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Jobs Act: numeri e perplessità
La Uil presenta la sua ricetta per il lavoro

Basilicata

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POTENZA - Creazione di un’agenzia regionale del lavoro, miglioramento della transizione scuola lavoro, sviluppo dei tirocini, rimodulazione dell’apprendistato, reddito minimo di reinserimento, utilizzo del contratto di collocazione, innovazione del sistema imprenditoriale, sviluppo del welfare aziendale. Sono gli otto punti del “Manifesto del lavoro per la Basilicata” redatto dal Centro studi sociali del lavoro di Basilicata la Consulta degli ordini dei consulenti del lavoro della Basilicata presentato ieri a Potenza al Teatro Stabile. Dall’analisi dello stato di occupazione e disoccupazione in Basilicata, risultano questi essere gli strumenti necessari per affrontare il Jobs Act del governo Renzi. Un programma che in numeri si traduce in 76.000 domande di decontribuzione da parte delle imprese e 250.000 posti di lavoro in più nel 2015. Numeri che però non raccontano tutta la verità. Lo spiega bene Vincenzo Silvestri, vice presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro: «L’80 per cento di queste assunzioni – dice – sono trasformazioni di contratto di lavoro a termine in indeterminato. Ciò che spinge quindi le imprese a farne richiesta non è l’incentivo a nuove assunzioni ma la stabilizzazione, approfittando del fatto che il lavoro a tempo indeterminato in questo momento costa meno». Ma c’è di più. «Bisogna chiedersi quale sia la qualità di questa occupazione - afferma Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera dei deputati - Se delle 276.000 assunzioni a tempo indeterminato, l’80 per cento sono trasformazioni dei contratti a termine, ciò significa che i neo assunti aggiuntivi sono solo circa 54mila. E’ ovvio – aggiunge – che e’ meglio avere un contratto a tempo indeterminato rispetto a un impiego precario, ma bisogna anche chiedersi per quale motivo un imprenditore assume. Non ci sono sgravi fiscali che tengano, se l’azienda non ha bisogno di lavoro non assume. Il problema, dunque, è avere una produzione aggiuntiva». C’è poi l’aspetto più propriamente normativo : «Le 250 mila assunzioni si riferiscono al periodo precedente al 7 marzo, quindi prima dell’attuazione del contratto a tutele crescenti: si tratta dunque di assunzioni con le tutele dell’articolo 18, il che dimostra che agli imprenditori interessa un costo del lavoro più basso e non la diminuzione delle tutele in caso di licenziamento». E qui entra in gioco il sindacato. Guglielmo Loy, segretario nazionale Uil, spera che il Job Act funzioni. «Saremmo dei folli a dire il contrario». Ma ci sono perplessità: «E’ solo un’operazione metadone? Le risorse sono ben destinate a una politica attiva o rivolte a una differenziazione sociale che ci esploderà?». Carmine Vaccaro, ricorda a questo punto i dati della disoccupazione giovanile in Basilicata, in alcune zone pari al 75 per cento. E qui la ricetta, almeno a parole, viene dal presidente regionale Pittella, che afferma: «Dobbiamo mettere i giovani nella condizione di costruire occasioni e opportunità di impiego e autoimpiego, partendo dalla comprensione dei meccanismi che l’Europa mette a disposizione. Le risorse ci sono. Vanno utilizzate bene ed in modo consapevoli». E poi «l’intesa straordinaria sul reddito minimo di inserimento» e «l’utilizzo virtuoso del tre per cento delle royalties sul petrolio, pari per il 2013 a 75 milioni di euro, che riportiamo interamente in Basilicata, nonostante il tentativo di scippo istituzionale da parte di altre Regioni».

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