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Matera 2019 e il senso di comunità
Esseri inerti non lo siamo più

Basilicata

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SECONDO il pensiero Aristotelico c'è una parte dell'umanità capace di mettere in pratica le sue capacità mentali e una parte che non è capace, che quindi non sa fare scelte razionali. Se è così, dice Aristotele, è meglio che gli schiavi siano schiavi: “una persona incapace di governarsi autonomamente trae solo benefici dall'essere governata da qualcun altro”.
Aristotele arriva addirittura a definire lo schiavo uno “strumento inanimato” ed evidenzia come in concreto non si diventa schiavi per il fatto che non si è in grado di pensare: si diventa schiavi con le “guerre”.
La “guerra” di discredito messa in atto nei confronti di Matera 2019 in queste ultime settimane sui giornali, in TV e su Internet è incredibilmente interessante. C’è una parte del pensiero materano che sta combattendo una “guerra” politica fuor dal comune. Una “guerra” che è molto difficile da portare avanti, soprattutto considerando che chi lo sta facendo basa le proprie affermazioni sull’idea che una gran parte della comunità a cui si riferisce non abbia le capacità per fare scelte razionali.
La lenta e continua azione di mistificazione portata avanti da alcuni è chiaramente proiettata a creare quegli “strumenti inanimati” che servono ancora una volta per il proprio tornaconto personale.
Nel pensiero Aristotelico c’è però una lezione molto forte che nonostante i quasi 2500 anni non solo è molto attuale, ma è anche capace di riportarci all’essenza delle cose e dare un indirizzo al quotidiano.
Nei pensieri letti in giro ultimamente c’è una parola che viene utilizzata spesso, una parola che assume ruoli diversi e che muta a seconda di chi la utilizza.
È la parola “Politica”.
“Politica” è una di quelle parole che difficilmente potrà essere riportata al suo senso più originale e profondo.
La spiegazione è tutta nel fatto che forse non esiste un senso originale, ma un’idea mutevole a seconda dei contesti.
Aristotele però quell’idea ce l’aveva ben chiara.
La Politica aristotelica si basa sulla provenienza stessa di questa parola: Polis, ovvero città.
La vita in comunità, dice Aristotele, è un’esigenza degli uomini. È un’esigenza umana vivere in collettività, unirsi all’interno delle città che sono il veicolo per raggiungere la felicità grazie ad obbiettivi comuni. Un’idea strettamente connessa con la felicità umana, di cui crea le pre-condizioni materiali.
Aristotele aggiunge un elemento importante e, facendolo, anticipa molto della sociologia moderna. Egli afferma che la sovranità della massa sia sostenibile e giustificata dal fatto che i molti, anche se non eccellenti singolarmente, presi nella loro totalità, divengono come un uomo solo “con molte eccellenti doti di carattere e d’intelligenza”.
Questo è un’altro punto fondamentale. Per essere felici, dice Aristotele, l’unica via è lo stare insieme in una comunità e, allo stesso modo, lo stare insieme fa emergere grandi doti di carattere ed intelligenza.
Non voglio concentrarmi tanto sulle vicende di queste settimane, sulle diffamazioni o sullo screditamento del lavoro altrui da parte di chi, ben saldo alla propria poltrona, vorrebbe creare nuovi “strumenti inanimati” per continuare a fare il proprio gioco.
Vorrei concentrarmi piuttosto sull’idea semplice di Aristotele per cui una comunità può raggiungere la felicità se sta insieme. Se è spinta verso un obbiettivo comune. Se porta avanti azioni rivolte all’interesse collettivo, che è anche il proprio.
Questo è quello che è successo a Matera e a gran parte della Basilicata negli ultimi tempi.
“Esseri Inerti” che hanno smesso di essere tali, hanno visto insieme un sogno intriso di significati collettivi a cui hanno dato un senso, una forma, una visione, che hanno fatto emerge come unicum e che ha cambiato le cose per sempre.
Parlare di Matera 2019 oggi impone una scelta a priori. Bisogna decidere in che chiave parlarne, a chi raccontarlo e perché. Chi si ferma a banali riflessioni su ruoli individuali dimostra quanto poco abbia capito quello che è accaduto e, oltretutto, dimostra quanto poco abbia compreso le reali motivazioni che hanno spinto il popolo lucano a sostenere così fortemente quello che è successo.
Matera è diventata un esempio per il Sud prima che per l’Europa e lo è diventata non tanto per le sua bellezza o per la sua storia, ma per le bellissime storie della sua gente.
Matera e il mezzogiorno d’Italia oggi non sono più solo un luogo geografico, né un unicum definibile e ben identificabile. Esistono tanti Sud, ognuno dei quali preferibile a seconda degli interessi di chi ne parla. Ma c’è un Sud più importante di tutti gli altri, perché in esso convergono tutti i Sud elencati e soprattutto i loro destini.
È lo stesso Sud che altrove risponde all’omertà con la denuncia, al silenzio con la protesta, all’ignavia con la ribellione. È il Sud di quelli che non vogliono più essere considerati “esseri inerti”, di quelli che non vogliono più ritrovarsi a lottare contro i mulini a vento. È il Sud di un popolo cocciuto, sincero, povero e fiero che si sta finalmente andando a riprendere ciò che gli spetta.
Un Sud che ha capito che questa volta non ci sarà nessun messia e che bisogna riprendere in mano la propria vita e farsi sentire, urlando più forte delle ipocrisie di chi ancora millanta promesse con la retorica dell’impossibile o di chi getta fango su coloro che a discapito delle critiche e degli insulti, sono riusciti a trasformare il sogno di pochi nella realtà di tutti.

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