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Maggioranza affondata sull’Alsia
Salta l’approvazione della riforma dell’ente agricolo

Basilicata

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POTENZA - Rimangono solo in dieci dentro la sala del Consiglio regionale. Poco prima delle 21. E di nuovo tutti a casa e “partita” rinviata. E come ampiamente previsto non è stato eletto il nuovo Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Ma questo è il minimo. Visto che comunque non c’era accordo tra la maggioranza (e nel Pd soprattutto) e che non si sarebbe in ogni caso andati a votare per rinnovare il massimo organismo consiliare. Nonostante la scadenza annuale sia ampiamente trascorsa.
Ma a una “tegola” annunciata se ne è aggiunta una probabilmente più grave. La maggioranza in Consiglio regionale dopo una lunga e anche accesa discussione sul disegno di legge della giunta per la riforma dell’Alsia è scivolata sulla più classica delle bucce di banane. Facendo così esultare la minoranza che non sostenendo il voto in aula ha di fatto determinato lo scioglimento dei lavori consiliari prima dell’approvazione della legge.
Non uno spettacolo edificante soprattutto per quei lavoratori precari che per tutta la giornata hanno seguito i lavori in attesa della buona notizia della riforma che per loro potrebbe rappresentare una svolta in termini di occupazione e prospettive di una vita meno “precaria”.
Sta di fatto che ieri sera in aula la maggioranza è arrivata all’approvazione di una legge importante (su cui tutto il Pd e in primis il presidente della giunta Marcello Pittella hanno scommesso da tempo) con i numeri risicati. Giustificati i convalescenti Carmine Miranda Castelgrande del Pd e Francesco Pietrantuono del Psi (hanno presentato certificato medico) in aula sono mancati i voti di Nicola Benedetto (Cd) assente dal pomeriggio e di Vincenzo Robortella. E a poco è servito il voto “amico” di Giannino Romaniello (ex Sel) che pur non in maggioranza comunque sulla legge di riforma dell’Alsia aveva dichiarato il proprio voto positivo.
Ovviamente in aula c’è stata polemica. La maggioranza non ha gradito lo “sgambetto” della minoranza. I consiglieri regionali di FI, FdI, M5S infatti pur essendo in aula non hanno partecipato alla votazione.
Il presidente del Consiglio Piero Lacorazza è uscito dall’aula visibilmente contrariato.
Ovviamente è la politica. In fondo l’opposizione ha fatto l’opposizione. Nulla più. Poi si può discutere all’infinito sulle opportunità, sulla responsabilità e la correttezza istituzionale ma intanto in Consiglio le leggi le deve approvare la maggioranza. Se ha i numeri.
Per la precisione hanno partecipato all’ultima votazione - su un emendamento le cui modifiche erano state richieste da Michele Napoli - i consiglieri Cifarelli, Giuzio, Lacorazza, Pittella, Polese, Santarsiero e Spada (Pd), Bradascio (Pp), Galante (Ri) e Romaniello (Gm). Gli altri sono rimasti fermi.
Ovviamente non è stato un fulmine a ciel sereno. Il dispetto delle minoranze è arrivato alla fine di una giornata contraddistinta non da poche polemiche. Particolari scontri dialettici hanno visto protagonisti Gianni Rosa di Fratelli d’Italia e il governatore Marcello Pittella. I quali a un certo punto hanno fatto ricorso anche a Collodi: Pittella ha dato del “Grillo parlante” a Rosa che poi ha replicato dando del Pinocchio a Pittella. Ma dure critiche al disegno di legge sull’Alsia sono state mosse anche da Michele Napoli e da Gianni Leggieri del Movimento 5 Stelle.
E’ passata quindi in secondo piano la mancata elezione del nuovo Ufficio di presidenza. Ora la magioranza ci riproverà il 10 marzo con al primo punto dell’Ordine del giorno la riforma dell’Alsia e poi la votazione del presidente del Consiglio, dei due vice e dei due segretari. Ma a questo punto è lecito attendersi di tutto.

s.santoro@luedi.it

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