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Enzo Santochirico: «Le primarie innanzitutto»
L’alternativa? «Una persona come De Ruggieri»

Basilicata

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MATERA - Il tempo stringe e il rischio potrebbe essere convergere su un candidato unico: Raffaello De Ruggieri.
Enzo Santochirico, ex consigliere regionale e presidente del consiglio, autore del libro “capodanno 2020” che circa un mese fa ha, di fatto aperto, la bagarre pre elettorale, parla ai suoi compagni partito, ai litigiosi, a quelli in crisi d’astinenza da poltrona, a chi un incarico vuole ancora averlo. Insomma alle diverse anime di un partito nel quale si riconosce, nel bene e nel male.
Il percorso a singhiozzo fra ricorso alle primarie, convergenza sul sindaco uscente Adduce o candidati dell’ultimo minuto, deve finire.
Lo dice chiaramente: «Al massimo entro 48 ore, non c’è più tempo».
L’ultimo segnale? Il suo post su Facebook di qualche giorno fa in cui invitava a chiamare timeout.
«Siamo in presenza di una occasione così straordinaria, che impone che anche la prova elettorale venga affrontata tenendo presente la sfida che abbiamo davanti, con la città al primo posto. Se la politica vuole essere all’altezza, guidando questo processo, deve adeguarsi».
E si torna al ricorso alle primarie.
«Perchè? Al di là di tanti difetti che mostrano in molte altre realtà, sono l’unico strumento perchè il confronto sia pubblico, decifrabile, interpretabile anche nei suoi aspetti negativi. Dossier a parte - precisa Santochirico - bisogna proporre e realizzare ancora altro. Per questa ragione, schieramenti e personalità che si metteranno in gioco, dovranno chiarire i propri intenti. Le primarie sono il modo per unire due aspetti: la competizione e l’unità, i pilastri che dovrebbero sorreggere questa competizione».
L’incertezza, però, regna sovrana: «La paura delle primarie non ha ragione d’essere. In altre regioni hanno scelto i loro candidati...è un metodo ampiamente praticato, ma qui c’è un certo timore a usarlo».
Ma il Pd, oggi, che fase sta vivendo? «Nel centrosinistra ci sono posizioni diverse, nel Pd ci sono opinioni diverse, per differenti valutazioni sui cinque anni di amministrazione, sui comportamenti che hanno creato contrapposizioni, legittime aspirazioni a voler essere di nuovo in pista. Questa differenze si possono comporre attraverso un confronto pubblico come le primarie, utile anche a creare unità. Senza primarie che sarebbero la via fisiologica e che io preferirei, ricorrendo ad accordi segreti, opachi o riservati, si provocano ulteriori divisioni. E’ una conseguenze ulteriormente negativa della mancanza delle primarie. E’ ancora più grave che a non farlo sia proprio il centrosinistra. Movimenti civici e autonomi si sottopongono a questa prova mentre dall’altra parte anzichè difendere il metodo, lo si respinge. C’è una paura che non riesco a capire». L’alternativa è il candidato unico che delinea molto chiaramente i tratti di Raffaello De Ruggieri del movimento Matera 2020? «E’ un ripiego, se il centrosinistra non vuole ricorrere alle primarie. Per evitare che le sue forze si disperdano e non si riconoscano, allora facciamo una scelta completamente diversa puntando su una personalità di valore indiscusso, autonomo e che abbia una riconosciuta dedizione alla città. De Ruggieri ha dedicato la sua vita a questa città, è stato protagonista di tante parti della città, ha un’età che lo esclude da interessi di carriera. Per ora è lui che risponde a questo identikit, ma se ce ne fossero altri..».
E le anime del Pd più litigiose, quelle ancora nell’impasse come reagirebbero? «In mancanza di una soluzione unitaria, si ripiegherebbe sulla soluzione che consentirebbe la decantazione delle divisioni e delle differenze, in nome del bene della città. Interessi di partito e della città dovrebbero concentrarsi sullo stesso obiettivo. Il rischio invece è che le energie lasciate ai margini, che non vengono considerate e coinvolte, possano trovare altri sbocchi».
Le ore frenetiche, le trattative senza sosta mettono al centro un elemento fondamentale: il tempo: «Abbiamo 48 ore per decidere. Se si tergiversa ancora, le primarie non saranno più possibili, nè necessarie. Allora, io dico si opti per la seconda soluzione quella del candidato unico. Il Pd in questo modo non sarebbe vincente come vorrebbe essere. In passato spesso è accaduto in precedenti competizioni elettorali; trovo che l’incertezza in questa fase sia meno accettabile perchè non siamo in un periodo ordinario. Il centrosinistra ha più volte fatto ricorso a personalità della società civile: penso al 1994 con Manfredi o al 2002 con Porcari. Oggi, però, essere così incerti fino all’ultimo in una stagione come quella che abbiamo davanti, ci carica di una responsabilità eccessiva, evidenziando una incomprensione del periodo che stiamo vivendo, affrontando con metodi desueti una stagione straordinaria che dovrebbe essere interpretata anche con la partecipazione politica. Corriamo il rischio di pagare un prezzo altissimo per non aver avuto il coraggio di confrontarci in modo aperto nella selezione di chi deve guidare la città in futuro».Il tema centrale della campagna elettorale sembra essere Matera 2019: è lo sguardo corto dell apolitica o l’argomento è organico alla scelta della futura classe politica? «Una delle motivazioni che ha spinto a ricandidare Adduce, è stata quella della vittoria alla quale ha portato la città. Io credo che non sia un male il fatto che si discuta; spero che la politica dica come vuole affrontare questa prova. Il dossier può essere arricchito senza essere stravolto e secondo me si dovrebbe puntare su aspetti strategici e permanenti. L’opportunità per questa città, legata da oggi alla cultura, passa da diverse strade. Dalle infrastrutture alla logistica fino all’urbanistica e agli investimenti. Da questo punto di vista spero che questa prospettive indichi il confronto fra le forze politiche, senza per questo dividere la città».

a.ciervo@luedi.it

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