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Matera 2019
e la cura al femminile

Basilicata

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IN questi giorni, affacciandomi al balcone nei Sassi, avevo schiere di soldati romani che assediavano la mia casa: in perfetta formazione, usando perfino lo schema a ‘testuggine’, rispondevano all’attentato di Ben Hur. Questa immagine si confonde ora con le legioni messe in campo, i 50 legionari d’acciaio di Raffaello De Ruggieri contro i 100 legionari di platino di Cosimo Muscaridola: un nuovo duello si profila in città, alla conquista di Matera 2019. Non so quanto questo sia semplicemente un gioco giornalistico ( e mi scuso in anticipo con gli eventuali protagonisti), ma dietro a questo si nasconde altro.
In questa politica improntata al maschile (segno di un open future che non è ancora maturato fra le classi dirigenti del nostro territorio) si invocano ancora gli Uomini di Acciaio e Platino a supposta difesa di una comunità. Non è un caso che, a parte per ora i rumors su di un’eventuale discesa in campo di Carmen Lasorella, tutti i potenziali candidati (veri o supposti) siano maschi. Così come maschi siano tutti coloro che dichiarano di candidarsi o ricandidarsi (con schieramenti ancora aleatori) a consiglieri, senza peraltro confrontarsi con la comunità che dovrebbero rappresentare. Sono maschio e in quanto tale vi rappresento, quasi per imprimatur divino (al maschile).
Da questo parto per capire quanta strada ancora abbiamo da fare: fra me e me mi ripetevo che forse sarebbe bastato un anno in più del percorso lanciato da Matera 2019 sul senso di comunità, per scuoterci tutte e tutti da questi vecchi meccanismi. Fra un anno, il lavoro per nulla fumoso che pervade il primo e secondo dossier (il metodo e i contenuti seguito dalle visioni per il futuro), avrebbero fatto crescere i germogli di un’autocoscienza rinnovata. La comunità di Matera (e non solo, ricordiamoci la responsabilità che ci prendiamo di nuovo tutte e tutti rispetto al territorio e alle sempre più speranze che il Sud, l’Italia e l’Europa stanno riponendo su Matera 2019) sta sempre più prendendo coscienza della grande sfida che ci attende e, dalle boutique delle estetiste ai rioni, dalle botteghe artigianali alle maestre e professoresse della scuola, queste scosse stanno mettendosi in rete, stanno iniziando a parlarsi, riconoscersi, unirsi. Un processo delicato, forse ancora non pronto al mostro della macchina elettorale. Ma c’è, si sente, si vede.
Ed è qui che richiamo al senso di cura di sé, al femminile: al di là delle donne che hanno fortemente alimentato la costruzione della candidatura (silenti ma tenacemente e premurosamente testarde, da Potenza ai paesi, dalle soprintendenti alle rettrici, allo stesso team di Matera 2019), è il processo stesso che si è declinato al femminile.
Una cura ‘femminile’ che prima di occupare le stanze del ‘potere’, si preoccupa delle relazioni: che prima di parlare delle infrastrutture, guarda alle persone e alla creazione di una cultura che sappia poi costruire le infrastrutture stesse. La cura appunto di ‘madre’, che si occupa innanzitutto di tenere insieme la ‘famiglia’ prima di preoccuparsi di controllarla.
Una cura che va oltre anche la questione della ‘bellezza’: le donne oggi, con ancora molta fatica, stanno finalmente rompendo le categorie entro cui i maschi le hanno costrette, bellezza versus bruttezza, per affermare la dignità di un pensiero altro. Ed è in questo schema che rigetto anche il recente dibattito (vedi anche intervento di Tito Di Maggio) che dà per scontata la vittoria di Matera 2019 per la sua bellezza e storia (da nativo di Perugia, altra contendente, trovo ridicole queste gare di ‘bellezza’ fra le città del Bel Paese). Da buon vicino di casa di Raffaello De Ruggieri, sono sempre rimasto colpito dalle sue parole, quando fra i primi decise, appena sposato alla sua giovane moglie, di riandare a vivere nei Sassi. Scelta non facile allora, perché luogo abbandonato, rigettato, brutto. Quella ‘bellezza’ di oggi è nata da quelle contraddizioni ricomposte, da una cura del riconoscimento, fatto dallo stesso De Ruggieri e dal circolo La Scaletta (ricco, anche se non appariscenti, di presenze femminili): a quella bellezza spesso retorica va affiancata, come è stato oggi con la creazione dei 2 dossier, una capacità di rilancio giocata innanzitutto sulla comunità allargata, fatta di cittadini culturali e temporanei (i turisti), che prenda consapevolezza di un’identità non giocata sull’essere vetrina per altri (al maschile). Concludo con una preghiera: non roviniamo questo prezioso percorso di cura. Non strumentalizziamo al maschile questa occasione unica per noi per diventare modello reale di un altro modo di pensarci, collettivamente ed economicamente (l’economia come originalmente legge della casa al femminile). Tutte e tutti, includendo anche le istituzioni (sulle quali dobbiamo avviare una seria riflessione - altro che macroregioni - come veramente portatrici sane di senso di comunità, Università in primis) dobbiamo preoccuparci di noi, senza ferirci con queste battaglie fra uomini. Altrimenti ci faremo sommergere dalle dinamiche stanche delle ‘guerre’, che lasciano inevitabilmente lacrime, spesso al femminile, sui campi desolati. Matera/Basilicata/Italia/Europa 2019 merita altro.

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