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Sindaci divisi tra il bene e il male delle estrazioni
Pittella con gli amministratori: nessun nuovo pozzo

Basilicata

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INUTILE negarlo, tra i sindaci lucani più o meno interessati dalle estrazioni c’è molta divisione, qualche incertezza e in un certo senso una generale confusione tra chi deliberò per chiedere alla Regione di impugnare l’articolo 38 e chi no. La dimostrazione sta anche un po’ negli sguardi, in quella “sana” invidia provata nel vedere il primo cittadino di Calvello, Mario Gallicchio, spiegare al presidente della Regione come sono riusciti a spendere tutto quello che hanno avuto in royalties, ovvero poco più di quattro milioni di euro nel 2013.
Dal racconto di Gallicchio Calvello è un’isola felice: disoccupazione in diminuzione, contributi nascite fino a 1500 euro, ristrutturazione prima casa, esenzioni studenti, wi fi, biblioteche. Insomma di tutto. E grazie al petrolio. Gallicchio lo specifica: «Per me il petrolio è un problema ma anche una risorsa turistica. Non si è mai visto un pozzo a 1200 metri tra i faggi. E’ un’opportunità turistica, tant’è che ci sono studenti che da maggio ad agosto esploreranno questi territorio in una sorta di percorso energetico».
Ecco, da una parte la totale esaltazione, dall’altra lo sconforto. Lo sa bene Romano Triunfo, sindaco di Abriola che da confinante si chiede come mai non riceve royalties. E chiede di «utilizzare anche qualche briciola del petrolio», spingendo verso una redistribuzione totale delle risorse petrolifere. In un certo senso Antonio Imperatrice, primo cittadino di Grumento Nova condivide, ma con riserve. «Qui a Calvello ci saranno anche i pozzi tra i faggi, ma da me è diverso. C’è un progetto di pozzo di reiniezione che preoccupa». E poi c’è il centro oli e la sua ipotesi di raddoppio. «Il fabbisogno energetico dell’Italia - continua Imperatrice - non può stare sulle spalle della valle» e inaugura il concetto di “gradualità estrattiva”: farlo poco, per molto tempo.
Petrolio o no Claudio Cantiani di Marsicovetere è categorico: «il pozzo vicino all’ospedale, nel mio comune, lo chiamo “pozzo di sopravvivenza” altrimenti per la nostra città sarebbe il default». L’idea è sempre sulla divisione delle risorse, magari «stabilendo un principio di prossimità per tutte le situazioni impattanti sul piano ambientale, sociale e psicologico».
Sarà ma chi si tira fuori dalla discussione sul petrolio è Andrea Bernardo, sindaco di Colobraro. La sua attenzione si concentra sui tagli effettuati sul fondo di coesione, e chiede il rinnovo dei piani sociali di zona «ormai superati». Sul petrolio? Attenderei, è la riforma del Titolo V che sarà rivoluzionaria nel bene o nel male». Ma c’è chi si rivolta. E’ uno solo ad aprire polemica e a raccogliere un po’ di maretta tra gli altri sindaci. Nicola Allegretti, sindaco di Brindisi di Montagna lo dice chiaro e tondo: «non vogliamo royalties dirette». I problemi stanno altrove, al pozzo Monte Grosso. «Su quel terreno - dice Allegretti - ci abitavano 5 persone, 4 sono morte per lo stesso tumore. E oggi, nonostante stiamo chiedendo da tempo di fare le indagini su quel pozzo, perché forse è stato gettato qualcosa lì dentro, l’Autorità di bacino lo declassa». Allegretti su quei terreni le indagini le annuncia e davanti Aldo Schiassi in persona dice anche che non affiderà tutto all’Arpab ma pagherà 40mila euro per darlo ad una ditta esterna. E poi c’è Gorgoglione che «non prende royalties dal 2003» e che per ora il parere sulla concessione «è negativo». Per diversi aspetti: «siamo invasi da ditte che arrivano da fuori, la manovalanza è spesso esterna, vediamo grandi aziende milanesi usare le piccole aziende lucane come grimaldello per entrare nei lavori della concessione». Ma il vero problema sta nel piano di monitoraggio ambientale lasciato a Total. «Una scelta illogica, che non guarda alla salute pubblica. L’intero progetto di monitoraggio è sbagliato».
Pittella recepisce e va a braccio. «Questo non è lo start per un referendum sì triv, no triv - dice - Non si discutono nuove estrazioni se non quelle recepite nell’accordo del 1998. Non di più. Lo dimostra quello che abbiamo fatto in un mese sui permessi di concessione: tutti bloccati. Non c’è più una richiesta pendente nei nostri uffici. Se qui a Calvello percepiamo un clima diverso su questi temi è perché gli anni passati hanno determinato una percezione positiva rispetto alle ricadute derivanti dal petrolio». Non nasconde il rischio di «una frattura sociale e politica» sulla questione dell’articolo 38. «Abbiamo corso il rischio che vicende strumentali legate esclusivamente alla politica potessero impattare con una corretta percezione delle questioni». Ritorna l’attacco a Presadiretta, ma anche indirettamente alla geologa Colella: «Non accetto che la nostra regione possa essere marchiata anche da certa tv come un territorio “macchiato” dal petrolio e senza sviluppo. E neanche vedere scienziati dire davanti le telecamere tutto e il contrario di tutto. Se ci sono valori alti me lo deve dire l’Università come istituzione, l’Ispra e l’istituto superiore della sanità».
Sulle «conquiste» legate a card benzina, reddito di cittadinanza e Ires si incentra tutto il discorso di Pittella che annuncia la volontà di rendere stabili gli incontri con i sindaci.
«In pochi anni dobbiamo giungere a una idea di sviluppo e di nuova articolazione della regione. Abbiamo diversificato l’utilizzo di risorse finora destinate a tutti patentati e da oggi dirottate verso le fasce sociali deboli. Proviamo a ragionare su progetti di sistema condivisi sul territorio. Siamo sulla strada giusta per una migliore spesa delle royalties. Lo faremo insieme, senza prevaricazioni della Regione. Con le risorse Ires puntiamo all’efficentamento energetico e sulla microgenerazione diffusa, anche sugli edifici pubblici e sugli ospedali. Lo studio epidemiologico che vogliamo sviluppare “mapperà” ogni cittadino della regione per la sicurezza di tutti.
Vogliamo entrare nel merito delle questioni, contiamo di destinare 20 milioni di euro perché la nostra Arpab possa essere pienamente operativa. Scienziati di livello internazionale saranno al servizio della Regione per monitorare questi processi. Se condividiamo e comunichiamo correttamente questo progetto ai nostri cittadini, avremo un ritorno di fiducia. Serve uno scatto di orgoglio per difendere e rilanciare la nostra regione, certi che nessuno la sta svendendo. Solo lavorando insieme correggeremo il tiro facendo tesoro degli errori».

v.panettieri@luedi.it

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