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Il Pd di Matera in stallo
fermo a un passo dall’intesa

Basilicata

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MATERA - Ci sono volute più di quattro ore per non decidere.
La direzione del Pd, convocata ieri alle 16,30, di fatto non è mai cominciata perchè vertici su vertici che si sono succeduti nel corso del pomeriggio hanno progressivamente modificato lo stato di fatto che, in un primo momento qualcuno pensava potesse condurre ad un risultato unitario.
Si è dovuto attendere le 21 per giungere ad una decisione condivisa: il rinvio.
In gioco, per i renziani, c’erano la segreteria cittadina (per cui Cosimo Muscaridola aveva consegnato un paio di settimane fa le sue dimissioni nelle mani del segretario regionale Antonio Luongo, ndr.), la presenza di sindaco e presidente della Regione nella Fondazione Matrera 2019 e la candidatura del sindaco uscente Salvatore Adduce.
Condizioni che ieri hanno subìto una accelerata, modificandosi in corso d’opera.
E’ stato il segretario regionale del Pd, Antonio Luongo a riunire attorno allo stesso tavolo l’onorevole Maria Antezza, Luca Braia e il pittelliano Maridemo Giammetta per discutere con loro i contenuti di un documento (che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere letto all’assemblea riunita dalle 17 di ieri nella sede di via Passarelli, ndr) presentato dall’area renziana riassumibile in tre nodi centrali: Immediato azzeramento dell’attuale gestione del Pd cittadino, con il superamento degli organismi contestati ab origine per ragioni che furono oggetto di un ricorso finora non delibato in sede nazionale e nomina immediata di una gestione straordinaria individuata super partes con modalità e finalità unitarie e riapertura di una nuova fase congressuale, con nuovo tesseramento 2015 da effettuare nel rigoroso rispetto dello statuto che si concluderà entro gennaio 2016 con la conseguente elezione dei nuovi organi.
E’ questo il passaggio che ha provocato lo stallo nella direzione, impedendo il proseguimento dei lavori.

I renziani, chiedono inoltre l’immediata divisione di ruoli fra Sindaco e Presidente della Fondazione, pur nel quadro di uno stretto coordinamento delle funzioni, al fine di favorire la valorizzazione di competenze e di esperienze in grado di arricchire il profilo dell’azione della comunità materana in vista degli obiettivi mirati al 2020.
Infine ampia qualificazione delle liste di sostegno alla piattaforma progettuale del Pd e apertura alle istanze ed alla disponibilità della società civile, quali vanno maturando in quell’area civica che non si riconosce nel centrodestra, in funzione di un’efficace ricomposizione fra comunità materana e istituzione locale.
In questo quadro rimane ancora valido e urgente - si legge ancora nel documento - il ricorso alle rrimarie aperte quale strumento in grado sia di conseguire l’unità del Pd e di recuperare la più larga parte della società civile e di perseguire una più chiara, convinta e partecipata legittimazione nella scelta del candidato Sindaco.
Su questo aspetto, proseguono i renziani nel loro documento «Aver indugiato nella scelta di sottoporre alle primarie la individuazione (o la conferma, per la quale non erano e non vi sono prgiudizi di sorta) del candidato sindaco purchè nel quadro di un ampio rinnovamento nella squadra di governo e nella composizione delle liste, è stato un grave errore politico che riteniamo sia tuttavia possibile ancora recuperare.
Aver utilizzato inoltre espedienti finalizzati all’accelerazione di scelte che avrebbero potuto maturare in un clima unitario ed in funzione di un progetto tuttora inesistente per la città del 2020 (ragione evidente della nostra debolezza culturale e politica) va considerato un ulteriore tassello sulla strada di una incomprensione che perdura e che consideriamo ingiustificabile e dolorosa».
La posizione dei renziani sembra si fosse concentrata, pur a denti stretti, sulla scelta in favore del sindaco uscente, ma i no decisi all’azzeramento e alla gestione straordinaria del partito cittadino hanno posto il freno insormontabile contro il quale Antonio Luongo nulla ha potuto fare se non decidere di rinviare la seduta, rimasta ormai senza più numero legale.
La linea di rinnovamento del Pd proposta dai renziani, dunque, ha finora avuto come unico vantaggio quello di averne fatto emergere ancora una volta l’impossibilità di trovare un percorso comune, un obiettivo verso il quale lavorare in sinergia.
Il pomeriggio, d’altronde, era andato avanti in modo confuso, fra arrivi eccellenti come quello del vice ministro agli Interni Filippo Bubbico e impazienza dei tesserati costretti ad attendere senza alcuna informazione certa, fino alla “chiamata” degli aventi diritto al voto per avviare la discussione poi (dopo quasi due ore,. ndr.)ripresa per il voto (mancato) del documento dei renziani.
Insomma, per ora un nulla di fatto, mentre il tempo passa e lo stallo è l’unico risultato portato a casa dopo un intero pomeriggio.

a.ciervo@luedi.it

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