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La sintesi che parte
da Raffaello De Ruggieri

Basilicata

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MATERA - C’è qualcosa di inquietante in questa vigilia elettorale a Matera. Una vigilia che sembra dilatarsi anche per le oscillanti notizie romane circa la data del voto e che alimenta il malessere per la insipienza con cui procede un confronto politico che è prigioniero di finzioni, tatticismi e sostanziali difese dell’impresentabile status quo. Ma non conta parlarne più ormai anche per non alimentare le risibili recitazioni guittesche che le nostre povere cronache ci consegnano. Si affaccia piuttosto ogni giorno di più una sorda impazienza verso tutto ciò che in qualche modo appare assumere la veste di progetto cioè di istanza che ha l'ambizione di durare oltre le chiacchiere del politicismo localistico. E tutto ciò mentre “l’intendenza” lavora, lontana dai luoghi dove il confronto e la verifica sarebbero non solo necessari ma utili. Eppure non sono mancati gli spunti per approfondire un tema che avrebbe potuto unire una città divisa e che sfida le inerzie del politicamente corretto che risponde agli interessi dell’“Azienda” che da qualche tempo opera “sulla” città. Senza contare le numerose divagazioni (ce n’è un'antologia) che hanno perlustrato il fondo storico, antropologico, simbolico e vellicato il narcisismo intellettuale di una città sublimata dai media e dai “travellers”. Basterebbe richiamarsi alla fitta pubblicistica che ha affollato i quotidiani per cogliere le mediocrità di quel che avviene nei recinti della politica in un contesto che è chiamato ad una coraggiosa proiezione verso il 2020.
La domanda, allo stato degli atti, è: come mettere a punto i fondamenti di un’idea di città che sappia capitalizzare il meglio della riflessione che l'ha finora interessata e che può rappresentare il punto di ripartenza per una “nuova” azione di governo del tempo futuro. Governare il tempo è molto di più infatti che occuparsi dell'ordinario. Lo sforzo cui è impegnato Raffaello De Ruggieri nel recupero di una coerenza intellettuale e progettuale che deve superare l'immanente insidia di una compiaciuta cristallizzazione, il vademecum di Santochirico con la rassegna dei “buchi neri” e delle suggestioni tuttora vivi nel corpo sfibrato della città, la quadrilogia di Gianni Schiuma con i pilastri di una strategia governata dalla conoscienza e dall’educazione etico - civile e il lavoro emendativo e integrativo prodotto da Gigi Acito e Lorenzo Rota: sono tutti passaggi che possono e devono entrare in uno sforzo di sintesi su cui è necessario misurarsi oggi e non domani. Partendo dalle elaborazioni di cui disponiamo e che non sono certo il talmud ma, più modestamente, la traccia perfettibilissima da correggere, riempire e reimmergere nella straordinaria storia di Matera. Una storia che non è nata ieri, ma che reclama non solo rispetto ma anche qualche valutazione meno approssimativa.
Qualcosa sarà necessario fare. Ne sto parlando con alcuni protagonisti del dibattito, chiamandoli ad uscire dalle piccole chiese per costruire un telaio robusto: che aiuti la città a ritrovarsi come già in passato è avvenuto e a superare le tristi vicende di quel politicantismo di contrada che rischia di portare Matera al suicidio assistito. Dio non voglia!

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