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Il sabato sera di Cosimo

Basilicata

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Stretto tra il leaderismo autonomo, l’understatement di chi ha un compito da portare avanti e non ha tempo per distrarsi, e il rammarico per l’ostracismo di una parte del suo partito che si cela dietro il rispetto delle regole, il sindaco di Matera Salvatore Adduce ha fatto l’unica cosa che poteva fare: accelerare, decidere e andare avanti, sorretto dal suo gruppo storico e da quella opinione pubblica (che a questo punto si misurerà nell’urna) che ancora si chiede come sia possibile mettere in discussione il vincitore di un traguardo di portata storica.
Sarà sufficiente il podio a dimostrare che la città è con lui? Sarà, cioè, Adduce, il vincitore della sfida elettorale di maggio?
Ce la metteranno tutta per insidiare la sua marcia. Dalle premesse di questi giorni, la partita dentro e fuori il suo partito non è per nulla agevole. E non è vero che la vittoria del titolo di capitale europea sarà fuori dalla campagna elettorale.
Se guardiamo un attimo al significato simbolico dell’annunciata candidatura di Raffaello De Ruggieri, che cosa essa rappresenta se non un’insidia proprio su quel terreno? E cosa è Capodanno2020 di Santochirico?
Insomma se la tesi è che sotto il palco della vittoria ci sono le macerie di cinque anni di amministrazione, chi sfida Adduce dovrà lavorare sodo per dissimulare che gli sguardi (e le aspettative) sono tutte lì, racchiuse non nelle cronache intramoenia (chi si ricorda più del capo dei vigili arrestato?) ma in quella vasta rassegna stampa internazionale che ormai associa Matera alla Basilicata e al Sud. E’ molto improbabile che l’avvocato De Ruggieri possa appassionarsi a parlare della Bradanica. Che bisognerà pur fare. Ma sarebbe ipocrita disconoscere che chi contesta Adduce lo fa per mettere in discussione il suo leaderismo in vista del 2019. Il che è legittimo, e anche democratico. Altrettanto legittimo che il campione ci riprovi da sfidante vincitore.
Questo Pd ci ha abituati alle scelte dell’ultima ora. Quando, cioè, lo sfinimento spinge alla mediazione. Si poteva evitare il funerale dello strappo di sabato sera? E’ stato poi uno strappo? Difficile strappare ciò che è già rotto anche se ieri si sono affrettati ad aggiustare il tiro: è un voto di orientamento. Subito dopo la vittoria europea, sull’onda di un’inclusività civica senza colore politico, rivolsi ad Adduce questa domanda: ma ha senso ricandidarsi col Pd?
E contestai, anzi, l’iniziativa del segretario Muscaridola che aveva radunato il partito per festeggiare la vittoria. La vittoria di tutti non poteva essere rivendicata da un monogramma politico. E’ il mio partito, mi rispose Adduce. Quel partito che oggi Renzi fatica a tenere a bada. Da Nord a Sud. Mica è solo un problema di Luongo.
In questo sfilacciamento ha agito d’astuzia il segretario cittadino del Pd di Matera, Cosimo Muscaridola, vecchio amico del sindaco, apparentemente parvus ma insidioso persino nell’ onomatopeica suggerita dal cognome: in un sabato sera si è conquistato anche lui una fetta di protagonismo eretico. Non ha obbedito. Confida a chi gli è vicino che è talmente stanco e usurato (molti attaccano lui per attaccare Adduce) che potrebbe farsi da parte, eliminando uno dei molti punti all’ordine del giorno che i renziani materani hanno posto per convergere su Adduce. Muscaridola in realtà ha già consegnato le sue dimissioni nella mani di Luongo. La soddisfazione per la corsa in avanti, per ora, gli basta.

l.serino@luedi.it

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