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Un dualismo senza dibattito
Il Pd regionale sempre più schiacciato sul litigio

Basilicata

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POTENZA - Sarà perchè il Pd lucano dalla scorsa estate è entrato in una fase in cui le riunioni regionali sono diventate rarissime. Sarà perchè il clima è diventato iperlitigioso. O sarà semplicemente perchè il “turbine” Renzi ha così cambiato il modo di fare politica nel centrosinistra (non solo nel Pd) che molti del suo stesso partito ancora fanno fatica a stargli dietro. Ma sta di fatto che il Partito democratico lucano è diventato una sorta di campo di battaglia in cui gli acuti avvengono solo quando si tratta di scegliere i candidati o nominare qualcuno in qualche ente o in qualche istituzione.
In tutto questo il dibattito è monco. Si va avanti per mediazioni ristrette tra pochi (molte delle quali avvengono per telefono) e indiscrezioni rese ai giornalisti.
E in tutto questo il Pd lucano sembra vivere di uno sdoppiamento tra Roma e la Basilicata. A livello nazionale il dibattito è aperto e le dinamiche sono comunque veloci. A Potenza come a Matera invece, la situazione è cristallizzata sul dualismo tra chi è renziano e chi non lo è in un infinito (tra un pò sono due anni) braccio di ferro.
E tutto viene letto in ottica di chi riesce a dire l’ultima parola. Ma se questo è vero in Basilicata non lo è a Roma. Almeno da un punto di vista del confronto. Le “convention” di Area Riformista (minoranza dem) e i documenti di chi non condivide la linea politica e governativa (pur restando nel partito) di Matteo Renzi hanno scadenza settimanale.
In pratica a sinistra di Renzi c’è fermento. Si può dire lo stesso in Basilicata? No. Di quelli che non stanno con Renzi in Basilicata si sa che vogliono Luongo ricandidato a Matera e che marcano il presidente della Regione Marcello Pittella quando si tratta di parlare di Giunta o di altre scelte. Tranne poi registrare che mentre in Parlamento qualcuno ha il “coraggio” di votare contro in Consiglio regionale sono tutti alla fine allineati. E se la cosa viene motivata sempre con un “senso di responsabilità” dall’altro non si capisce quale sia la proposta alternativa.
Ora in tutto questo Piero Lacorazza avrà pure un brutto carattere (da questo punto di vista supera forse pure il “maestro” Vincenzo Folino) e riesce a far irritare spesso anche chi gli sta vicino ma intanto forse è l’unico che prova a lanciare di tanto in tanto un sasso nella palude. Poi avrà ragione o pure no. Questo è un altro discorso. Ma intanto ci prova.
A differenza di chi invece continua a far finta che tutto possa risolversi da solo. Ma intanto non si capisce quali siano le differenze programmatiche dell’una e dell’altra parte, tranne quando scoppia la polemica.
Il caso più emblematico è rappresentato dal tramonto del dalemismo anche in Basilicata. Che si sia estinto non c’è dubbio. Ma che accada senza che nessuno riesca a dire “qualcosa di sinistra” o almeno “qualcosa” è un pò triste.

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