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Sanità, il sogno di Oliverio dell'Azienda unica
si infrange sul piano di rientro: è incostituzionale

Calabria

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CATANZARO - In regime di piano di rientro e commissariamento «alla Regione è preclusa l’adozione di nuovi provvedimenti di ostacolo alla piena attuazione del Piano». E una norma che interviene «in materia di organizzazione sanitaria durante la vigenza del Piano, interferirebbe con l’attuazione predisposta attraverso gli atti commissariali, e dunque con l’art. 120, secondo comma, Costituzione nel quale trova fondamento il potere sostitutivo esercitato dal Governo attraverso la nomina del Commissario ad acta». 

E’ quanto scritto dalla Corte Costituzionale (sentenza 28/2013) che ha cancellato una norma nel collegato alla Finanziaria del 2012, della Regione Campania, che prevedeva una diversa organizzazione delle aziende sanitarie (universitarie). Quindi l’idea annunciata nei giorni scorsi dal presidente della Regione Mario Oliverio sarebbe incostituzionale e farebbe la stessa fine della norma approvata il primo giorno di insediamento del consiglio sul ruolo unico. Una condizione che stride rispetto alla decisione della Giunta regionale di approvare, oggi, il progetto di legge dell'Azienda unica (LEGGI).

Quindi finché persiste il commissariamento ed è in vigore il piano di rientro il consiglio regionale non può approvare provvedimenti che ne contrastano l’attuazione. Nei giorni scorsi proprio il neo commissario della sanità Massimo Scura sollevò la questione. L'intenzione di costituire in Calabria un'azienda unica regionale era stata avanzata nel 2004 dall'assessore del tempo Gianfranco Luzzi, un progetto, però, che prevedeva una diversa organizzazione funzionale ad amministrativa del Dipartimento regionale e dell'azienda. In materia ci sono studi universitari che evidenziano criticità rispetto all'azienda unica, nel senso che per ottenere i benefici di una tale organizzazione occorrono tempi lungi, in media 15 anni ma gli effetti nel breve termine sarebbero devastanti. 

E su questo c’è un precedente: nel 2007 arrivò in consiglio regionale un emendamento firmato da Nicola Adamo e Leopoldo Chieffallo che annunciava una riforma epocale, liquidazione di Afor e Arssa e l’accorpamento delle 11 Asl in 5 Aziende provincali. Si annunciò una riforma epocale e si rivelò un autentico autogol. Oggi, forse i “Riformisti senza riforme” tornano sul luogo del delitto per continuare a creare confusione, perché oggi la Calabria e la sanità di tutto hanno bisogno tranne di “riforme manifesto”. Basta guardare cosa sono diventate dopo 8 anni Afor e Arssa con i problemi di questi enti che sono stati trasferiti a pié pari in Calabria Verde e Arsac. E doppiamente colpevole è il consiglio regionale che non ha mai istituito una commissione per valutare ex post le riforme che ha approvato. 

Perchè ai calabresi va detto che dopo 8 anni a Catanzaro l'integrazione funzionale, amministrativa e finanziaria dell'ex Asl con quella di Lamezia ancora non è stata completata; che a Reggio Calabria l'azienda di Locri non è ancora pienamente integrata con quella di Reggio Calabria; che a Vibo Valentia, per qualche anno la mattina un pulmino portava i dipendenti dell'azienda ospedaliera di Serra San Bruno a Vibo per gestire il nosocomio; che a Cosenza, quasi tutti i giorni a Paola, Castrovillari e Rossano c’è una processione di dirigenti che portano al direttore generale dell’Asp le carte da firmare. In una Regione di politici “riformisti senza riforme” spesso si fanno le leggi e poi ci si dimentica di applicare e non si verifica mai l'efficacia. 

Ora nel dibattito sulla eventualità di costituire un'azienda unica si inserisce anche la Cisl Medici con il segretario regionale Mario Marino e il territoriale di Crotone, Vibo e Reggio Nino Accorinti che su questo punto chiede ai vertici della Regione un confronto “chiaro e leale” con tutte le forze sociali e gli operatori della sanità. L’intervento arriva alla vigila di un’annunciata giunta che (finalmente) dovrebbe nomina i commissari, non è chiaro però se Oliverio intende investire su professionalità per metterli alla prova su obiettivi precisi, oppure ripiega su nuovi “precari” senza una missione precisa sulla governance delle aziende.   

La Cisl Medici ricorda che in alcune Aziende costituite dall’accorpamento delle Asl nel 2007 vige ancora una «confusione organizzativa endemica», mentre la «cosiddetta razionalizzazione delle risorse mette in dubbio il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza». Il sindacato si chiede «Chi saranno i manager della transizione? Saranno all’altezza del compito che sarà loro affidato?». 

Per Accorinti e Marino «non è sufficiente nominare dirigenti interni, alle aziende o alla regione, ma è necessario che gli stessi sappiano fondere trasparenza, legalità e validità della gestione con la capacità di seguire le regole e di farle rispettare, con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini». L’attuale fase, come non mai, richiede - per il sindacato scelte «trasparenti e coraggiose, non dettate da logiche di fidelizzazione politica o lobbistica o universitaria proprio per prevenire danni alla credibilità delle istituzioni regionali». 

«Sarebbe opportuno evitare la nomina di commissari interni alle aziende ed assicurare il principio dell’alternanza di tutta la dirigenza, soprattutto di vertice, per scongiurare interessi già precostituiti nello stesso ambito territoriale/aziendale. Dovremmo, infatti, fare tesoro della recente esperienza dei Direttore Generali facenti funzioni la cui nomina ha in verità prodotto un esiguo risparmio in quanto retribuiti da direttori titolari. Dall’Asp di Reggio Calabria a quella di Cosenza, dall’Azienda “Pugliese Ciaccio” alla “Mater Domini”, la gestione – sostiene la Cisl Medici - è stata caratterizzata da «condotte inadeguate a risolvere la complessità dei problemi esistenti, dalle tematiche organizzative a quelle contrattuali, adottando spesso atti di dubbia legittimità ed in contrasto con i principi del piano di rientro. Molteplici sono le delibere di cui si auspica la verifica degli organismi regionali rimasti finora inattivi: dall’attribuzione di incarichi, anche senza atti formali, al pagamento di altri Enti senza un impegno di spesa e senza alcuna verifica».

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