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Cinque pilastri strategici
“Se Matera si svegliasse”

Basilicata

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"SE Matera si Svegliasse" potrebbe scoprire e acquisire piena consapevolezza delle sue potenzialità di epicentro culturale e, possibilmente, di motore dell’economia della creatività dell’intero Mezzogiorno.
Nel frastuono degli schieramenti che si preparano ad entrare in campo per la competizione delle amministrative locali colpisce l’assordante silenzio della totale assenza di proposte programmatiche di investimento e di sviluppo della città e del suo territorio. Nel momento storico di grande transizione che stiamo vivendo a livello nazionale ed internazionale con ripercussioni importanti a livello locale dal punto di vista economico, sociale, culturale e politico, non si può più prescindere dal diventare artefici del proprio futuro. I recenti dati del rapporto Istat ‘Noi Italia 2014’ evidenziano lo stato di stallo di sotto-sviluppo nel quale ancora i nostri poveri territorio versano.
Occorre così subito sgombrare il campo e chiarire che il dossier Matera 2019 non è né un piano strategico, né un programma di sviluppo della città di Matera, ma semplicemente, sebbene meritevolmente, un programma culturale di eventi che pure integra delle idee sulle infrastrutture. Pertanto la nomina di ‘Matera 2019’ non va confusa con la necessità di definire un chiaro quadro politico di sviluppo del territorio materano che, pur facendo riferimento all’importante nomina a Capitale della Cultura Europea 2019, vada a definire il sistema di governo e la strategia di Matera.
La politica per Matera e per tutto il Mezzogiorno ha bisogno di evolvere (di ‘svegliarsi’) dalla cultura del consenso popolare costruita e mantenuta con logiche antiche, per diventare una cultura di costruzione del valore e dell’innovazione sociale. Quest’ultima si basa sulla definizione di patti sociali che hanno nei programmi e negli indicatori di valutazione le sue dimensioni portanti. La chiara definizione degli obiettivi e della loro oggettiva valutazione, accompagnati dalla dichiarazione dei valori etici che li ispirano, dovrebbero essere gli elementi fondanti di una campagna elettorale per la città di Matera. A ciò si deve accompagnare una riappropriazione da parte dei cittadini del loro ruolo di attori politici e di artefici del governo locale.
Affinché la conversazione politica possa avviarsi verso la giusta direzione ed assolvere alla sua vera funzione è necessario definire i pilastri programmatici su cui fondare il patto sociale che porti Matera verso uno sviluppo endogeno ed autosostenuto. Sono cinque, almeno, i temi fondamentali su cui si deve confrontare la visione strategica di rinnovamento della citta’.
Il primo pilastro è quello della definizione di un’ambiziosa agenda di sviluppo economico. Già nel passato ho indicato che il futuro del nostro territorio si gioca sulle 3A: Arte, Ambiente e Agricoltura. L’Arte sta per cultura, creatività e turismo – attraverso un piano strategico è possibile fare di Matera un’area economico-produttiva con una vocazione di sviluppo dell’economia dei servizi, anche con importanti ricadute anche per i settori manifatturieri locali. L’Ambiente si lega allo sviluppo sostenibile, all’energia e allo sviluppo rurale. Dalle murge alla collina materana, verso i calanchi e la costiera metapontina, il territorio della provincia di Matera si offre con una diversità ambientale meravigliosa. Questa va valorizzata, protetta e strategicamente impiegata come risorsa di sviluppo, che include l’intelligente creazione e supporto di professionalità e centri di eccellenza per la progettazione, monitoraggio e uso delle fonti energetiche alternative e dell’uso del territorio. L’Agricoltura, dal canto suo, rappresenta la storia economica del territorio di Matera ed oggi è possibile giocarsi la partita dell’eccellenza nei prodotti enogastronomici a fronte di una crescente domanda internazionale di prodotti italiani di alta qualità.
Matera ha bisogno di una nuova pianificazione territoriale ed urbana che guardi in modo deciso alla qualificazione architettonica, energetica ed abitativa oltre che ad uno sviluppo delle infrastrutture. E’ questo il secondo pilastro: pensare Matera come una Smart City (una città intelligente). Superando vecchie logiche cementificatrici occorre sostere una politica di investimenti che rilanci il settore delle costruzioni, ma in una logica di qualificazione urbana. Cio’ e’ possibile, da un lato, con un piano di investimenti pubblici diretti, e dall’altro con indirizzi di incentivazione degli investimenti privati. Tutto ciò con la finalità di valorizzare il patrimonio immobiliare esistente e creare una città che in continuità con i meravigliosi Sassi possa essere un contesto urbano dove è ‘bello vivere’. Questo deve includere interventi per le infrastutture digitali, di trasporto e delle aree verdi ed attrezzate, prevedendo anche la piena inclusione nel contesto urbano del borgo La Martella e del borgo Venusio, oggi solo propagini urbane, quartieri dormitorio, nonostante l’importante valore storico che li lega al nucleo antico della città di Matera.
Il terzo pilastro è quello di rendere Matera il centro culturale e creativo del Mezzogiorno nel Mediterraneo di Europa: una ‘Creative Valley’. In tal senso Matera ha uno straordinario potenziale. Può diventare un nodo in cui si addensano attività culturali, creative e di innovazione. Questo richiede investimenti nelle attività scientifiche, di internazionalizzazione, culturali e tecnologiche. Alcuni catalizzatori sono già presenti: l’Università, l’Agenzia Spaziale, MateraHub, Fondazione Zetema e Fondazione Sassi, Centro Carlo Levi solo per citarne alcuni. Occorre una strategia per gli incubatori culturali ed imprenditoriali, per la creazione di nuovi laboratori creativi, per la salvaguardia, riqualificazione e gestione dei contenitori culturali come, ad esempio, il Teatro Duni, Casa Cava ed gli spazi nei Sassi.
Il quarto pilastro è costituito dal rinnovamento del tessuto sociale e culturale. Partendo dalle scuole, passando dalle organizzazioni pubbliche sino a coinvolgere il sistema sociale, occorre riaffermare i valori etici della nostra cultura del ‘Vicinato’. La solidarieta’, la coesione sociale, la collaborazione, la fiducia, l’impegno e la passione nel lavoro, il bene comune, e soprattutto la voglia di un protagonismo costruttivo. In tal senso Matera ha bisogno di superare la dialettica tra provincialismo ed esterofilia. Occorre essere aperti alle professionalita’ ed idee esterne, ma saperle fare proprie attraverso una loro contestualizzazione che passa attraverso la valorizzazione dei talenti locali e quindi al momento opportuno superando gli ‘agenti esterni’ ed i loro ‘matra’ per il nostro sviluppo. Si ha bisogno di sviluppare il capitale intellettuale endogeno.
Il quinto pilastro, frutto di una sinergia con quelli precedenti, è una politica per il lavoro e l’inclusione sociale. Occorre un’attenzione ed un’allenza per il lavoro: un piano concertato che consenta di mettere ‘in moto’ i giovani laureati, di impegnare la forza lavoro in mobilita’, di sbloccare l’efficienza delle ‘macchine amministrative delle organizzazioni pubbliche’, di creare un contesto favorevole e burocraticamente semplificato per le attivita’ di impresa, e per la promozione della meritocrazia.
Matera si svegliera’ se sapra’ costruire la propria strategia urbana, definire un sistema di governo all’altezza delle sfide e rivendicare il suo ruolo di protagonismo regionale e meridionale. L’onere ed il privilegio e’ di tutti materani che possono trovare nella loro storia le lezioni antiche di un popolo che ha voglia di crescere.

*Universita’ della Basilicata Innovation Hub, University of Arts London

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