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«Semplice non è»: il bilancio di Alessandro Galella
«Resteremo l’alternativa per Potenza»

Basilicata

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POTENZA - In questi mesi ha imparato che non è poi così semplice poter cambiare le cose, incidere. E che l’esperienza di amministratore è un insieme di sorprese (spesso brutte), cambiamenti, mediazioni. «Basta tenere fermo il punto di principio». Eletto consigliere comunale a Potenza con la sigla che «si è proposta come alternativa al sistema», Alessandro Galella ha deciso di fare un bilancio dei primi mesi di attività consiliare. Appuntamento per oggi, alle 19.00, nella sede di Fratelli d’Italia a piazza della Costituzione.

Un modo per ringraziare ancora i cinquecento-e-passa elettori?

«Sono convinto che sia importante, una volta eletti, informare sul lavoro fatto da amministratori, e spesso serve prendersi del tempo, per superare la comunicazione veloce da battute, spot e quotidianità sui social network».

Difficile raccontare l’esperienza amministrativa?

«È che il lavoro fatto (e da fare) va inquadrato in uno scenario spesso molto più complesso di quanto appaia. Ho davvero avvertito il bisogno di spiegare la situazione che con tanti altri colleghi abbiamo trovato, ma anche dove vorremmo guardare».

Il punto di partenza, che cosa ha trovato?

«Una città che spendeva più di quanto potesse permettersi, e che elargiva gratis a tutti: trasporto, sale e immobili pubblici. Una città così era destinata a fallire dal punto di vista amministrativo».

Dove guardare, invece?

«Lungo la strada già intrapresa del rigore e del risanamento, per cambiare quella rotta».

Convoca questo appuntamento a chiusura della lunga trattativa sulle larghe intese.

«Ho aspettato che passasse il momento, è giusto che ai miei elettori racconti anche di questa vicenda».

Ecco, nelle scorse settimane, sembrava che Fratelli d’Italia vivesse con un certo fastidio l’andamendo delle trattative.

«C’è stato molto caos. Ho assistito a una richiesta di governo di salute pubblica fatta dal sindaco De Luca a settembre: non era stata concordata con FdI. Poco dopo il Pd ha chiesto l’azzeramento della giunta. Da lì, un lungo tira e molla che si è concluso con il ripristino dello status quo, con l’esecutivo in carica».

Una perdita di tempo?

«Non è questione di tempo, ma di senso. Bastava che il centrosinistra dall’inizio appoggiasse il lavoro da fare con questo esecutivo. Nel frattempo, invece, la città ha visto uno spettacolo che non sempre ha potuto capire».

Sente che l’entusiasmo del post elezione è diminuito?

«L’andamento della vita amministrativa a Potenza è così complicato che un certo senso di spaesamento è quasi prevedibile. Anche per questo sento il bisogno di confrontarmi con i cittadini».

Dario De Luca è ancora il vostro sindaco?

«Dario De Luca è il nostro sindaco perché è il sindaco di tutti i potentini. E Fratelli d’Italia non ha mai voluto dire che fosse uomo di una sola sigla».

Avete chiesto, nel frattempo, una verifica politica.

«È soprattutto sui programmi che bisogna trovare convergenza, e non ho dubbi resti intatta l’intesa. Dal punto di vista politico, però, è assolutamente legittimo che il segretario di un partito chieda un confronto dopo vicende così complesse. Per Fratelli d’Italia il punto fermo è uno: siamo una forza alternativa al sistema che ha governato per anni la città».

Che cosa è cambiato dall’insediamento?

«La consapevolezza di quanto poco possa incidere un consigliere comunale sulle scelte dell’ente. Questo, però, non sminuisce l’impegno. So che posso dare un contributo importante alla ripartenza della città».

È fiducioso sul destino di Potenza? E sul clima a Palazzo di città?

«Chiusa questa fase di grande confusione, possiamo smettere di ragionare alla giornata e avere una prospettiva di lavoro un po’ più lunga».

La difficoltà economica della città in dissesto è sempre sullo sfondo.

«La sfida è questa, è chiaro, e sarà complicato riequilibrare il bilancio».

Che cosa non avrebbe mai immaginato?

«Imbattersi nella macchina amministrativa e capire che non sempre si può avere contezza dei tempi necessari, anche per le cose più semplici».

Dalla campagna elettorale come è cambiato il rapporto con la cittadinanza?

«Credo che la comunità presti molta attenzione all’operatività. Ero presidente di un’associazione culturale (I Portatori del Santo, ndr), dialogavo con un pezzo di città. Oggi, nel ruolo istituzionale, la comunità di riferimento è cambiata, è molto più ampia: osserva, chiede».

Che cosa le ha dato finora questa esperienza?

«Ho conosciuto una città che in parte non avevo mai affrontato, con storie di dolore, difficili, mille difficoltà. E tutto, anche questo, deve far parte dell’impegno».

s.lorusso@luedi.it

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