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Definita la candidatura
Restano i lavori in corso

Basilicata

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C’ERANO pochi dubbi che Salvatore Adduce fosse il candidato del Partito Democratico alla carica di sindaco di Matera. Ma la Direzione cittadina di Matera doveva dare giovedì sera soprattutto un indirizzo politico, dimostrare una scelta di campo, un’intesa ampia che riportava il partito tutto a remare in un’unica direzione.
In realtà tutto questo non è successo, almeno non ancora e non tanto per i toni, duri ma non più di tanto, che ci sono stati ma perchè fondamentalmente lo strappo all’interno del Partito è una ferita aperta, difficile da rimarginare.
“Un deficit di fiducia” come lo ha definito Luca Braia chiarendo efficacemente il problema che oggi rende il Partito Democratico non più la “fuoriserie” che era sfrecciata in passato ma un’utilitaria da aggiustare, potenziare, “truccare”.
Il tempo nelle prossime settimane consentirà, con Adduce già in campo, di poter risolvere i problemi “meccanici” che ancora adesso il Pd mostra.
Ma in realtà il nodo rimane lo stesso, come questi problemi verranno risolti e quanto peseranno in prospettiva elettorale fermo restando che non potranno essere accantonati da un momento all’altro.
Il punto vero di quanto avvenuto giovedì sera sta nella disputa finale: “C’è una convergenza”, “No c’è una presa d’atto delle parole del segretario regionale”.
E’ qui che il Pd mostra ancora le sue difficoltà.
Certo un percorso è stato fatto perchè è indubbio evidenziare che far sedere una parte in Direzione è stato un risultato, ma un risultato parziale che non ha segnato neanche il punto decisivo perchè alla fine la forza di votare, di decidere, di convergere su Adduce anche solo con un’astensione non c’è stata.
Ci si è fermati “ad un metro dall’intesa” aveva ribadito Luongo, ma quel metro oggi e soprattutto domani potrebbe pesare non per solo per Adduce ma per il Pd.
Ed oggi ancora molti restano gli interrogativi, innanzitutto sulla possibilità di riprendere ancora quella parte che al tavolo non si è proprio seduta (da Viti a Giammetta) e poi sulla possibilità di accordarsi con chi si è seduto (Braia e Antezza) ma non ha nascosto affatto il proprio disappunto.
Resta il dubbio sulla capacità di coagulare il centrosinistra intorno al ruolo centrale di Matera, un impegno che Luongo era pronto a prendere ma oggi con un Pd diviso appare decisamente più complicato (quasi irrealistico) assumere. Le prossime settimane serviranno probabilmente per continuare a dialogare ma i margini di manovra sembrano oramai minimi e la corsa elettorale è pronta per partire. Anzi sta partendo.
Sta di fatto che questo è un handicap che alla lunga può pesare. Una falsa partenza, non di Adduce ma del Pd che lo ha scelto.
E che dopo tre Direzioni, tante riunioni e un confronto di tre ore ha portato a casa una “presa d’atto” che Adduce è candidato. Il problema che non si capisce ancora: “Ma di chi è candidato?”. “Di quale parte del Pd?” “E chi lo sosterrà fino fondo?”. Le risposte le darà il tempo. Le darà la lista del Pd con i suoi nomi. Le daranno probabilmente solo le urne. Certo però queste domande ancora lì vogliono pur dire qualcosa che non può essere ignorato.

p.quarto@luedi.it

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