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L'INTERVENTO
Le fughe in avanti della giunta regionale lucana

Basilicata

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La giunta  regionale ha licenziato di recente un documento di economia e finanza regionale contenente, a suo dire, le linee strategiche di intervento della regione valide per il triennio 2015 - 2017, un arco di tempo, da cui ci si aspetta soluzioni economiche di breve periodo, ancora più urgenti alla luce della grave crisi che stiamo vivendo. Il documento riconosce cose che andiamo raccontando da tempo, ricorrendo peraltro a qualche ossimoro come quello del “trend di crescita tendenzialmente stagnante”.

Ci segnala come la crisi regionale sia strutturale ed abbia origini lontane, con un tasso di variazione del pil lucano nel periodo 2000 - 2007 inferiore di sei volte su otto a quello nazionale e 5 volte inferiore a quello meridionale, con una caduta verticale nel periodo 2008 - 2013 di 17,3 punti a fronte degli 8,7 punti nazionali, dando luogo complessivamente ad un ampliamento del divario che marchiamo col resto del Paese.Traccia un quadro realistico del disagio sociale, allorchè evidenzia come la popolazione lucana in condizione di severa deprivazione materiale sia cresciuta in maniera esplosiva soprattutto a partire dal 2011, quando supera la media del Sud, con un lucano su cinque che vive in uno stato di povertà e col 50 per cento della popolazione a rischio povertà, a fronte di dati nettamente inferiori a scala meridionale e nazionale.Evidenzia,peraltro, uno dei limiti macroeconomici che condizionano il sistema produttivo lucano, rintracciandolo nel crollo della spesa in conto capitale, che è quella che dovrebbe creare sviluppo (il condizionale è d’obbligo)passata dal 26 per cento del totale della spesa del 2000 al 15 per cento del 2012.

L’analisi resta inquietante, allorchè si parla di mercato del lavoro, di diminuzione del tasso di occupazione, e di contro di incremento di coloro che non studiano e non lavoro,pari a circa 50 mila unità, di crescita del lavoro irregolare che va oltre il 22 per cento della forza lavoro complessiva e così via.
È carente, tuttavia, nella valutazione della emigrazione che investe la migliore gioventù lucana, dell’invecchiamento della popolazione e dello spopolamento delle aree interne. Ripropone elenchi di opere infrastrutturali (vedi gli aeroporti) di dubbia utilità,riservando una attenzione particolare al governatore Pittella, quando inserisce tra le priorità viarie il collegamento fondovalle Noce-Lauria.Nulla dice sul ruolo e le responsabilità della politica e più in generale della classe dirigente lucana in questo sfascio economico e, cosa ancora più grave, nulla rivela su come uscire dalla crisi, tema prioritario ed ineludibile in una prospettiva di breve periodo.Esprime, in realtà, una situazione schizofrenica : da un lato, una analisi del declino della Basilicata, senza indicarne la vera natura e i condizionamenti che comporta.

E successivamente, come per incanto, avvalendosi persino di numeretti statistici, sciorina un futuribile della regione, pieno di buone intenzioni, compiendo grandi fughe in avanti,ipotizzate per non affrontare i problemi di oggi, domani. In passato, un lavoro del genere si sarebbe chiamato libro dei sogni, a me, che credo nei sogni, appare più aria fritta che altro.

Come si fa, con quali passaggi, con quale organizzazione si può realizzare una società competitiva ed aperta con una struttura produttiva tradizionale a basso valore aggiunto ed a bassa produttività del lavoro come la nostra? Come realizzare sviluppo sostenibile, compatibile e duraturo, se non si sciolgono i nodi del petrolio, e non solo del petrolio (le fonti rinnovabili non sono poi così innocenti sul piano paesaggistico)?

Come si affronta l’economia della conoscenza con i giovani più acculturati che scappano dalla Basilicata (per dirne una) e con una spesa per ricerca ed innovazione tra le più basse d’Italia? Più in generale come si fa a innescare un circolo virtuoso, quando storicamente si è prodotto solo circoli viziosi in tutti i campi di attività, quando si impongono regole del gioco alla società regionale che attivano demerito, sfiducia nelle istituzioni, grandi difficoltà all’intrapresa economica? Dov’è lo “zelo febbrile” rilevato da Tocqueville manifestato dagli americani per fare sviluppo? E potrei continuare, ma lo spazio è tiranno.

In realtà, la proposta della Giunta, non affronta il problema che pesa come un macigno su qualsiasi ipotesi di cambiamento e sviluppo regionale :la riforma dell’ente regione Basilicata, delle sue regole istituzionali e dei suoi apparati, ossia di quelli che la letteratura economica riconosce come i veri vincoli alla crescita di una società.La bassa produttività del lavoro risiede soprattutto nella Pa che gestisce in regime di monopolio le sue risorse e si muove per moltiplicare le sue rendite di posizione dominando i processi economici per il proprio tornaconto. Se non si taglia questo nodo gordiano, abbiamo voglia a fare voli pindarici. Ma, purtroppo, è difficile tagliarlo: la classe dirigente sul suo mantenimento ci campa e come.

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