Bonifica che non può più essere esattore ma deve trasformarsi in un centro di applicazione delle nuove tecnologie. Oggi possiamo chiedere i finanziamenti necessari, bisogna creare la zona franca, aree attrezzate per la banda larga». Il Governo ci fa tirare la cinghia? «La legge di stabilità - ricorda De Ruggieri - nel maxi emendamento di Renzi, approvato a dicembre 2014 prevede che in considerazione di Expo 2015, una società viene sottratta ai vincoli di legge. Ecco cosa potrebbe accadere nel caso di revisione della macchina comunale di Matera che andrebbe rivista ed è ferma per i vincoli della Legge di stabilità. Ufficio Sassi, ufficio turismo, ufficio cultura? Non ci sono. Questi sono passaggi che bisogna fare oggi. Il Movimento 2020 che abbiamo costituito pensa a ciò che avverrà fra cinque anni, dopo il 2019». Prima di arrivarci, De Ruggieri ha molti colpi in canna da sparare. Ce n’è uno, in particolare, che non ha ancora potuto lanciare: la Scuola di restauro. «Sono sette anni che pestiamo acqua nel mortaio - spiega - e questo problema non si riesce a risolvere. La Scuola è uno strumento per ottenere il centro di Ricerca di alta applicazione tecnologica nella zona Paip al servizio di tutte le Soprintendenze del Mezzogiorno e del Mediterraneo». Immagina già i 100 studenti della scuola che affolleranno piazza Vittorio Veneto: «Matera 2019 è un piede di porco che alza la saracinesca e fa entrare sviluppo e occupazione. Siamo ancora in tempo? Sì, ma abbiamo perso cinque mesi senza incontri con il presidente del Consiglio, con i ministri che ci dovranno fare le strade, la banda larga». Le potenzialità perchè Matera guardi al suo futuro oltre i confini ci sono tutte. De Ruggieri fa due esempi: «Ieri è venuto a Matera il danzatore Roberto Bolle. Ha visitato il Musma insieme al responsabile di Hong Kong della casa d’aste Christie’s. A Bolle ho chiesto di venire a Matera a insegnare danza in una scuola per giovani. Ha detto: “Di corsa”. Vittorio Storaro, premio Oscar e ospite della città qualche tempo fa, mi disse: “Ho girato tutto il mondo ma solo qui ho avuto tumulti di creatività”. Per la città De Ruggieri immagina un sindaco : «Che dovrà avere l’autorevolezza di giocarsi il potere contrattuale di Matera e contare su una squadra che sia magnete istituzionale che attragga e aggreghi. Sarà un inter pares. Una responsabilità da far tremare i polsi».

a.ciervo@luedi.it

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