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«Uscire dall’ambiguità»
Paletti e richieste sul programma di De Luca

Basilicata

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POTENZA - Dalla prima relazione sulle linee programmatiche erano passati troppi mesi perché il dibattito potesse svolgersi senza precisazioni. Soprattutto, da quando il sindaco De Luca ha esposto il programma in aula, sono accadute tante cose, dissesto su tutte. E poi le proteste dei lavoratori, il taglio ai servizi, la trattativa per i fondi regionali, una nuova maggioranza politica.
Sono 24 i consiglieri comunali di Potenza - quasi tutti di centrosinistra, più i Popolari per l’Italia - che hanno garantito sostegno al primo cittadino. Non proprio il governo di larghe intese a cui si era appellato il primo cittadino, ma «un epilogo intermedio».
Irrituale il consiglio comunale di ieri. Avrebbe dovuto aver luogo al massimo un mese e mezzo dopo la relazione; si è tenuto in un contesto politico stravolto, emerso anche nei toni e nei contenuti del breve dibattito.
Il sindaco ha ricordato come dopo la dichiarazione di dissesto l’amministrazione abbia lavorato alla rimodulazione di alcuni contratti di servizio, a partire da trasporti e rifiuti. Con la consapevolezza che i tagli e i sacrifici servono, «ma serve anche pensare alla prospettiva».
Per questo arriva l’impegno sull’agenda urbana, il programma di progetti e interventi basati sugli investimenti comunitari. Si parte dalla rimodulazione di 26 milioni del fondo di Sviluppo e coesione destinati a centro storico, illuminazione pubblica, parchi.
Questi i punti alla base di un dibattito che si era annunciato lungo.
Ma quando un silenzio troppo prolungato è stata l’unica risposta all’appello del presidente del consiglio, Petrone ha chiuso la seduta: non sembrava ci fossero più consiglieri intenzionati a prendere la parola. Quasi tutto il centrosinistra non si era pronunciato ancora.
Solo Vincenzo Lofrano (Potenza Condivisa) e Fernando Picerno (Centro Democratico) avevano sottolineato la sforzo da fare nel rivendicare il ruolo del capoluogo. Dalla Regione si aspettano un sostegno per colmare il deficit economico stimato in circa 12 milioni di euro.
Entro il 29 aprile, infatti, il Comune dovrà depositare un bilancio di previsione in pareggio.
Proprio la questione economica è stata la scena su cui si sono espressi alcuni esponenti del centrodestra. Ci sono azioni da mettere in campo per rilanciare economia e qualità della vita, ha suggerito Mario Guarente (Liberiamo la Città). Vale per spazi e strutture da tutelare e rivalutare, come il ponte romano o il ponte Musmeci: perché non farne “simboli” attrattivi della città? «Ma basterebbe cominciare con proporre sgravi fiscali per quanti investono nel commercio, centralizzare incubatori d’impresa nel capoluogo, fare dell’univeristà un pezzo della città».
Proposte in molti casi “a costo zero”, a cui la sigla vincola il sostegno politico.
Il tempo a disposizione non è molto. Lo ripete anche Giuseppe Giuzio (Fratelli d’Italia) che ha posto l’attenzione su Bucaletto, il trasporto, la relazione con l’università. «Bisogna continuare lungo i percorsi virtuosi avviati».
Con una premessa importante: in una situazione così delicata - ha fatto notare Francesco Fanelli (FI), non è possibile che la delega al bilancio sia da mesi in mano al sindaco, già oberato di questioni amministrative, sotto forma di interim.
Tutti questi spunti vanno inseriti nella cornice politica. Il contorno dell’agibilità ancora non definitivo. Il documento dei 24 non ha certo chiuso la partita dell’equilibrio a Palazzo di Città.
Le sigle che hanno sostenuto il sindaco dal primo turno non hanno firmato il documento, restano in giunta, ma hanno assunto posizioni spesso critiche. Anche i gruppi dell’ex candidato sindaco Michele Cannizzaro hanno posto la questione spesso, chiedendo maggiore chiarezza: chi sta con chi? dove portiamo la città?
Ieri ne ha chiesto conto proprio Fanelli. Che valore ha quel documento di sostegno, se alcuni firmatari continuano a criticare le scelte dell’amministrazione De Luca? Chi è in maggioranza? Chi in giunta? «È importante uscire dall’ambiguità, facendo chiarezza». I problemi sono tanti «e nessuno ha la bacchetta magica», è vero. Ma per cercare una soluzione condivisa c’è bisogno che il coinvolgimento sia reale. «E il consiglio deve poter recitare il proprio ruolo, proporre, suggerire, non essere un mero esecutore delle strategie del governo».

s.lorusso@luedi.it

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