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Ma quali costi della politica?
Il dibattito: «Non scadere nel populismo»

Basilicata

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POTENZA - «Va bene, la questione era posta male dal punto di vista procedurale, ma nessuno ha ripreso il tema in quella occasione». Tempo dopo, invece, spiega il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Savino Giannizzari, si torna a parlare della riduzione dei costi della politica. Ma non sempre «con la prospettiva giusta».
Il dibattito è stato riacceso nei giorni scorsi dalla proposta depositata dai consiglieri Vigilante (Per la città), Galella (FdI) e Morlino (PpI) sulla riduzione del 50% di gettoni e indennità di consiglieri e assessori e sulla rimodulazione del calendario delle commissioni consiliari. Risparmio stimato, circa 360 mila euro.
Anche Savino Giannizzari aveva affrontato il tema della riorganizzazione delle commissioni, ma lo aveva fatto attraverso una interrogazione, proposta in consiglio alcuni giorni fa. Secondo regolamento, a una interrogazione deve rispondere l’esecutivo, che a sua volta però non può intervenire sui regolamenti degli organismi consiliari. Per questo Francesco Fanelli, vicepresidente del consiglio che dirigeva la seduta, ha dovuto rigettare l’interrogazione di Giannizzari.
«In ogni caso, nessun collega ha poi ripreso l’argomento. Io avevo solo provato a lanciare la discussione, proponendo di lavorare sull’organizzazione quotidiana. Una questione soprattutto di produttività: basterebbero una commissione di mattina, una nel pomeriggio. Anche per lavorare meglio».
Quello che dispiace, spiega Giannizzari, è non aver trovato condivisione. «Sarei stato disposto ad accogliere modifiche e suggerimenti, come del resto già accaduto su altri temi».
Ma un conto è ragionare sull’organizzazione delle commissioni, un conto è rilanciare la riduzione del gettone dei consiglieri come azione risolutiva per le casse comunali. «È populismo».
Ad aggiungere nuove sollecitazioni è Mario Guarente (Liberiamo la città). «Cominciamo a indicare l’obiettivo di tutto questo. Il risparmio? Allora vanno fatti bene i conti». E le valutazioni.
I consiglieri comunali di Potenza hanno il gettone più basso d’Italia, va detto. Decurtato già di un ulteriore 30 per cento dopo il superamento del patto di stabilità da parte del Comune. Al mese, un consigliere “guadagna” circa 537 euro lordi. «In commissione lavoriamo, ci confrontiamo, studiamo, senza lesinare tempo e impegno». Tagliando ancora, si potrebbe produrre un risparmio di circa 200 mila euro all’anno: «Risolutivi su un bilancio da 90 milioni?».
Il tema, allora, è quello del ruolo dell’amministratore: «Davvero, costa impegno. Per scelta, certo, ma è un ruolo che richiede dedizione e tempo». Anche a costo di rinunciare a stipendio e lavoro, come sono costretti a fare i consiglieri liberi professionisti.
Senza contare che c’è un tetto massimo di 32 commissioni oltre le quali i consiglieri comunque non percepiscono ulteriori emolumenti: «Ne facciamo almeno 54 al mese».
«Tanto vale, a questo punto, fare i populisti. Eliminiamo completamente gettoni e indennità, restituendo anche quanto già percepito», dice Guarente. «Oppure pensiamo a lavorare e ripieghiamoci sulle soluzioni da proporre alla città in dissesto».
«È facile - aggiunge Guarente - cavalcare l’onda del populismo, spingere su un argomento simile mentre in città cresce il disagio sociale. Un facile appiglio».
Con una precisazione finale: i consiglieri - conclude - hanno già rinunciato tutti ai fondi dei gruppi, quelli destinati a spese di segreteria, telefoni, collaboratori. «In modo spontaneo, perché è stato giusto. E senza fare proclami».

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